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Il 23 luglio è stato firmato tra governo, sindacati e Confindustria, il nuovo protocollo su previdenza e mercato del lavoro.

Un accordo che peggiora ulteriormente le condizioni di tutti i lavoratori, giovani o vecchi che siano, donne e precari. Sostituisce lo “scalone” Maroni con gli “scalini” Damiano, lascia invariata la legge 30, peggiora le condizioni dei contratti a tempo determinato, incentiva i padroni a utilizzare in modo più massiccio gli straordinari, prosegue nello smantellamento dei contratti nazionali.

Un accordo da rispedire al mittente senza esitazioni

Il 23 luglio è stato definito l’accordo su previdenza, lavoro e competitività. Come già si intuiva da tempo questo nuovo accordo peggiora ulteriormente le condizioni di tutti i lavoratori, donne, giovani, meno giovani e precari.

Si è svolto il 24 luglio a Bologna l'attivo dei direttivi camerali e di categoria dell'Emilia Romagna.

Pubblichiamo l'intervento di Orlando Maviglia, delelgato Rsu Minarelli Bologna e componente del direttivo regionale Fiom-Cgil, contro l'accordo sulle pensioni e la riforma dello stato sociale.

A seguire il volantino che i delegati della Minarelli hanno distribuito in fabbrica e all'attivo.

L'intervento di Claudio Bellotti alla Direzione nazionale di Rifondazione comunista
 
L’accordo raggiunto tra governo e sindacati sulle pensioni non può essere accettato da Rifondazione comunista.
Lo “scalone” Maroni viene infatti ammorbidito, ma non rimosso come invece richiesto dal nostro partito e soprattutto da migliaia di lavoratori e lavoratrici che con scioperi, assemblee e prese di posizione hanno manifestato l’intollerabilità dell’aumento dell’età pensionabile.

Si deve ascoltare la voce delle fabbriche!

Sono in corso le ultime trattative tra governo, sindacati e Confindustria su pensioni, ammortizzatori e stato sociale. Mentre scriviamo accordi non ne sono ancora stati firmati, ma è chiaro che la trattativa volge al termine. E ancora una volta saranno i lavoratori a pagare il prezzo delle nuove controriforme, a partire dalle pensioni.

Nelle fabbriche metalmeccaniche si iniziano a vedere i primi scioperi spontanei contro la ventilata ipotesi di allungare l’età pensionabile.
Dopo la contestazione di Mirafiori ai segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil del mese dicembre, è ancora da Mirafiori, e da altre importanti fabbriche del nord Italia, che si fa sentire la pressione operaia contro le proposte del governo e l’eccessiva timidezza mostrata dai vertici sindacali nel contrastarle.

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