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Abbiamo appena ricevuto questo rapporto estremamente importante da parte dei compagni pakistani. Spiega come l’assassino di Benazir Bhutto abbia avuto l’effetto di un catalizzatore che ha spinto le masse verso la strada della rivoluzione. La situazione sta cominciando ad assomigliare a quella della Russia zarista dopo la domenica di sangue del gennaio 1905. I marxisti pakistani di The struggle stanno giocando un ruolo guida nel movimento di massa, come dimostra chiaramente il rapporto. Attraverso la combinazione dell’idea della rivoluzione socialista con rivendicazioni di transizione democratiche stanno guadagnandosi l’ascolto delle masse e preparando il terreno per sviluppi rivoluzionari importanti in questo enorme paese dell’Asia che conta 160 milioni di abitanti.

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C’è stato uno sfogo incredibile di rabbia e di dolore quando è giunta la notizia dell’assassinio di Benazir Bhutto. I marxisti sono intervenuti in maniera massiccia in tutto il paese nelle proteste ed in molte zone hanno guidato il movimento. Dove sono intervenuti l’ambiente iniziale di cordoglio si è tramutato in uno di estrema determinazione per farla finita  con il sistema feudal-capitalista marcio attraverso la rivoluzione socialista. L’assassinio brutale di Benazir per mano dello stato pakistano non è il primo atto di eliminazione deliberata di un dirigente di massa nel paese. Il padre, Zulfiqar Ali Bhutto è stato impiccato e due fratelli sono stati uccisi. Tuttavia la reazione gigantesca delle masse oppresse seguita a questo assassinio a sangue freddo non si era mai vista, di tali dimensioni, in questa parte del mondo.

Per tutta quella gente oppressa dalla povertà Benazir impersonificava un sogno, il sogno di un futuro migliore e pieno di prosperità che li avrebbe liberati dalle loro vite miserabili. Quando gli apparati reazionari dello stato hanno spazzato via quella che sembrava l’unica speranza, le masse sono scese in piazza in grande numero per dimostrare tutta la loro rabbia ed il loro risentimento nei confronti dello stato. La maggior parte delle istituzioni sono state letteralmente ridotte in cenere in tutto il paese e specialmente nel Sindh. Anche le banche,che sono un simbolo dello sfruttamento capitalista, sono state prese di mira dalla rabbia delle masse.

Durante i giorni del 28, 29 e 30 dicembre non c’era nessun governo del paese. Tutti i funzionari dello stato si nascondevano impauriti dalla furia delle masse e tutto il paese era bloccato. In quei giorni l’attenzione era verso concentrata verso Naudero, il villaggio natale della famiglia Bhutto dove era stato portato il corpo di Benazir, il 28 dicembre. La direzione del Ppp avrebbe tenuto la sua direzione nazionale proprio a Naudero il 30 dicembre.

I nostri compagni sono arrivati a Naudero prima della riunione in gran numero e si sono uniti al cordoglio delle migliaia di persone già presenti. All’inizio l’ambiente prevalente era di dolore  ma l’arrivo dei compagni di The Struggle ha cambiato l’ambiente da uno prevalentemente di lutto ad uno di fermento rivoluzionario quando i compagni hanno cominciato a gridare slogan rivoluzionari. Guidati dal compagno Rauf Lund hanno lanciato slogan come "Benazir tere khoon se, Inqilaab aye ga" (Benazir, dal tuo sangue arriverà la rivoluzione) e “Zinda hai Bhutto Zinda hai" (Bhutto è viva, è viva), l’atmosfera è divenuta di nuovo elettrica ed invece la gente invece di piangere prometteva di vendicare il loro leader assassinato.

Gli slogan si sono diffusi rapidamente e per i villaggi di Naudero e Garhi Khuida Bux si potevano sentire dappertutto. Gli stessi slogan sono stati gridati durante la conferenza stampa di Asif Ali Zardari, dove attraverso i microfoni delle telecamere hanno raggiunto tutto il mondo.

Mentre intervenivano in queste manifestazioni di massa i marxisti pakistani hanno portato la loro posizioni in tutte le riunioni del Ppp. In una riunione della direzione regionale del Sindh tenutasi il 6 gennaio a Larkana, il compagno Riaz Lund, che è candidato al parlamento ha presentato un programma rivoluzionario per il Ppp in questo situazione di crisi, che è stato sostenuto dalla maggior parte dei presenti. Nella riunione della direzione regionale del Ppp del Punjab il compagno Manzoor Ahmed ha presentato un’alternativa rivoluzionaria per vendicare l’assassinio di Benazir e sottolineato come l’intera vicenda dimostri che non è possibile alcun compromesso tra le classi.

