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Dalle urne emerge un paese diviso

La destra è oggi in vantaggio. I suoi candidati a presidenti hanno preso 14.292.000 voti contro 12.578.790 del centrosinistra. Sarebbe sbagliato tuttavia vedere in queste elezioni solo una inarrestabile "marea nera". I risultati elettorali vanno letti in modo più articolato.

C’è innanzitutto il crollo del "centro del centrosinistra", e in particolare dei democratici. Si aggiunga a questo il risultato disastroso di Martinazzoli, che in Lombardia è riuscito a far disperdere al centrosinistra qualcosa come 400mila voti rispetto alle ultime europee. All’interno del Polo, è vero che avanzano i "centristi" (Ccd-Cdu), ma Forza Italia perde circa la stessa quantità di voti. Chi invece avanza fortemente è Alleanza nazionale, che è il principale vincitore con un’avanzata di oltre mezzo milione di voti. Fini, rotto l’abbraccio con Segni e abbandonata la "corsa al centro", torna a crescere sulle linee che più sono connaturate alla natura del suo partito, cioè una demagogia populista di destra.

e l’agonia del centrosinistra

La sconfitta nelle elezioni regionali ha aperto ufficialmente la fase terminale nella parabola dei governi di centrosinistra. Quello che per due anni si era tentato di nascondere dietro le manovre parlamentari e dietro la retorica oggi è sotto gli occhi di tutti. Questa coalizione affonda nel discredito, nell’indifferenza e persino nel ridicolo.

È necessario, alla luce degli avvenimenti di questi giorni, tentare un bilancio complessivo di questi anni, che dia indicazioni chiare sul futuro e sui compiti della prossima fase.

Accordi conclusi in 14 regioni su 15

È ormai ufficiale, in 14 regioni su 15 Rifondazione comunista si presenta alle elezioni regionali in coalizione con il centrosinistra. Per capire fino a che punto sia profonda la svolta effettuata, si pensi che nel 1995 gli accordi erano stati siglati solo in sette regioni.

Il bilancio degli accordi è fortemente negativo. Si dica quello che si vuole sui "punti d’eccellenza" dei programmi presentati dai candidati di centrosinistra: la realtà è che le trattative hanno visto il partito il più delle volte succube delle posizioni e della pressione del centrosinistra. Una breve carrellata alcuni degli accordi conferma quanto diciamo.

La destra si combatte con una vera politica di sinistra

Il 12 marzo, tra l’indifferenza di milioni di lavoratori, si è aperta la campagna elettorale per le regionali. Massimo D’Alema non sembra preoccuparsi degli elettori di sinistra che da tempo si rifugiano nell’astensionismo e volendo mostrarsi "affidabile" agli occhi del padronato sottoscrive con Tony Blair un "documento sul lavoro" (sarebbe meglio dire sul non lavoro) in cui propone: l’abolizione del contratto nazionale e dei sussidi di disoccupazione per chi non accetta "qualsiasi" lavoro, l’introduzione generalizzata delle gabbie salariali, l’allargamento della quota di salario legata alla produttività particolarmente nell’impiego pubblico, la revisione del sistema pensionistico e delle indennità per gli invalidi.

La libertà di licenziamento non deve passare

È definitivo, se governo, sindacati e Confindustria non troveranno un accordo per una legge che eviti i referendum, si voterà il 21 maggio. Il governo ha deciso di scorporare i due appuntamenti al voto a cui saremo chiamati nei prossimi mesi, regionali e referendum, distanziandoli di oltre un mese l’uno dall’altro (per le regionali si voterà il 16 aprile). Questo sarà un ulteriore aiuto per chi vuole, indipendentemente da quale sarà il risultato delle regionali, disinnescare lo scontro sociale che si nasconde dietro questi referendum.

NO ai referendum e alla concertazione

La Corte costituzionale ha ammesso al voto il più pericoloso dei referendum dei radicali, quello sulla libertà di licenziamento, cioè l’abolizione dell’obbligo di reintegrare sul posto di lavoro il lavoratore licenziato senza giusta causa.

Con questo referendum i radicali e la Confindustria sperano di poter dare la spallata decisiva a uno dei pilastri dello Statuto dei lavoratori, e di ripetere così con un referendum quello che in passato hanno fatto con la scala mobile (cancellata con un tratto di penna nel 1992) e nel 1995 con le pensioni d’anzianità (per le quali si è scelta la via della "morte dolce ma sicura" entro qualche anno).

Riarmo, attentati e repressione

Sulla base militare di Aviano le notizie escono col contagocce, e i giornalisti che timidamente osano pubblicarle, lo fanno, sulla stampa locale e nazionale, con evidente imbarazzo.

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