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All’alba di lunedì 2 maggio, Osama Bin Laden è stato trovato assassinato dalle Forze speciali americane. Bin Laden, 54 anni, era fondatore e leader di al-Qaeda. è stato ucciso insieme a suo figlio Khalid, al corriere personale di fiducia Sheikh Abu Ahmed, al fratello del corriere e ad una donna non identificata.

Osama Bin Laden ha catturato l’attenzione del mondo l’11 settembre 2001, quando gli attacchi terroristici agli Stati Uniti uccisero più di 3mila persone, ferendone altre centinaia. Per oltre un decennio le forze statunitensi hanno dato la caccia a quest’uomo nelle grotte delle zone sperdute dell’Afghanistan. Alla fine il tanto temuto leader di al-Qaeda ha trovato la morte in un calmo quartiere della tranquilla località collinare di Abbottabad nel nord-est del Pakistan.

I residenti hanno detto alla Bbc che dovendo immaginare quale casa della zona avrebbe potuto essere oggetto di un attacco, avrebbero pensato proprio al sicuro compound (letteralmente: edificio recintato, ndt) privato, protetto da filo spinato i cui furtivi abitanti si vedevano e sentivano raramente. Le misure di sicurezza applicate al compound sono state definite “straordinarie” dai portavoce americani. Era grande circa 2.500 metri quadri e circondato da muri alti più di quattro metri, in modo che nessuno potesse vedere cosa succedeva al suo interno.

L’enorme edificio a tre piani al centro del compound era circondato da alti muri e protezioni e aveva pochissime finestre. Al secondo piano c’era un muro per la protezione della privacy alto più di due metri. I muri erano sovrastati da filo spinato e provvisti di telecamere. Non c’erano telefoni o connessioni internet in funzione nell’edificio. I suoi occupanti erano così attenti alla sicurezza che bruciavano la spazzatura anzichè lasciarla fuori per la raccolta.
Nessuno sembra sapere quando fu costruito questo compound, ma l’ipotesi condivisa è che abbia tra i 10 e i 12 anni. Secondo il New York Times, gli ufficiali americani pensavano che l’edificio fosse stato costruito nel 2005. Ci sono fonti che citano ufficiali dei servizi segreti americani che dicevano che la casa era stata costruita apposta per alloggiare un esponente di spicco del terrorismo.

Quando i lavori furono iniziati si pensava che l'edificio sarebbe stato abbastanza isolato. Ma mano a mano che sempre più persone si trasferivano nella zona, la sua privacy veniva compromessa. L’assenza di qualsiasi segno di attività domestiche, giochi di bambini o uscite per andare a fare la spesa suscitò la curiosità dei vicini.

Una nullità di mezz’ètà, un fallimento politico superato dalla storia – dai milioni di arabi in lotta per la libertà e la democrazia nel Medio Oriente – è morta ieri in Pakistan. E così il mondo ha perso la testa. (Robert Fisk, 3 maggio 2011)

Le persone che vivono nelle vicinanze dicono che raramente hanno visto più di due o tre persone attorno alla casa. Di tanto in tanto entravano e uscivano dal compound veicoli con vetri anti-proiettili. In queste occasioni i cancelli venivano aperti e chiusi immediatamente dopo il passaggio, non c’erano contatti con il vicinato, che non aveva idea di chi vivesse nel misterioso compound ma aveva la sensazione che si trattasse di un posto pericoloso, meglio da evitare.

Sembra che agenti dei servizi segreti americani siano stati sulle orme di uno dei corrieri di Bin Laden, un protetto del prigioniero comandante di al-Qaeda Khalid Sheikh Mohammed. Si presume che lo pseudonimo del corriere sia stato svelato agli americani durante gli interrogatori dei prigionieri di Guantanamo. è stato uno dei pochi corrieri di cui Bin Laden si fidava completamente che ha aiutato il leader di al-Qaeda a mantenere i contatti con il resto del mondo. Questo probabilmente li ha portati all’ultimo nascondiglio di Bin Laden.