L’ambiente di radicalizzazione si è esteso anche ai giovani. Una importante cambiamento è avvenuto infatti all’interno della direzione della Federazione degli studenti del Punjab (Psf) nella riunione dell’8 gennaio. In questa riunione, dove erano presenti tutti i dirigenti ed i responsabili a livello locale si è votato di vendicarsi dell’omicidio per mezzo della rivoluzione socialista: si terranno assemblee di “Intiqam-e-Benazir” (Vendetta per Benazir”) in tutte le provincie del Punjab ed si è anche deciso di pubblicare un manifesto rivoluzionario del Psf nelle prossime settimane.


Il volantino sull’attentato

Un volantino sull’omicidio di Benazir  è stato pubblicato da The Struggle, dalla Ptudc (Campagna in difesa dei sindacati pakistani), insieme al Psf del Punjab in grandi quantità. La gente ci strappava il volantino dalle mani e le 250mila copie stampate sono state subito esaurite. Il volantino dei marxisti pakistani è stato l’unico materiale politico stampato nel paese in quei giorni: portava avanti un’alternativa rivoluzionaria e spiegava come la vendetta per l’assassinio poteva essere ottenuta  solo attraverso la rivoluzione socialista.

Il volantino è stato stampato anche in lingua sindi ed è stato distribuito massicciamente in tutta la regione. È stato riprodotto e distribuito in grandi quantità da diversi candidati del Ppp ed a Karachi la gente ha letteralmente assaltato la nostra sede per averlo.

Una delle rivendicazioni nel volantino era quella di formare comitati di protesta e di resistenza con il compito di organizzare la furia delle masse. Molti di questi comitati si sono formati in maniera indipendente in giro per il paese e poi si sono collegati a quelli formati da noi, che forniscono la direzione del movimento e ne indicano gli obiettivi. La maggior parte di questi comitati si mantengono tuttora attivi nelle rispettive zone.


Presidi di protesta in tutto il paese

I compagni di The Struggle hanno anche guidato una serie di raduni in tutte le città principali che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone.

Era appena arrivata la notizia dell’assassinio di Benazir che il compagno Manzoor Ahmed è sceso per le strade del Kasur insieme a migliaia di persone. Uno sciopero generale ha paralizzato la città, i negozi ed i mercati erano chiusi e Manzoor ha guidato un corteo di 5mila persone per le strade di Kasur.

Il giorno seguente, dopo il funerale di Benazir, è stato organizzata un'altra assemblea di massa per onorarne la memoria in Kasur. Alla fine di questa riunione, un corteo enorme di 10mila persone ha attraversato la città. Durante il comizio finale il compagno Manzoor ha giurato di vendicarsi di questo assassinio così brutale per mezzo della rivoluzione socialista. Ha aggiunto che le forze oscure del fondamentalismo create dagli americani e dallo stato pakistano vogliono privare le masse del proprio futuro, ma non si rendono conto che le masse stesse non se ne staranno buone al loro posto e vendicheranno tutti i soprusi, la miseria e la sventure di cui sono oggetto.

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 Un'immagine della manifestazione organizzata dai marxisti pakistani a Rawalakot (Kashmir)

A Lahore i compagni della Ptudc hanno distribuito migliaia di volantini davanti alle fabbriche e fra i lavoratori di vari settori. Molti volantini sono stati distribuiti ai lavoratori dei depositi ferroviari riunitisi per esprimere il loro cordoglio. Dopo aver letto il volantino hanno deciso di organizzare un corteo spontaneo senza consultare i dirigenti sindacali, dopo le onoranze funebri. Il corteo è stato guidato dai compagni Siddiq Beig, segretario generale del locale sindacato dei ferrovieri, e dal compagno Ilyas Amin.

Rawalpindi è la città dove Benazir è stata uccisa e dove fu impiccato anche suo padre, Z.A. Bhutto. La città è stata una delle più devastate dai lavoratori arrabbiati. I marxisti hanno partecipato in tutte le azioni di protesta e diffuso i volantini in grandi quantità.

