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Fermiamoli!

La Bonino e i radicali hanno raccolto le firme necessarie per i loro referendum.

Questi referendum segnano un salto di qualità nell’attacco alle condizioni dei lavoratori. Li ricordiamo brevemente: abolizione della giusta causa per il licenziamento, massima flessibilità nei contratti part-time e a tempo determinato, abolizione delle norme che limitano il lavoro a domicilio, liberalizzazione del collocamento privato, abolizione delle pensioni di anzianità, abolizione dell’obbligo per le aziende di assicurare i propri dipendenti all’Inail per gli infortuni, abolizione delle trattenute in busta paga, della sanità pubblica, dei finanziamenti pubblici ai patronati sindacali.

Costruiamo con le lotte l’alternativa a questo governo

Il governo D’Alema corre a occhi chiusi verso il disastro, e sulla stessa strada rischia di trascinare tutti noi. Non è bastata la sconfitta elettorale di giugno, non sono bastate le notizie delle batoste elettorali dei socialdemocratici in Germania, non bastano i mille segnali di ripresa delle destre per far cambiare strada a D’Alema e Cofferati.

Diritti democratici per i soldati

I tragici fatti di agosto, che hanno comportato la morte di un parà della Folgore, sono stati l’occasione per proporre l’abolizione della leva con la formazione di un esercito fatto interamente di professionisti. La riforma entrerà a regime dal 2005.

20 referendum per un massacro sociale

I venti quesiti dei radicali, e in particolare gli 11 legati a questioni economiche e sindacali, rappresentano il concentrato dei desideri dei padroni, i quali non a caso hanno accordato alla campagna un significativo sostegno finanziario: si parla di 20 miliardi spesi fino ad ora per la pubblicità e per l’affitto di 2mila lavoratori interinali necessari per portare a buon fine la raccolta di firme. Si tratta di un attacco a 360 gradi che mira a dividere tutti i lavoratori senza risparmiare nessuno.

Contro i referendum della Bonino, contro la minaccia alle pensioni

La destra e i padroni sono passati all’offensiva su tutti i fronti. Dopo averci spremuto con la "concertazione", e sfruttando il credito e la fiducia che i lavoratori avevano verso i dirigenti sindacali e il governo di centrosinistra, vogliono andare oltre e preparano una vera e propria dichiarazione di guerra contro i nostri diritti e contro le nostre organizzazioni.

Perché torna il terrorismo

L’attentato a Massimo D’Antona ha aperto una vera e propria caccia alle streghe contro Rifondazione. A questa campagna spudorata è necessario rispondere con la massima chiarezza. In primo luogo dobbiamo dire ad alta voce che questo governo non ha le carte in regola per spargere lacrime su questo omicidio. Il governo corresponsabile del massacro in Jugoslavia, il governo che ha permesso che Ocalan finisse in mano ai torturatori del regime turco, non ha titoli per dare lezioni di morale politica, tanto più se consideriamo il cinismo con il quale si sono avventati su questo omicidio per trarne un vantaggio politico tentando di criminalizzare tutte le voci che cantano fuori dal coro del centrosinistra. Tantomeno hanno questi titoli i comunisti italiani, che nel loro congresso gridano "non un uomo, non un soldo per l’intervento di terra" mentre da due mesi sostengono i bombardamenti aerei.

Cosa si nasconde dietro?

Il 18 aprile, gli italiani saranno chiamati a votare per abolire la quota proporzionale alle elezioni politiche. Si vuole così togliere rappresentanza parlamentare alle formazioni minori, blindando la politica italiana in due grandi poli elettorali, secondo il modello americano.

Dietro la demagogia dei referendari contro la partitocrazia, si nasconde il bisogno di restringere gli spazi di partecipazione democratica, e di mediazione politica tra i distinti interessi sociali che le burocrazie dei partiti tradizionali hanno reso possibile nel dopoguerra.

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