Ma l’ex ufficiale in campo della Cia Bob Baer ha dichiarato alla Bbc di essere scettico sulle affermazioni secondo le quali Bin Laden sarebbe stato rintracciato attraverso un corriere. “I servizi segreti come la Cia e i militari statunitensi semplicemente metteranno in giro informazioni false per proteggere le vere fonti, che non potrebbero essere altro che intercettazioni dello stesso governo pakistano”, queste le sue parole. Gli sforzi straordinari di Washington per tenere Zardari e il suo governo alla larga da questa azione suggeriscono che Baer possa aver ragione.

“Un raid chirurgico”

L’ordine di missione alla fine è stato dato dal presidente Obama venerdì scorso, dopo aver tenuto cinque riunioni del Consiglio nazionale di sicurezza tra marzo e aprile. L’attacco è stato sferrato in piena notte, con elicotteri staunitensi che, volando bassi per evitare di essere rilevati dai radar pakistani, hanno fatto irruzione nel super-presidiato compound. Il primo segno dell’attacco è stata una massiccia esplosione: un’enorme fiammata è schizzata verso il cielo dalla casa e poco dopo tutto sembrava essere finito. La rapidità dell’attacco e il suo esito mortale suscita più di qualche domanda.

L’operazione, cominciata alle 22:30 circa (17:30 ora inglese) e durata solamente 45 minuti circa, è stata condotta da una squadra speciale composta tra i 20 e i 25 Navy Seal americani (forze speciali, Ndt). Due o tre elicotteri sono stati visti volare basso sull’area, provocando il panico tra gli abitanti della zona. Gli elicotteri, arrivati dai cieli afghani, sono atterrati al di fuori del compound e i commando ne sono saltati fuori.

Poco dopo i residenti hanno detto di aver sentito spari e rumori di armi da fuoco pesanti. Ad un certo punto delle operazioni un elicottero è precipitato al suolo, o per problemi tecnici o a causa di un colpo di arma da fuoco. Ma sembra che nessuno dei membri del commando americano sia stato ferito. Ciò suggerisce che chi attaccava aveva il vantaggio dell’effetto sorpresa e chi è stato attaccato è stato preso completamente in contropiede, probabilmente seduto sugli allori di un ingannevole senso di sicurezza per le misure di difesa apparentemente invulnerabili.

Ma non c’è forse un’altra, più importante ragione per questa debole azione di resistenza? Questa guardia mantenuta ai minimi non è forse il risultato della fiducia che sentivano nella protezione da parte dell’esercito e dell’Isi (servizi segreti pakistani, Ndt)? Questi ultimi anno nascosto e protetto Bin Laden per anni, come una madre iper-protettiva che gelosamente protegge il suo piccolo viziato. Se ci fosse stato il benchè minimo segnale di pericolo da qualsiasi parte, avrebbero immediatamente avvisato il loro alleato prediletto saudita e messo in campo azioni per trasferirlo.

La ragione per cui gli americani non riuscivano a trovare Bin Laden è stata la resistenza da parte dell’Isi, il braccio dell’apparato militare pakistano addetto alle operazioni di intelligence, che rivendicava la direzione dell’operazione. In realtà voleva nascondere il fatto che stava proteggendo i dirigenti di al-Qaeda e i talebani. Alla fine gli americani si sono stancati di questo gioco, “Non dico che siano ai vertici, ma credo che da qualche parte in questo governo ci siano persone che sanno dove sia Osama Bin Laden e al-Qaeda”, ha detto il segretario di Stato americano Hillary Clinton a maggio del 2010.

Andrew Card, ex capo dello staff del presidente Bush, ha dichiarato alla Bbc News: “I servizi segreti si sono presi gioco di noi in più occasioni. Abbiamo pensato di essere vicini a catturarlo. Un paio di volte abbiamo pensato di stare finalmente per riuscirci, ma alla fine non ce l’abbiamo fatta”. Anche dopo che era stata identificata e localizzata una figura storica di al-Qaeda, spesso ci sono volute settimane per ottenere dal governo pakistano l’autorizzazione per un attacco aereo. è proprio questa la ragione per la quale gli Usa hanno tenuto segreta ai pakistani la missione e spiega anche perchè il successo è stato così schiacciante, senza un solo soldato americano ucciso.