A Faisalabad i nostri compagni hanno partecipato alle proteste distribuendo il nostro materiale di propaganda, in questa città la partecipazione dei lavoratori del settore tessile è stata massiccia.

Uno dei presidi più grandi nel Punjab si è tenuto a Jhang ed è stato organizzato dai compagni di The Struggle. Grandi striscioni della Ptudc con slogan rivoluzionari erano presenti nel corteo.

Multan è una roccaforte del Ppp. Appena giunta la notizia dell’assassinio, si sono tenute diversi presidi e cortei di protesta.I compagni all’interno dell’università Bzu hanno guidato un corteo di protesta per le strade della città. I compagni hanno organizzato la furia delle masse e hanno convinto gli studenti ad organizzarsi in comitati di resistenza.

Un altro grande corteo è stato organizzato a Nawa Shehar il 3 gennaio con la presenza di circa 4mila persone, guidato dal compagno Ilyas Khan, un veterano del Ppp e dirigente di the Struggle.

A D.G. Khan i nostri compagni hanno guidato gli studenti di varie facoltà ed hanno bloccato tutte le strade principali per protestare contro l’assassinio, mentre tutti i negozi principali venivano chiusi. Assemblee sono state organizzate in tutte le facoltà dove è stato discusso il programma rivoluzionario proposto da The Struggle.

A Jampur i nostri compagni hanno bloccato le strade principali per protesta e Rauf Lund, un dirigente della tendenza marxista, ha guidato migliaia di persone in corteo dopo che era tornato da Naudero.

A Rahimyar Khan i nostri compagni hanno organizzato grandi assemblee a cui è seguita una repressione brutale che ha visto l’arresto di 300 lavoratori del Ppp. Circa 25 compagni sono stati accusati falsamente di “attività terroriste” e sono passati alla clandestinità. Il compagno Haider Chugtai è ricercato dalla polizia che ha messo a soqquadro la cittàper arrestarlo, ma fino ad oggi non ci è riuscita.

A Sadiqabad  i compagni Qamar e Abbas Taj hanno guidato migliaia di persone in corteo assieme alla direzione locale del Ppp. Nel comizio finale gli oratori hanno condannato questa azione criminale da parte dello stato e ribadito che questo sangue non sarà dimenticato. L’incrocio principale della città  è stato intitolato a Benazir.

Nella regione del Sindh abbiamo organizzato numerose proteste. Nella città di Dalu tutti gli edifici statali sono stati ridotti in cenere. La stessa fine è toccata alle case dei dirigenti della Lega Musulmana (Q), soprannominata Lega Qatil (Killer) da Zardari. I compagni anche qui hanno distribuito volantini in Urdu e Sindhi ed organizzato gli studenti ed i lavoratori in comitati.

A Mirpur Khas i compagni del sindacato dei paramedici e di altre associazioni hanno organizzato la popolazioni in comitati e distribuito centinaia di volantini. Presidi e volantinaggi sono stati organizzati anche a Khairpur e a Thatta.

A Hyderabad i compagni hanno riprodotto il volantino in Sindhi ed hanno organizzato presidi di protesta in tutte le università. Una grande riunione si è svolta alla centrale elettrica di Jamshoro dove i compagni della Ptudc hanno presentato un programma rivoluzionario.

Karachi il giorno dell’attentato era un totale inferno. Le banche e gli edifici del governo sono stati messi a soqquadro mentre si è verificata qualche tensione su basi linguistiche fra le varie comunità, che però è stata risolta dagli attivisti del Ppp che hanno isolato gli elementi più facinorosi chiedendo un’inchiesta libera e giusta sull’assassinio della Bhutto. Il compagno Riaz Lund, un operaio delle acciaierie ed un marxista, che è candidato nella circoscrizione Na-257 ha organizzato diverse riunioni di commemorazione insieme al presidente provinciale del Ppp Raja Razaaq, Rafiq Baloch ed altri dirigenti del partito a Karachi.

I volantini sono stati distribuiti in tutte le case della circoscrizione elettorale che ha 385mila aventi diritto al voto. I volantini sono stati diffusi anche in tutte le riunioni commemorative tenutesi in atre parti della città. Una grande assemblea è stata organizzata fra i lavoratori delle aerolinee pakistane (Pia), dove i compagni hanno presentato la nostra alternativa rivoluzionaria e comitati di resistenza si sono rapidamente formati nella provincia di Malir.

