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Sul sito del Movimento Per la Vita www.mpv.org campeggiano mentre scrivo due foto di feti chiaramente oltre i 3 mesi fatti a pezzi e gettati nella spazzatura. Terrorismo puro. Questa è l’aria che tira mentre monsignor Vecchi Ernesto vescovo ausiliare ci fa sapere dalla Curia di Bologna che nutre grosse speranze nel cammino inaugurato dal sindaco diessino Giacomo Venturi di Zola Predosa, comune alle porte di Bologna.

Qualcosa di importante ed inedito in Emilia è infatti successo: in seguito ad abboccamenti privati tra il primo cittadino ed il SAV (Servizio di Accoglienza alla Vita) - associazione messa in piedi dalla diocesi nel ’78, anno di approvazione della legge 194 - la giunta di Zola ha deliberato il permesso all’ingresso di un operatore del SAV nel suo consultorio. La motivazione ufficiale è "dare piena applicazione alla legge sul diritto all’aborto", per concedere alle donne "quelle alternative di cui la legge parla". Questo passo crea un precedente per futuri accordi tra le Ausl, aziende sanitarie, e le associazioni cattoliche. Il sindaco, che dalla foto sul Resto del Carlino pare il clone del più famoso Pietro Folena, gioisce all’idea che la legge 194/78 e la 405/75 (istituzione dei consultori pubblici) siano divenute "punti di riferimento anche per chi in passato non ha voluto riconoscerne l’alto valore sociale": ossia facciamo festa poiché anche la Chiesa viene a darci una mano! Il Cavallo di Troia non ha insegnato nulla al sindaco. Gli consiglio di leggere "Aborto, perdita e rinnovamento" di Eva Pattis e magari "Le regole della casa del sidro" di John Irving.

Modestamente la portavoce del SAV dichiara a Radio Città del Capo che si limiterebbe a raccogliere dati generici sulle motivazioni delle donne che intendono abortire per dialogare solo con quelle che acconsentissero volontariamente a farlo. Su cosa verteranno le argomentazioni di questi operatori? Sicuramente su proposte del genere: "Se hai problemi economici possiamo darti una mano noi... hai mai sentito parlare del progetto Gemma?" oppure "Poverina, se ti sposassi sarebbe più facile avere assegni familiari, magari buoni-studio per la scuola privata della tua creatura, un appartamento in affitto dal Comune..." altrimenti "Cosa sarebbe della tua vita dopo aver commesso un omicidio? Ci hai mai riflettuto?" e via dicendo, sfruttando il momento delicato. La realtà è che i fantomatici operatori saranno le esche gettate nei consultori, esche inizialmente prudenti ed accomodanti quanto basta per non farsi cacciare dalla struttura; il lavoro vero verrà completato fuori: per strada, in parrocchia, sotto casa, ovunque sarà possibile. Cacciatori di donne e di feti.

Purtroppo il megadirettore generale Cacciari dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna afferma di "non opporre nessuna preclusione di principio all’ingresso delle organizzazioni cattoliche nell’ospedale", memore delle commoventi mattinate di preghiera di Don Benzi alle porte del reparto maternità qualche tempo fa.

Cosa offre la Curia alle donne, spesso immigrate o nubili, che accettano di seguire i suoi "consigli"? Offre il progetto Gemma, adozioni di feti per 300mila al mese di carità fino al terzo anno di vita, a condizione di vivere a stretto contatto col SAV e le parrocchie. Potrebbe perfino capitare un papà adottivo "eccellente" visto che al progetto aderiscono in prima persona anche alcuni vescovi e alti prelati. La Fondazione Vita Nova esaminerebbe la domanda e l’offerta: il commercio delle adozioni a distanza di feti. E le donne non cristiane dovrebbero convertirsi? E dopo il terzo anno di vita? Nessun accenno alla dignità di una donna, considerata strumento di procreazione e riproduttrice in affitto per poche lire.

Magari come risposta alla incipiente crisi delle vocazioni sacerdotali e monacali.

L’Istat lo afferma chiaramente: dopo un aumento col picco nel 1984, le IVG (interruzioni volontarie di gravidanza) sono crollate sino al minimo nel 1995 e non stanno aumentando grazie alla maggior capacità di pianificazione riproduttiva delle donne conviventi e migliore pratica della contraccezione in generale. La maggior parte degli aborti volontari riguarda le single e le più giovani. All’interno del dato decrescente v’è però un aumento delle IVG tra le immigrate. Invece di accogliere cavalli di Troia nei consultori occorrerebbe potenziarli in quantità e qualità. In luogo di risparmiare sui servizi sociali trasformandoli in aziende, bisogna utilizzarli per l’educazione alla contraccezione delle ragazze e dei ragazzi nelle scuole e nei quartieri disagiati, coinvolgendo anche le donne immigrate. Come propongono i Comitati per la Scuola Pubblica (CSP) l’ora di religione deve essere sostituita da una corretta informazione sessuale gestita dai consultori di zona e comunque dai laici, contro ogni intrusione da parte del clero.

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