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Un fresco neologismo si aggira nella società italiana: esodato.
Secondo i dati dell’Inps sarebbero circa 387.530 di cui 45mila in mobilità, 26.200 nei fondi di solidarietà, 133mila ammessi alla prosecuzione volontaria della contribuzione, 180mila usciti dal mercato del lavoro tra il 2009 e il 2011 e senza collocazione, 3.330 beneficiari del congedo per l’assistenza ai figli gravemente disabili.
Fino ad ora il governo dei “professori” è stato così bravo che non ha saputo nemmeno capire esattamente quanti erano gli esodati, provando a negare le dimensioni del problema con una vergognosa danza di numeri. La proposta è trovare una soluzione per solo 65mila lavoratori, lasciandone oltre 322mila senza stipendio né pensione. Come ha dichiarato il ministro Fornero: “Posso solo promettere la mia sensibilità e il mio impegno, ma le risorse non riesco a tirarle fuori dal nulla” (Corriere della sera, 18 giugno), ma i lavoratori della sua presunta sensibilità non sanno cosa farsene.
Infatti negli anni scorsi, in seguito alla distruzione operata dalla speculazione finanziaria e dalle delocalizzazioni, l’apparato industriale e manifatturiero europeo ed in particolare quello italiano è stato falcidiato nei numeri e nelle potenzialità.
Intere filiere industriali sono state ridimensionate o dismesse trasferendole dove le condizioni di sfruttamento e di arricchimento erano più idonee al pensiero liberista. Sono entrati in scena gli ammortizzatori sociali: i lavoratori di una certa anzianità sia anagrafica che contributiva, difficilmente ricollocabili in altre realtà produttive, sono stati accompagnati alla naturale chiusura del ciclo del lavoro attivo per poter accedere in modo non proprio indolore al trattamento pensionistico.
Bisogna dire tutta la verità sulla faccenda: i lavoratori che hanno aderito o sono stati costretti ad aderire a questi ammortizzatori sociali lo hanno fatto perdendo salario, dignità e distruggendo competenze, energie ed intelligenze.
Questi lavoratori avevano sottoscritto presso gli enti competenti (Ministero del lavoro e dello sviluppo economico) degli accordi precisi e capillari, coperti dal punto di vista finanziario. Quindi non sono accettabili degli emendamenti peggiorativi retroattivi che cancellino accordi già presi tra i lavoratori e i ministeri competenti.
Secondo la tesi del ministro Fornero si potrebbero emendare o annullare tutti i tipi di accordi legali formalmente stipulati.
Nella campagna di propaganda martellante in sostegno alla politica di unità nazionale e di austerità del governo Monti, il disegno è quindi la colpevolizzazione degli esodati, rendendoli agli occhi dei più come dei volgari profittatori sociali che prosciugano le risorse di chi tira la carretta.
Gli “esodati“ sarebbero sanguisughe che succhiano dai 900 ai 650 euro al mese a danno della comunità sociale e a nulla vale se hanno sottoscritto accordi con i predecessori dell’attuale governo che gli garantivano la primaria dignità di raggiungere e maturare i requisiti pensionistici minimi.
Stiamo assistendo, dunque, ad una lotta di classe da parte della borghesia dove la questione degli “esodati” non è che la prima di una lunga lista di attacchi ancor più ributtanti di quello che stiamo affrontando.
Mentre migliaia di famiglie sono senza certezze, le organizzazioni sindacali, compresa la Cgil, si sono limitate alle dichiarazioni verbali non organizzando un percorso di mobilitazione serio e limitandosi ad una sola manifestazione dimostrativa. Gli esodati sarebbero potuti essere una parte importante dello sciopero generale mai convocato contro la controriforma del lavoro.
Da parte della nostra classe non rimane altro che unire le forze e fare un fronte unico perché il nostro antagonista non mollerà molto facilmente la presa, pena la sua sopravvivenza, e non tollererà prigionieri in campo di battaglia come già ampiamente dimostrato nei fatti. Quello che non possiamo però accettare è rimanere senza stipendio e senza pensione. La crisi del capitalismo e la cosiddetta “austerità” non possono pagarla i lavoratori.

 

*lavoratore Selex Communications in mobilità, esodato

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