Ufficiali americani hanno descritto l’operazione come un “raid chirurgico”. Hanno detto che sono stati uccisi tre maschi adulti, compreso il figlio di Bin Laden. Ma hanno aggiunto che è stata uccisa anche una donna, usata probabilmente come scudo. è quello che abitualmente viene riportato come “effetto collaterale”, come quando pochi giorni prima, la Nato aveva bombardato e ucciso truppe libiche ribelli a Misurata.

“Vivo o morto”?

Il 18 settembre 2001, George W. Bush, che ha chiaramente visto troppi film western con John Wayne, fece la famosa dichiarazione in cui disse che il braccio lungo degli Usa avrebbe preso Bin Laden “vivo o morto”. Quell’affermazione si è dimostrata corretta al 50%. è molto chiaro che gli uomini mandati a “prendere” la loro preda non avevano alcune intenzione di catturarla viva.

Quando le forze statunitensi riuscirono finalmente a catturare Saddam Hussein, non hanno esitato ad esporlo come una bestia in gabbia, sottoponendolo ad ogni possibile umiliazione, persino l’analisi dell’arcata dentale davanti alle telecamere. Lo hanno processato, nonostante si sapesse già quale sarebbe stata la sentenza. Ciò faceva parte di una eccezionale operazione di propaganda. Perchè allora non hanno fatto altrettanto con Bin Laden?

John Brennan ha riferito ai reporter che la squadra del commando era “capace e preparata” a prendere Bin Laden vivo “se questo non avesse opposto alcune minaccia”. Si suppone che il leader di al-Qaeda si sia rifiutato di arrendersi e che quindi sia stato ucciso in uno scontro a fuoco in cui è stato colpito due volte alla testa.

Il leader di al-Qaeda aveva chiaramente la pelle più dura di Saddam Hussein ed è molto probabile che si sia rifiutato di arrendersi e abbia lottato fino alla fine. Cosa avrebbe guadagnato arrendendosi allo stesso destino di Saddam Hussein? Ma se è stato sorpreso nel sonno in piena notte, come era possibile una resistenza armata? In ogni caso, è chiaro che gli assalitori non gli hanno dato alcuna possibilità di resa.

Bin Laden è stato colpito sopra l’occhio sinistro, facendo saltare parte del cranio, ed è stato colpito anche al petto. Il suo corpo è stato quindi trasferito in elicottero in Afghanistan prima di essere sepolto in mare “con un rito religioso secondo la tradizione islamica”. Ufficiali Usa hanno detto che questo avrebbe evitato che la sua tomba diventasse un santuario. Ma la fretta ingiustificata con cui si sono sbarazzati del corpo suggerisce che il motivo sia un altro.

In modo macabro, sembra che l’intera operazione sia stata seguita in tempo reale alla Casa Bianca da Obama e dalla sua squadra di sicurezza nazionale in ciò che Brennan ha definito come “probabilmente uno dei momenti più angoscianti” nella vita di chi guardava. Quando i colpi mortali sono stati sparati Obama ha detto: “Lo abbiamo beccato”. Questo è il linguaggio infantile e neanche molto colto, come di un bambino che sta giocando ad un videogame.

“Quando alla fine siamo stati informati che le persone sono state in grado di entrare nel compound e trovare un individuo che si supponeva essere Bin Laden, c’è stato un grosso sospiro di sollievo” ha detto. C’è una buona ragione per la quale la morte di un uomo dovrebbe provocare questa reazione.

Il problema è semplice: Bin Laden sapeva troppo. Se fosse stato processato, avrebbe senza dubbio svelato il ruolo della Cia nel sostenere al-Qaeda e i talebani. è un segreto di Pulcinella il fatto che la Cia ha giocato un ruolo attivo nell’armare e nell’addestrare i fondamentalisti, compreso Bin Laden. Doveva essere messo a tacere, ed l'hanno fatto.

Il coinvolgimento dell’Isi


L’attacco ha sfatato una volta per tutte il mito della “sovranità nazionale”. è stato condotto senza che il governo pakistano ne fosse a conoscenza o avesse dato l’autorizzazione a procedere. Sia i pakistani che gli Usa hanno detto che il Pakistan non è stato avvisato del raid in anticipo. John Brennan, consigliere per l’anti-terrorismo del presidente Obama, ha detto che “ciò è stato pensato per minimizzare le possibilità di pestarsi i piedi con le forze pakistane”.

