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E’ stata pubblicata ieri sul Manifesto l’intervista ad Angeletti (segretario Uil) appena uscito dalle assemblee a Mirafiori.

Se si trattasse delle dichiarazioni a caldo di qualche giovane funzionario, le imprecisioni e la sufficienza delle risposte  dell’intervistato potrebbero quasi essere bollate come un incidente di percorso. Così evidentemente non è. Non solo perché si tratta del segretario generale del terzo sindacato italiano, ma perché quest’intervista si somma a quelle di tanti altri dirigenti sindacali, alle informazioni che arrivano dalle assemblee sindacali già tenutesi e soprattutto al testo del volantino per il sì che si sta distribuendo in migliaia di esemplari nelle aziende. Nessuna casualità, quindi: ci troviamo di fronte ad una linea organica. Linea che deriva direttamente dalle debolezze delle ragioni del sì. Le stesse che hanno prima portato a blindare le assemblee, non garantendo una voce al no, e che oggi portano a far confusione sui contenuti dell’accordo.

Dopo aver ammesso che “i lavoratori sono delusi”, Angeletti spiega riguardo all’assemblea tenutasi a Mirafiori: “Alcune preoccupazioni di una parte di chi è intervenuto, secondo me sono infondate, in particolare quelle che riguardano i lavori usuranti da cui le tute blu si sentono ingiustamente escluse. Così come non è vero che metter mano ai coefficienti comporterà nuovi tagli alle pensioni: nel testo sta scritto che sarà garantita una protezione pensionistica non  inferiore al 60%”. Riguardo poi al tetto delle 5.000 uscite all’anno per i lavori usuranti, Angeletti tranquillizza così il giornalista del Manifesto: “E’ comprensibile che il governo sia costretto a fare delle previsioni di spesa ma stai tranquillo che se invece di 5mila saranno 70mila le persone in condizione di uscire con i vecchi criteri, i soldi il governo li dovrà trovare”.

Non sappiamo se l’Inps accetterà in futuro le interviste di Angeletti come sostitutive della legislatura vigente, per il momento sul protocollo è scritto qualcosa di fondamentalmente diverso. Sostenere ad esempio che “metter mano ai coefficienti non comporterà nuovi tagli alle pensioni” è come sostenere che un infarto non corrisponda all’arresto del cuore. Fino a prova contraria abbassare i coefficienti di trasformazione equivale proprio ad abbassare le pensioni. E i nuovi coefficienti sono scritti nero su bianco.

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