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Alle 10 di mattina del 10 marzo, sono iniziati i lavori del 31° congresso dei marxisti pakistani di The struggle nel suggestivo edificio Aiwan-i-Iqbal di Lahore. Quest’anno c’è stata una partecipazione record, superiore a tutte le presenze precedenti. Oltre 2.600 persone hanno riempito la sala. Non c’erano posti a sedere a nessun piano e qualcuno ha dovuto sedersi nei corridoi.

Questo nonostante enormi ostacoli. Infatti, l’aumento del costo della vita di fronte a salari già molto bassi e la disoccupazione rendono difficile la partecipazione di molti compagni. A ciò aggiungiamo l’estensione del paese e lo stato spaventoso dei trasporti. Le ferrovie pakistane non garantiscono non solo che i treni arrivino in orario, ma persino che arrivino a destinazione, peraltro in condizioni orribili. Per partecipare al congresso alcuni compagni hanno dovuto viaggiare per 30 ore e dovranno farne altre 30 per tornare.

La sala del congresso gremita

Infine, vi sono aree del paese in uno stato di guerra, come il Balucistan e il Pukhtoonhua dove ci sono molti compagni. Nonostante questo, sono arrivate delegazioni da tutto il Pakistan: Peshawar, Abottabad (dove è stato catturato Osama Bin Laden), Banu, Rawalpindi, Islamabad, dalle aree tribali del Nord e del sud Waziristan, Sialkot, Gujranwala, Gujrat, Lahore, Kasur, Faisalabad, Jhang, Chiniot, Multan, Layyah, DG Khan, Bahawalpur, Rahim Yar Khan, Sadiqabad, Mirpur Khas, Larkana, Hyderabad, Karachi, Badin, Thatta, Kalat, Khuzdar, Quetta, Rawalakot, Muzafferabad, Kotli, Jand e altre città e villaggi ancora.

Il livello di organizzazione e di disciplina era molto alto, a causa dei pericoli di varia natura presenti nel paese.

Un congresso proletario

Al congresso c’era uno spaccato di molte componenti della società pakistana: lavoratori, studenti, contadini, sindacalisti, attivisti politici, uomini e donne, giovani e anziani, e compagni di ogni nazionalità: pushtun e baluci, kazari e sindhi, punjabi e kashmiri, tutti uniti sotto la bandiera della lotta di classe.

La partecipazione era a maggioranza proletaria e la varietà di categorie presenti era impressionante. Tra gli attivisti sindacali presenti c’erano lavoratori di ferrovie, compagnie aeree, acciaierie, banche, del settore petrolifero, del servizio elettrico e idrico, del settore del gas, tessili, chimici, portuali, dei trasporto, dei prodotti farmaceutici, delle telecomunicazioni e vari altri settori industriali. Erano presenti anche medici, infermieri, assistenti ospedalieri, giornalisti, professori e docenti, nonché i lavoratori provenienti da aziende come Unilever, Coca Cola, Nestlé e Honda.

Tra gli studenti c’erano rappresentanti di oltre 30 università e istituti superiori del Pakistan. Inoltre erano presenti parlamentari del PPP sia del parlamento del Punjab che di quello nazionale, oltre al noto presentatore televisivo Qazi Saeed e alla più famosa stella pop del paese Jawad Ahmad.

Oltre ai compagni del Pakistan, c’erano un numero di visitatori internazionali da Londra, dall’Olanda e dalla Germania. Purtroppo, una delegazione di sette compagni da Kabul non ha potuto partecipare perché, dopo la morte di alcuni soldati americani, non hanno avuto il visto d’ingresso. Avevamo anche sperato di avere compagni dall’India (tra cui un parlamentare dal Kashmir occupato), ma anche in questo caso, vi sono stati problemi politici con i visti.

Prima sessione: prospettive mondiali


Prima dell’inizio vero e proprio del congresso, i compagni hanno cantato canzoni rivoluzionarie e letto poesie rivoluzionarie delle diverse regioni del paese, la maggior parte composte da loro stessi.

Al congresso si sono discussi quattro temi centrali: le prospettive mondiali, le prospettive per il Pakistan, lo stato dell’organizzazione e il Pakistan dopo la rivoluzione socialista.

La sessione sulle prospettive mondiali è stata introdotta dal compagno Alan Woods che ha descritto nel dettaglio la situazione mondiale, sottolineando come la situazione si sia trasformata nel giro di un anno e sottolineando la rapidità con cui gli eventi si stanno muovendo. Ha poi trattato il processo della rivoluzione araba, che, ha sottolineato, rimane incompiuta. “Le masse possono imparare solo dall’esperienza ed è una scuola molto difficile. Dopo una prima fase di euforia e di illusioni democratiche i lavoratori e i giovani vedono che nulla di fondamentale è cambiato. È impossibile risolvere i problemi della classe operaia con il capitalismo. Ci vuole un cambiamento radicale”.

