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Il Direttivo Nazionale della Cgil di febbraio ha approvato il documento unitario di Cgil-Cisl-Uil. È un documento che non si discosta molto dalle posizioni già conosciute della segreteria della Cgil ma la discussione che si è sviluppata rende, purtroppo, bene l’idea di quali sono le prospettive, in particolare rispetto al tema delle pensioni.

È stato firmato all’inizio di ottobre da Cgil, Cisl e Uil e governo un documento, chiamato memorandum, col quale ci si impegna, tra gennaio e marzo del 2007, a mettere nuovamente mano sulle pensioni. Non sono passate che poche settimane da quando il segretario generale della Cgil aveva rilasciato entusiastiche dichiarazioni sul fatto che era riuscito a costringere il governo a stralciare dalla finanziaria il capitolo delle pensioni che già l’argomento è tornato d’attualità (comunque le pensioni verranno toccate, viene aumentato dello 0,3% il prelievo dei contributi previdenziali a carico dei dipendenti, e autorizzato il trasferimento del Tfr verso le pensioni private). All’orizzonte si profila il pericolo di una nuova e peggiore controriforma delle pensioni.

Sono anni che va avanti una campagna martellante sull’ "imminente" crisi dell’Inps con lo scopo di preparare le condizioni per distruggere il diritto ad una pensione adeguata per affrontare umanamente la vecchiaia.


Se guardiamo la situazione in prospettiva non dobbiamo sorprenderci, poiché i sistemi pensionistici pubblici esistono solo da alcuni decenni, dopo che per molti anni, il movimento operaio li aveva inclusi tra le sue rivendicazioni.

Sono tre i punti cardine della proposta di legge di riforma delle pensioni presentata dall’onorevole Luigi Berlinguer a nome dei progressisti.


Il primo consiste nell’analisi che viene fatta dell’attuale sistema previdenziale italiano: "Siamo in presenza di squilibri strutturali, anche se non catastrofici come vorrebbe irresponsabilmente far credere il governo...".

30 anni per la pensione

 

Quello delle pensioni è senza dubbio il nodo centrale su cui si giocano gli attuali assetti politici ed economici. I capitalisti stanno cercando di farci pagare quello che il governo Berlusconi non è riuscito a farci pagare cercando questa volta di fare più attenzione a non provocare un’altra reazione di massa dei lavoratori.

Analisi del protocollo d’intesa Governo sindacati

 

l’accordo esordisce con un’affermazione che vuole essere rassicurante: "viene garantito un grado di copertura della pensione rispetto all’ultima retribuzione, per un lavoratore di 62 anni con 37 anni di anzianità equivalente alla copertura a regime dell’attuale sistema". Sarà vero? Pensiamo che quanto meno è azzardato affermarlo giacché il sistema di calcolo include meccanismi (il riferimento ai contributi di tutta la vita lavorativa e alla crescita del Pil) che impediscono di avere una qualsiasi certezza sulla pensione futura. Ma entriamo nei dettagli.

Dopo un anno di trattative, sembra arrivata al capolinea la partita sul trattamento di fine rapporto (Tfr) e le pensioni integrative.

Il governo Berlusconi, attraverso il ministro al welfare, Maroni, ha deciso che il Tfr che si maturerà dal 1° gennaio 2006 andrà nei fondi pensione, salvo diversa volontà del lavoratore. Chi sceglierà di non versare il Tfr nei suddetti fondi, avrà il “privilegio” di vederseli dirottare in un fondo unico gestito dall’Inps.

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