In realtà, hanno lasciato i pakistani all’oscuro perchè sapevano che l’informazione sarebbe passata immediatamente a Bin Laden attraverso l’Isi. Dopo l’attacco degli americani sono arrivate sulla scena truppe pakistane che hanno circondato la zona per impedire l’accesso al compound ed evitare che potesse essere sollevato alcun dubbio.

La prima domanda è: com’era possibile per l’uomo più ricercato del mondo vivere in un compound fortificato ai margini di una cittadina in cui vivono ufficiali dell’esercito in pensione e uomini d’affari, a fianco di un’accademia militare? Il compound si trova infatti a poche centinaia di metri dall’Accademia militare pakistana, un centro di addestramento d’elite, l’equivalente pakistano del Sandhurst britannico o del West Point statunitense. Il capo dell’esercito pakistano visita regolarmente l’accademia dove prende parte alle cerimonie di laurea.

Inoltre, il compound si trova all’interno del quartiere militare di Abbottabad che è sottoposto a rigidi controlli da parte dell’esercito e dei servizi segreti. Chiunque voglia costruire o abitare in quest’area dovrebbe superare una serie di controlli da parte di queste istituzioni. Tutta la zona ha una costante e cospicua presenza militare e posti di blocco. è impensabile che Bin Laden e i suoi sostenitori armati potessero occupare una residenza in un posto così senza che i vertici dell’esercito e i servizi segreti pakistani lo sapessero e acconsentissero.

Per decenni l’esercito e lo stato pakistano hanno portato avanti intrighi in Afghanistan con l’intenzione di portarlo il paese sotto il loro controllo, in linea con la cosiddetta teoria della “difesa capillare”. Considerano l’India come il principale nemico e si stanno preparando alla prossima guerra con il potente stato confinante, che ha una popolazione più numerosa, una base industriale più forte e un territorio più esteso. L’idea è di legare l’Afghanistan al Pakistan, in modo che in caso di guerra con l’India possa rappresentare un retroterra per il Pakistan. Questa idea è diventata un’ossessione per i vertici dell’esercito pakistano e soprattutto per l’Isi.

Ma in ballo ci sono interessi ben più sostanziali della strategia militare o del Corano.L’Isi è strettamente legato alla mafia che controlla i traffici di droga afghani e pakistani e gestisce grosse somme di denaro sporco. Questi elementi loschi sono a loro volta legati ai talebani e ai gruppi terroristici a loro associati.

Ora, se non già in precedenza, è perfettamente chiaro che l’esercito pakistano era coinvolto ai suoi più alti livelli, e particolarmente il famoso Isi, che per anni ha portato avanti le sue attività in Afghanistan e si comporta come uno Stato nello Stato. Tramite una corruzione pervasiva e corrosiva e la generosa elargizione del denaro proveniente dai traffici di droga, i tentacoli dell’Isi si sono estesi ovunque nello Stato e nel governo.

La scoperta che Bin Laden vivesse in un enorme compound costruito apposta per lui e fortificato ad Abbottabad vicino all’Accademia militare pakistana, probabilmente già dal 2005, ha confermato i sospetti americani che l’Isi foraggiasse Bin Laden. L’assordante silenzio dai servizi di sicurezza pakistani è la prova più schiacciante di ciò e avrà pesanti implicazioni per i futuri rapporti tra Usa e Pakistan.

Tuttavia nonostante tutto, sono legati come gemelli siamesi: la convivenza non è molto agevole ma non ci sono alternative a doverla sopportare. è per questo che, nonostante le grida allo scandalo negli Usa sul ruolo del Pakistan, entrambe le parti sono state molto caute su quello che da dire l’una sul conto dell’altra. Gli americani hanno bisogno dei pakistani per combattere la guerra in Afghanistan. E Zardari ha bisogno di Washington per mantenere l’economia (e il governo) a galla.