Alan Woods ha condannato l’ipocrisia degli imperialisti sull’Iran, prevedendo un attacco di Israele, nonostante l’opposizione di Obama per i rischi connessi. Se l’Iran risponderà chiudendo lo stretto di Hormuz gli Stati Uniti saranno costretti a intervenire. Questo causerebbe una reazione violenta in tutto il Medio Oriente e in ogni paese islamico. Non rimarrebbe una sola ambasciata americana in piedi e ci sarebbe una rinascita della rivoluzione araba, che passerebbe a una fase superiore.

Una guerra in Medio Oriente potrebbe portare a un brusco aumento dei prezzi del petrolio che porrebbe fine alla debole ripresa economica portando a una nuova crisi ancora più profonda, come è accaduto nel 1973. Si prepara un futuro di crisi, guerre, rivoluzioni e contro-rivoluzioni.

Alan Woods e Lal Khan

Il compagno Alan Woods ha sottolineato che tutti i piani economici e finanziari dell’Ue non hanno risolto nulla. Dopo tutti i tagli dolorosi al tenore di vita, la Grecia non avrebbe comunque mai potuto ripagare i suoi debiti e sarà costretta al default. Ciò provocherà una reazione a catena che colpirà l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna. Ma il caso più grave è l’Italia, che è troppo grande per fallire, ma anche troppo grande per salvarsi, ha spiegato.

Infine, Alan ha sottolineato la ripresa della lotta di classe a livello mondiale, indicando l’impatto della rivoluzione egiziana in Europa (Madrid, Atene, Londra) e negli Stati Uniti (Wisconsin, New York). È solo l’inizio, ma il processo di rivoluzione mondiale è iniziato, ha sottolineato. Il discorso è stato accolto con entusiasmo dai delegati e dagli altri partecipanti.

Il dibattito ha spaziato su molti argomenti, dall’Iran alla Russia, dal Venezuela alla Siria. Il compagno Alan ha ripreso i punti emersi nel dibattito in modo molto efficace, e ha finito il suo intervento notando: “avete visto cosa è successo in Tunisia e in Egitto. Come la notte segue il giorno la stessa cosa accadrà in Pakistan. Prima o poi ci sarà una ripetizione del 1968-9, Solo che questa volta avremo lo strumento necessario per vincere: un partito e una direzione rivoluzionari”.
Queste parole sono state accolte con applausi e con canti rivoluzionari.

Nella sessione seguente si è svolto il consueto appello finanziario che, dimostrando l’ottimo ambiente dei compagni, ha raccolto una cifra spettacolare di 18.590 rupie (1 euro = 120 rupie). Considerando i miseri livelli di vita in Pakistan, e il fatto che la grande maggioranza dei partecipanti formata da lavoratori a basso reddito, studenti o disoccupati, è stato un ottimo risultato, soprattutto se si considera che tutti i delegati e visitatori hanno anche dovuto pagare molto per raggiungere il congresso.

La seconda sessione


La seconda sessione ha discusso delle prospettive per il Pakistan, ed è stata introdotta dal compagno Paras Jan di Karachi. Il compagno ha affrontato in dettaglio la crisi dello stato pakistano, lacerato da contraddizioni e spaccature.

I marxisti pakistani in corteo alla fine del congresso

Ci sono profonde divisioni tra diverse ali della borghesia, tra il governo e l’esercito e anche spaccature profonde all’interno dell’esercito, che sono complicate dall’interferenza dell’imperialismo statunitense.
Il compagno Paras ha denunciato la brutale repressione da parte dell’esercito pakistano della popolazione del Balucistan. Ha sottolineato come vi siano due guerre per procura: una tra la Cina e gli Stati Uniti per il possesso di ricchi giacimenti minerari di petrolio, gas, carbone e bauxite, e una tra Iran e Arabia Saudita che cerca di fomentare la divisione religiosa tra sciiti e sunniti. La questione nazionale viene cinicamente usata da queste potenze per i propri fini. Ma alla base di tutto vi sono problemi economici. La povertà, la chiusura di fabbriche, la disoccupazione e l’aumento dei prezzi stanno causando un incubo fatto di sofferenze senza precedenti  nella tragica storia del Pakistan dai tempi della separazione dall’India.

