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Ora e sempre… centrosinistra!

E’ stato raggiunto a Parma l’accordo elettorale tra il Prc e le forze di centro-sinistra che sostengono la candidatura a sindaco di Albertina Soliani. Si tratta di una alleanza organica, che svela ancora una volta la sconfortante subalternità del nostro Partito alle logiche puramente elettorali ed opportuniste del centro-sinistra.

Continuiamo la lotta fino alla sconfitta del governo!

Il successo dello sciopero generale del 16 aprile parla chiaro: il fronte della mobilitazione è stato enorme, e potrebbe persino ampliarsi ancora di più, la determinazione mostrata in piazza da milioni di persone, la volontà di non darla vinta a Berlusconi erano palpabili: governo e Confindustria possono essere battuti! Il problema che si apre ora è uno solo: come continuare, come far sì che l’enorme potenziale di lotta espresso in queste settimane non vada disperso.

Quale posizione per i comunisti?

Nei mesi passati siamo stati oggetto di polemiche nei dibattiti in Rifondazione perchè rifiutavamo di riconoscere la "mutazione genetica" dei Ds in partito liberale. Secondo i nostri critici il partito di D’Alema aveva rotto ogni legame con la socialdemocrazia e in generale con la burocrazia nel movimento operaio per diventare a tutti gli effetti una rappresentanza politica del grande capitale.

Un regalo alla reazione

Scriviamo a poche ore dall’omicidio del consulente del ministero del lavoro Marco Biagi. Troppo poco per fare una valutazione realistica su chi siano gli attentatori e quali i loro moventi, ma più che sufficienti per valutarne l’effetto politico.

Effetto politico che possiamo riassumere così: un diluvio di retorica, un’esplosione di vera e propria reazione.

Mentre scriviamo mancano pochi giorni alla manifestazione di Roma organizzata dalla Cgil, ed è ormai chiaro che si tratterà di una mobilitazione senza precedenti, che potrebbe portare in piazza ancora più persone di quanto non avvenne il 12 novembre del 1994, quando oltre un milione di persone scese a Roma contro il primo governo Berlusconi. Il governo ha esitato, dopo i primi scioperi regionali di gennaio ha tentato di trovare una via d’uscita che gli salvasse la faccia evitando lo scontro. Non ce l’hanno fatta, si erano ormai spinti troppo in là, e hanno dovuto mantenere le promesse fatte ai padroni di Confindustria.

Resistere un minuto più del governo!

Oltre mezzo milione di lavoratori sono scesi in piazza il 29 gennaio nella giornata conclusiva della serie di scioperi regionali convocati dalle confederazioni sindacali. È stata la più grande mobilitazione sindacale dopo il 1994, e dimostra una volta di più a tutti gli scettici come la classe operaia sia viva e vigile, e come esista una chiara volontà di opporsi agli attacchi del governo.

Libertà di licenziamento, pensioni, distruzione della scuola pubblica,

legge razzista, regali fiscali ai ricchi, guerra imperialista…

Vittoria elettorale della destra, giornate di Genova, attentati e guerra… l’anno che si chiude ha rappresentato uno spartiacque. Una fase si è chiusa, e si è visto il preludio di una nuova tappa.

Tali e tanti sono i terreni di scontro già aperti, che la vera domanda non è se vi saranno dei conflitti, ma solo da dove si comincerà, e con quale intensità.

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