Gli effetti in Pakistan


Ecco perchè gli americani insistono così tanto sul fatto che i pakistani non erano coinvolti, perchè sono preoccupati di una possibile risposta violenta. Tuttavia finora la risposta della piazza è stata silenziosa, solo alcuni presidi dei fondamentalisti organizzati qua e là: in Pakistan la gente è ancora stordita dalla notizia dell’attacco e trovano difficile metabolizzare il fatto che Osama vivesse fra di loro.

Naturalmente sta venendo fuori ogni tipo di teoria dietrologica, come sempre succede dopo fatti come questi. Alcuni dubitano addirittura che l’arcinemico degli Usa sia stato ucciso: ciò dipende dal fatto che gli Usa avevano annunciato la morte di Bin Laden in più di una occasione e la scomparsa del corpo aumenta questo clima di sospetto. Gli Usa hanno detto che è stato girato un video dei funerali di Bin Laden ma non hanno ancora chiarito se esso o se le foto del corpo di Obama saranno mai rese pubbliche.

Fino a quando non lo faranno, tutti i tipi di teorie bizzarre continueranno a circolare, ma non ci sono ragioni credere che questa sia l’ennesima messinscena creata dal Pentagono o dalla Casa bianca. Washington aveva tutte le ragioni per portare a compimento il suo piano di assassinare Bin Laden, come aveva tutte le ragioni per disfarsi del corpo.

Zardari ha affermato che sebbene i due paesi non abbiano collaborato nell’operazione, “un decennio di cooperazione e partenariato tra Usa e Pakistan ha portato all’eliminazione di Bin Laden come minaccia costante al mondo civilizzato”. Ma non ha fornito alcuna spiegazione sul perché Bin Laden potesse vivere comodamente in Pakistan. Ha solo aggiunto “Non era in nessun posto ove avevamo previsto potesse essere”

Il governo pakistano si trova ora in una posizione molto difficile. Da un lato l’opinione pubblica è arrabbiata per questa violazione così sfacciata della sovranità nazionale. Dall’altra gli Stati uniti sono ancora più arroganti di prima e stanno chiedendo di sapere se altri ricercati abbiano trovato rifugio sul territorio pakistano.

Anche il Presidente pakistano Asif Ali Zardari si trova in una posizione molto difficile dopo gli ultimi avvenimenti. Ha negato che l’assassinio di Osama Bin Laden nel suo paese potesse rappresentare la prova del suo fallimento di combattere il terrorismo. In un articolo sul Washington Post Zardari ha detto che il suo paese è stato “forse quello più colpito dal terrorismo”. Tuttavia funzionari del governo Usa hanno detto che Bin Laden doveva possedere un sistema di appoggio in Pakistan ed anche un cieco può capire che era così.
Nel suo articolo sul quotidiano americano, Zardari ha detto che il Pakistan “non è mai stato nè mai sarà il centro del fanatismo come descritto dai media”,. Per una volta possiamo essere d'accordo con lui, l'appoggio ai fondamentalisti è stato molto esagerato dai media occidentali, come sottolineato da Lal Khan nel suo articolo Fondamentalismo religioso e media occidentali: amici o nemici?

“La loro retorica antiamericana non è mai stata in grado di guadagnare grande appoggio tra i lavoratori e le masse di poveri. Ciò nonostante l'odio furioso nei confronti dell'aggressione imperialista vara la grande maggioranza delle masse. La maggior parte dei giovani che si recano alle manifestazioni provengono dalle madrasa (le scuole coraniche, ndt) e non sanno molto di quello che succede nel mondo.

A livello elettorale hanno subito insuccessi avvilenti. Solo nel 2002 hanno ottenuto l'11% dei voti ma ciò è stato raggiunto grazie ai brogli operati dall'apparato dello stato che li volevano utilizzare per alzare il prezzo nei confronti dell'imperialismo. Perfino alcuni attentati terroristici sono stati probabilmente orchestrati con lo stesso proposito.”

Zardari dice agli americani “La guerra al terrorismo importa al Pakistan tanto quanto gli Stati Uniti.” Ma la cosiddetta guerra al terrore ha portato solo miseria e morte alla popolazione pakistana. “Sono morti più soldati pakistani di tutti quelli della coalizione Nato sommati assieme. Duemila poliziotti, 30mila civili: un'intera generazione di progresso sociale per il nostro popolo è andata perduta.” scrive.