Il primo marzo il governo del PPP ha nuovamente aumentato notevolmente i prezzi dei prodotti petroliferi e dell’elettricità, con un nuovo feroce attacco alle condizioni di vita delle masse.

A complicare le cose vi è il cancro del fondamentalismo e la questione del nazionalismo, che ha causato una guerra civile in Balucistan, dove sono impegnati la Cina e l’imperialismo americano per mettere le mani sul gas e altre materie prime. La questione del Kashmir rimane irrisolta. La guerra infuria in Pukhtoonhua dove i droni dell’aviazione americana uccidono in continuazione. A Karachi, il MQM (un partito di stampo fascista che organizza gli immigrati in Pakistan dopo la divisione con l’India), bande criminali e fondamentalisti religiosi massacrano innocenti tutti i giorni.

Poi c’è la crisi del PPP e la delusione delle masse che non vedono alternative in nessuno dei partiti politici. Il compagno Paras ha citato le parole con cui il ministro dei trasporti ha giustificato il massacro delle ferrovie: “perché abbiamo bisogno di ferrovie? Ci sono molti paesi nel mondo che non hanno ferrovie” a cui i compagni ferrovieri gridavano “vergogna”.

Tutti questi conflitti stanno portando a un aumento della coscienza di classe rivoluzionaria tra uno strato di giovani e lavoratori. Nel dibattito che è seguito sono stati affrontati molti argomenti. I compagni del Balucistan hanno osservato che gli Stati Uniti e l’esercito pakistano massacrano i militanti del movimento nazionale baluci come fossero talebani per fermare la radicalizzazione delle masse. La compagna responsabile del lavoro femminile ha denunciato fortemente l’oppressione delle donne in Pakistan e in particolare la mostruosità dei cosiddetti delitti d’onore.
È stato anche osservato come l’attuale democrazia non sia diversa, nella sostanza, dalla precedente dittatura. Sono due facce della stessa medaglia che si chiama capitalismo. Un operaio dell’acciaieria di Karachi, Hardil Kumar, ha notato che i mullah di Karachi avevano tenuto una manifestazione di studenti delle madrasse, con slogan del tipo. “Basta col capitalismo, col socialismo e col comunismo”.
È  intervenuto anche il famoso cantante e attore Ahmad Jawad, che ha esordito dicendo “non sono qui per cantare ma per ascoltare, ma poiché molti mi hanno chiesto di cantarlo, lo farò”, intonando poi l’Internazionale in urdu in una nuova traduzione che ha curato personalmente. L’intero congresso si è alzato in piedi, battendo le mani.

Per terminare i lavori della prima giornata, in un discorso infuocato, accolto con entusiasmo, Lal Khan ha ricordato i primi congressi dei marxisti pakistani, con una manciata di compagni in esilio, rispetto alla situazione attuale, del tutto trasformata non solo nella quantità ma nella qualità. Dopo le sessioni principali, la sera i delegati si sono suddivisi in tre commissioni: lavoro nei sindacati, il lavoro giovanile e il lavoro femminile.

La seconda giornata


Prima di passare agli argomenti politici, vale la pena ricordare gli enormi problemi logistici determinati dall’organizzazione di un evento del genere. Organizzare il cibo, il trasporto e l’alloggio per più di 2.600 persone sarebbe una bella sfida anche in Europa o in America. Ma in una terra arretrata e afflitta dalla povertà come il Pakistan, con infrastrutture in rovina, è a dir poco miracoloso.

Per mesi, i compagni hanno lavorato molto duramente per raccogliere fondi tra i simpatizzanti ottenendo molte offerte anche in generi alimentari da parte di contadini vicini alle nostre idee. La qualità del cibo è stata eccellente. Basterebbe questo per dimostrare che abbiamo costruito un’organizzazione seria in Pakistan.

La terza sessione: il Pakistan dopo la rivoluzione socialista


La terza sessione è stata aperta da un discorso sul tema “il Pakistan: dopo la rivoluzione socialista”, introdotta dal compagno Lal Khan. Iniziando, ha richiamato l’attenzione dei

Lal Khan

compagni sulla notizia uscita su tutti i giornali dell’elezione del compagno Arsalan Ghani a capo del sindacato degli studenti dottorandi di Cambridge. “L’elezione di un marxista in quella posizione dimostra che i marxisti possono farsi valere anche nelle università più esclusive”, ha commentato.