Il primo comitato di protesta in tutto il paese si è formato alle Pakistani Steel (le acciaierie pakistane) dove al momento dell’attentato si trovava Lal Khan, uno dei dirigenti di The struggle. Il comitato sta organizzando i lavoratori in ogni attività di protesta.

Anche in Beluchistan, dove è in atto una guerra che sta mietendo molte vittime, si è assistito a molte proteste. Nonostante la situazione alquanto difficile, i compagni di The Struggle hanno organizzato grandi cortei a Quetta, la più grande città della regione, per protestare contro l’attentato. A guidare la protesta erano i compagni Nazar Mengal, segretario generale del Sindacato dei lavoratori del Beluchistan, assieme a Arbab Sardar Alì ed Ali Ahmed Parkani. Al corteo ha aderito anche il partito nazionalista del Belucistan, fatto che dimostra come la lotta di classe rivoluzionaria possa superare tutte le barriere nazionali ed unire i lavoratoti in una lotta comune.

Le compagne della sezione femminile del Ppp hanno organizzato un corteo di protesta dall’ostello del Mpa, guidato dalle compagne Nasreen Taj, Rubina Mengal and Shakeela Baloch. Il corteo si è tramutato in un presidio di massa davanti a Manan Chowk, dove hanno parlato i compagni Manan Chowk. Ali Ahmed Parkani, Malik Imtiaz, Nazr Mengal, il compagno Afaq, George Gill, Tariq Riaz, Nasreen Taj, mentre Hafeez Mengal presiedeva il comizio.

Altre assemblee di massa si sono svolte nelle provincie di Khuzdar e Qalat.

Nel Pashtoonkwa (la ex Frontiera del Nord ovest si sono organizzate azioni di protesta in tutta la regione. I nostri compagni hanno guidato le proteste a Malakand, Mardan, Charsadda, Sawabi, Buner, Peshawar, Bannu e D.I.Khan.

Nel Kashmir i compagni hanno organizzato le proteste a Rawlakot, Khaigala, Hajeera, Bagh e Muzzafrabad ed hanno partecipato in prima fila nelle manifestazioni a Planari, Sansa e Kotli. A Rawalakot  comitato di azione studentesco si è formato subito dopo l’attentato ed ha organizzatola “Carovana rivoluzionaria per vendicare Benazir” a cui aderiscono tutte le principali organizzazioni studentesche Kashmire, la Jknsf, la Jkpsf e la Jkpso.

Circa 5mila studenti hanno partecipato alla carovana che si è conclusa con un’assemblea dove i principali oratori erano i compagni Adil Khan, presidente della Jknsf e Tasleem Baghi, presidente della Jkpso, mentre a presiedere era il compagno Zia Al Qamar.

Più di 100 automezzi hanno sfilato in questa carovana imponente. Nell’organizzaione un ruolo importante lo ha avuto il compagno Babrik, mentre fra gli oratori c’erano anche il dirigente del Ppp Sardar Azeem, ed il responsabile del Bnt (il movimento giovanile dei disoccupati). Tutte le rivendicazioni del volantino sono state presentate sotto forma di ordine del giorno ed accettate all’unanimità.

All’inizio alcuni leader locali hanno cercato di opporsi a questa carovana ma la risposta delle masse è che chiunque avesse organizzato simili azioni di protesta sarebbe stato degno di raccogliere l’eredità del Ppp. In questo modo la popolazione ha respinto questi appelli degli opportunisti codardi e si è unita alla lotta rivoluzionaria dei compagni. Una riunione del comitato di azione studentesco è prevista per il 9 gennaio, dove si discuteranno le iniziative di protesta future.


Il prossimo periodo


Le elezioni sono state posticipate al 18 febbraio. La nostra rivendicazione era che non ci dovesse essere nessun rinvio e che le elezioni si tenessero nella data prevista, ma ora che la decisione è stata presa i compagni si stanno concentrando sulla campagna elettorale.

I marxisti hanno diversi canditati nelle liste del Ppp, ad esempio in Kasur, a Karachi ed anche nella zona tribale del Waziristan, ai confini con l’Afghanistan. È cruciale che i marxisti conquistino alcuni seggi in Parlamento, per dare una voce rivoluzionaria alle masse oppresse nel parlamento pakistano.

9 gennaio 2008 


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