L'attuale governo ha mostrato una dipendenza totale rispetto all'imperialismo come mai si era visto nel passato. Anche Musharraf era più indipendente rispetto a Zardari e alla sua cricca. Come risultato, il Pakistan ha visto una crescita degli attentati terroristici, che oggi sono più frequenti del totale combinato di Iraq e Afghanistan.

Gli effetti negli Usa


L'effetto immediato negli Usa è stato di euforia. Quando la notizia è stata annunciata nella notte di domenica, abbiamo assistito a scene di giubilo a Washington, New York e nel resto degli Stati uniti. La gente si è recata nei pressi di Ground Zero per dimostrare la loro gioia all'eliminazione dell'uomo che si crede abbia ordinato gli attentati dell'11 settembre, come pure un'altra serie di attentati terroristici. Un manifestante ha detto “ forse ora possiamo chiuderla qui e ritirarci dall'Iraq” sotto la sottile patina di fervore patriottico queste parole tradiscono l'insoddisfazione che cova sotto la superficie rispetto alle avventure militari Usa, ed un desiderio di pace.

"Riposa in pace, Osama! Ci mancherai!"

Il Presidente ha ringraziato gli eroi che hanno compiuto la missione e in un discorso ai leaders del congresso ha chiesto di mostrare “lo stesso senso di unità che ha prevalso dopo l'11 settembre.” ma questo è un pio desiderio. La società americana non è mai stati così divisa dal tempi della Guerra civile. A breve termine, Obama godrà di questo successo che potrebbe anche contribuire alla sua elezione, ma non è affatto certo. L'euforia per la morte di Bin Laden passerà, gli effetti della crisi economica no.

L'euforia delle ultime 24 ore non ha alcuna base solida. La situazione esplosiva su scala mondiale non è stata creata da Bin Laden o da Al Qaeda. Al contrario, questi ultimi sono il suo riflesso e la morte di un uomo non cambierà nulla di sostanziale. Al contrario farà crescere un desiderio di vendetta che diverrà il punto di partenza per nuove violenze terroriste.

Obama ha salutato la morte di Bin Laden come un “bel giorno per l'America” e ha aggiunto che oggi il mondo è un luogo migliore e più sicuro. Questa valutazione è sbagliata e infatti nello stesso discorso ha avvertito che la minaccia di attentati terroristici non è affatto finita. Proprio considerando la possibilità di rappresaglie le misure di sicurezza sono aumentate davanti alle ambasciate e negli aeroporti e gli Usa hanno chiuso ambasciate e consolati in Pakistan Il mondo è oggi un posto meno sicuro e più pericoloso rispetto a due giorni fa.

Il peso reale di Al Qaeda

Per conseguire i suoi obiettivi l'imperialismo ha sempre bisogno di creare un mostro, un nemico sinistro da demonizzare, esagerando i crimini e atrocità degli altri per giustificare la perpetrazione dei propri, spesso molto più grandi. Nel passato c'era il “pericolo giallo” e poi quello “rosso”, più di recente ci sono stati Al Qaeda e i talebani. Il nome cambia ma la sostanza rimane la stessa.

Nell'ultimo decennio i mass media hanno costruito in maniera sistematica l'immagine di una bestia mitologica chiamata Al Qaeda, un'organizzazione internazionale ultracentralizzata e fanatica che aveva come obiettivo la distruzione della civiltà occidentale. In realtà Al Qaeda è sempre stata una piccola organizzazione con un seguito marginale nel mondo islamico.

Dopo la loro principale impresa – l'attentato al World trade center a New York – ha ricevuto un colpo dopo l'altro ed ha cominciato il suo declino. Se una tale organizzazione centralizzata è mai esistita si è estinta da tempo lasciando il campo ad una miriade di piccoli gruppi nei diversi paesi che perseguono propri obiettivi. Bin Laden da tempo aveva abbandonato ogni attività pubblica relegando le sue apparizioni a video mal registrati.