In una convincente introduzione, Lal Khan ha affrontato un argomento che non è mai stato discusso prima in un congresso marxista in Pakistan: la complessa questione di come attuare la transizione dal capitalismo al socialismo in un paese arretrato come il Pakistan. Si tratta di un argomento molto importante per i marxisti del subcontinente, dove molte persone si chiedono come sia possibile realizzare la transizione al socialismo, data la misera condizione della società. Nel suo discorso il compagno Lal Khan ha spiegato come una rivoluzione socialista potrebbe risolvere praticamente i problemi nei paesi arretrati (il testo integrale del suo discorso in inglese si trova alla pagina http://www.marxist.com/pakistan-after-socialist-victory.htm).

Il documento, la cui bozza era già circolata tra i compagni, parte dalla rivoluzione socialista e si articola poi trattando lo stato, l’economia, le infrastrutture, la questione nazionale, la questione femminile, l’arte e i media, la politica estera e la federazione socialista dell’Asia meridionale.

La quarta sessione: organizzazione


La quarta sessione in materia di organizzazione, è stata introdotta dal compagno Adam Pal  che ha delineato gli obiettivi per la crescita nei prossimi mesi. Per la prima volta l’organizzazione ha una base solida in ogni regione del Pakistan. Il lavoro si svolge in 12 regioni con oltre 300 gruppi di base.
Tra i punti di forza stati evidenziati i lavoro nel Balucistan, su cui abbiamo organizzato una campagna di solidarietà in tutto il paese che ha avuto una eco nel movimento nazionalista, ma anche tra i guerriglieri. La base operaia a Karachi, con oltre cento compagni. Si tratta della città più industriale del paese ma anche di una zona molto pericolosa a causa del fondamentalismo, delle bande criminali e del MQM fascista. L’anno scorso ci sono stati oltre mille omicidi.
Nel Sind contiamo oltre 350 compagni. Il lavoro è stato ostacolato dalle inondazioni che hanno distrutto interi villaggi e molti compagni sono rimasti senza casa. Lì abbiamo costruito una forte base nei sindacati e nel PPP.
Nel Pukhtunhua (prima noto come Provincia del Nord Ovest) contiamo circa 200 compagni. Si tratta di un settore di lavoro relativamente nuovo, dove abbiamo attratto molti ex membri del partito comunista. La zona comprende anche Swat, controllata per anni dai talebani e che ha sofferto terribilmente anche in seguito per la guerra in atto. Le condizioni di lavoro qui sono estremamente dure. Anche nel sud del Pukhtunhua infuria una guerra tra americani e i talebani. Qui abbiamo oltre 50 compagni che lavorano eroicamente per costruire l’organizzazione rivoluzionaria.
In Kashmir abbiamo oltre 200 compagni, soprattutto i giovani. Guidiamo la più grande organizzazione tradizionale degli studenti, il JKNSF e vi sono anche molti lavoratori.

Quanto alla stampa, l’organizzazione pubblica tre giornali: quello principale è The Struggle, uscito in quindici edizioni lo scorso anno. C’è poi un giornale bimensile in Sindhi e una rivista teorica in  inglese, la Asian Marxist Review, che è trimestrale.

Le commissioni

Nelle relazioni sulle commissioni serali sul lavoro sindacale, sul lavoro giovanile e quello femminile sono emersi i significativi progressi fatti, anche se è stato evidenziato che molto rimane da fare per reclutare donne all’organizzazione, un compito che viene preso molto sul serio da tutti i compagni.

Alla commissione femminile hanno partecipato 40 donne in rappresentanza di diverse categorie: insegnanti, infermiere, casalinghe, studentesse. È stato sottolineato che il peggioramento delle condizioni di vita nell’ultimo periodo ha colpito più profondamente le donne. Ora, affrontare ogni aspetto della vita è una lotta. Tra gli obiettivi posti dalle compagne c’è quello di avere regolarmente materiale scritto sulle questioni femminili sia sul giornale che sul sito web. L’obiettivo è di raddoppiare le compagne in un anno.

Le compagne di The Struggle in corteo

Nazar Mengal, il presidente del sindacato dei lavoratori postali del Balucistan, ha riportato la discussione della commissione sindacale, segnalando la crescente influenza del PTUDC in tutti i settori. Lo scorso settembre, il PTUDC ha organizzato una serie di incontri in tutto il paese con riunioni a Peshawar, Lahore, Multan, Rahim Yar Khan, Islamabad, Wah, Gujranwala, Faisalabad, Hyderabad, Rawalpindi e Karachi, dove c’è stata una riunione con 350 lavoratori. L’iniziativa ha avuto un tale successo che verrà ripetuta quest’anno. Si stanno anche facendo i preparativi per il Primo Maggio. Verrà prodotto un manifesto che apparirà in tutto il paese. Nell’ultima settimana di aprile si terrà un incontro nazionale per organizzare il Primo Maggio. Il passo più importante è ora creare gruppi di base di fabbrica.