Dal punto di vista dell'imperialismo la lotta contro gruppi come Al qQeda richiede precisamente il metodo delle “operazioni chirurgiche”, vale a dire la combinazione di una buona rete di spionaggio e di informatori e un intervento militare selettivo e mirato. Non è affatto necessario mandare un gran numero di soldati e di carri armati per annientare eserciti ed occupare intere nazioni, come hanno fatto gli americani. Una tattica del genere non serve affatto a combattere il terrorismo: nei fatti fornisce ad esso un aiuto considerevole, muovendosi goffamente come un elefante in una cristalleria.

Il miglior alleato di Bin Laden e della cosiddetta Al Qaeda è stato nei fatti l'imperialismo Usa. La rapina operata nei confronti di Iraq e Afghanistan ha dato nuovo impeto alle forze oscure dell'imperialismo portando all'esasperazione un'intera generazione di giovani musulmani. L'onda della rivoluzione tuttavia ha svelato completamente il mito di Al Qaeda quando milioni di lavoratori, di contadini e di giovani che sono scesi in piazza hanno dimostrato quale fosse la maniera giusta di lottare contro l'imperialismo e i suoi sgherri locali. Nonostante la propaganda menzognera degli imperialisti, il fondamentalismo islamico non ha giocato alcun ruolo significativo in questo meraviglioso movimento rivoluzionario.

Il terrorismo di stato è di gran lunga più sanguinario di qualunque gruppo terrorista. Sono gli stati che dichiarano le guerre, sganciano le bombe atomiche sulle città come a Hiroshima e Nagasaki, costruiscono campi di concentramento come a Guantanamo, manipolano l'opinione pubblica tramite media compiacenti. Sono sempre gli stati che tagliano i fondi per la sanità, l'istruzione o le pensioni e li dirottano ai banchieri.

Lo stato ha raffinato la propria capacità di ammazzare la gente. Questa ultima “operazione chirurgica” è l'ulteriore dimostrazione delle sue abilità assassine. Non sprechiamo una lacrima per un terrorista reazionario che si è sporcato le mani col sangue di migliaia di persone, ma condanniamo con forza ancora maggiore i crimini dell'imperialismo che è responsabile di atrocità molto più grandi di quelle commesse da Bin Laden e i suoi seguaci.

Il difetto fondamentale del terrorismo è la convinzione che piccoli nuclei di uomini determinati possano rovesciare l'ordine sociale esistente, ma questa è un'illusione. Lo stato dispone di sufficienti risorse per distruggere ogni piccolo gruppo armato e i danni che possono infliggere le azioni terroristiche sono solo superficiali. Non intaccano le fondamenta dell'edificio e servono in realtà a rafforzare il regime esistente, fornendo tutti i pretesti necessari per operare un rappresaglia utilizzando una forza devastante. Gli avvenimenti che hanno seguito l'attentato alle torri gemelle sono una conferma lampante di questa affermazione.

L'unica forza che può produrre un cambiamento decisivo nella situazione è l'azione rivoluzionaria delle masse. Le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto sono la prova più evidente di questo. Il commento più perspicace su tutto ciò è stato quello di Robert Fisk su The Independent del 3 maggio scorso. “Una nullità di mezz’ètà, un fallimento politico superato dalla storia – dai milioni di arabi in lotta per la libertà e la democrazia nel Medio Oriente – è morta ieri in Pakistan. E così il mondo ha perso la testa.”

Facendo riferimento al pericolo di rappresaglie terroristiche e confermando la nostra analisi, Fisk ha scritto:

“Rappresaglie? Forse arriveranno, da parte di gruppuscoli in Occidente che non hanno collegamenti diretti con Al Qaeda. È certo che qualcuno sta già sognando di formare una ?Brigata del martire Osama Bin laden'.
Ma le rivoluzioni di massa nel mondo arabo negli scorsi quattro mesi avevano già indicato che Al Qaeda era politicamente morta. Bin Laden aveva annunciato al mondo (in effetti me lo ha anche detto di persona) che voleva distruggere i regimi filo-occidentali nel mondo arabo, le dittature dei Musharraf e dei ben Ali e creare un nuovo Califfato islamico. Ma nei mesi scorsi milioni di arabi si sono sollevati ed erano pronti al martirio, non per l'Islam ma per la libertà e la democrazia. Bin Laden non ha cacciato i tiranni, lo hanno fatto le masse. E non volevano un califfo.”

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