Il rapporto sulla commissione giovanile è stato letto dal compagno Amjad Shahsawar. Ad aprile si terrà una conferenza dei giovani a Rawalakot in Kashmir. L’anno scorso l’organizzazione ha promosso la All Pakistan Progressive Youth Alliance (Alleanza della gioventù progressista del Pakistan) che coinvolge un gran numero di organizzazioni studentesche di sinistra. Si tratta di una applicazione della tattica del fronte unico nel campo giovanile che sta dando buoni risultati, attirando non solo studenti di sinistra ma anche studenti nazionalisti radicali. Stiamo anche conducendo un lavoro di massa tra i giovani disoccupati attraverso il Bnt (Movimento giovanile dei disoccupati) che sta organizzando conferenze a livello cittadino, provinciale e distrettuale in tutto il paese.

Dopo le tre relazioni, è stata messa ai voti la lista per il nuovo Comitato Centrale e per gli altri organi dirigenti ed è stata approvata all’unanimità, così come tutti i documenti presentati dal Comitato Centrale uscente.

Alla fine della sessione organizzativa, il noto poeta Farhat Shah Abbass ha letto una poesia che aveva composto appositamente per il congresso. Prima di leggerla ha detto: “non ero comunista prima di venire qui, ma questo congresso mi sta trasformando in un comunista”. Il nocciolo della poesia era: “non sono un militare sono solo un poeta ma i miei versi sono pieni di polvere da sparo. Non combatto sparando, ma con i miei versi mi batterò insieme a voi fino alla vittoria”.

Il rapporto internazionale


L’ultima sessione ha riguardato il rapporto sul lavoro internazionale delineato molto accuratamente dalla compagna Ana Munoz della Segreteria Internazionale. Ana, tra l’altro, ha elogiato il lavoro dei compagni pakistani, che puntano alla creazione di un gruppo in Afghanistan. Ha anche citato l’importante lavoro svolto dai compagni per sviluppare il lavoro in paesi come il Bangladesh, dove vi sono militanti molto promettenti e in India, dove vi sono già molti compagni e simpatizzanti che pubblicano un documento in Hindi. I compagni di tutti i paesi hanno inviato i loro saluti al congresso a cui è giunta anche una lettera commovente di sostegno da parte del nipote di Trotskij Esteban Volkov, che ha scritto: “mando un abbraccio fraterno ai rivoluzionari marxisti del Pakistan. Desidero esprimere tutta la mia ammirazione per coloro che stanno seguendo l’esempio e la grande esperienza lasciati da Lev Trotskij, indomito marxista rivoluzionario che rimane come un faro luminoso che illumina il sentiero che ci porta dall’inferno della barbarie capitalista verso un mondo nuovo, dove lo sfruttamento, l’oppressione e la violenza saranno cose del passato. Esteban Volkov”.

Chiudendo i lavori, il compagno Alan Woods ha elogiato l’alto livello politico del congresso ed ha sottolineato l’enorme responsabilità sulle spalle dei compagni pakistani: “mi piacerebbe che si pensasse per un momento a questo: se 12 mesi fa ci fosse stata in Egitto un’organizzazione come The Struggle, la classe operaia egiziana avrebbe potuto prendere il potere e la storia mondiale avrebbe preso una piega diversa. Quello che è successo in Egitto accadrà in Pakistan come la notte segue il giorno. Dobbiamo essere preparati!”. Le osservazioni di Alan sono state accolte con una standing ovation. Subito dopo, Alan è stato raggiunto sul palco dal celebre cantante Jawad Ahmed che ha incitato tutti i presenti a cantare l’Internazionale. Alla fine, lo spirito dei compagni era alle stelle.

I delegati e gli invitati hanno mostrato il loro entusiasmo rivoluzionario assiepandosi sotto il palco, sventolando bandiere rosse, cantando canzoni rivoluzionarie, ballando e cantando slogan rivoluzionari come “Roti, Kapra aur Makan!” (Pane, vestiti e casa!) E “Inqlab! Inqlab! Socialist Inqlab!” (Rivoluzione, rivoluzione, rivoluzione socialista!). Dopo il congresso, i delegati e tutti gli altri compagni si sono riversati per le strade di Lahore con le bandiere rosse, fermando il traffico e scandendo slogan rivoluzionari. Dopo, i compagni sono tornati alle loro città e villaggi, con la determinazione di superare tutti gli ostacoli e lavorare per rovesciare il capitalismo, questo sistema mostruoso fatto di sfruttamento, miseria e fame e lavorare instancabilmente per la vittoria della rivoluzione socialista.

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