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1500 firme contro la passività dei vertici sindacali e la politica dello struzzo

Oltre 1500 sono le firme raccolte davanti alle fabbriche in questi quattro mesi da un gruppo di delegati. Delegati che, aiutati anche da questo giornale, fin da settembre hanno preferito rimboccarsi le maniche e incominciare una campagna di informazione davanti alle fabbriche mentre i vertici sindacali portavano avanti la politica del silenzio. Abbiamo visto giusto. Se questa campagna fosse stata portata avanti da tutto il sindacato da subito, sicuramente oggi saremmo molto più avanti nella costruzione delle forme di lotta adeguate alla portata dello scontro.

Tanti e significativi sono stati gli episodi che in questi mesi di banchetti hanno accompagnato questa campagna. Ci limiteremo a citarne solo alcuni.

L’episodio più emblematico sicuramente resterà quello di una azienda metalmeccanica di oltre 1000 dipendenti, l’Ima di Bologna, dove il delegato che allora propose al resto della Rsu di appoggiare questa iniziativa venne tacciato di estremismo e di voler spaccare il suo sindacato (la Cgil). Tutto questo perché il testo della lettera aperta che chiedevamo ai lavoratori di firmare non solo chiedeva a gran voce ai dirigenti di impegnarsi seriamente in una campagna, ma spiegava che se siamo arrivati a questa situazione la responsabilità è anche di tutte le concessioni che hanno fatto in nome della concertazione. Se la lettera ai vertici non ha riscosso successo nell’Rsu non si può dire altrettanto tra i lavoratori. Dieci lavoratori hanno già accettato di costituire un comitato e da alcuni giorni hanno incominciato a distribuire davanti ai cancelli della propria fabbrica un appello per rafforzarlo.

Nello stabilimento di Monza (in provincia di Milano) della Carrier (oltre 700 dipendenti), multinazionale che produce condizionatori d’aria, un lavoratore ci ha fatto avere oltre 110 firme raccolte a livello personale nello stabilimento che vanno a sommarsi alle 50 raccolte all’esterno con i banchetti.

La ST (Sgs Thompson) ha uno stabilimento dove sono occupati 4.500 lavoratori, ad Agrate nell’hinterland di Milano. La raccolta di firme ha incontrato subito qualche difficoltà davanti ai cancelli a causa dei guardiani che hanno tentato di mandarci via. Tuttavia dopo un primo momento in cui i lavoratori ci osservavano perplessi siamo riusciti a conquistare sempre di più la loro fiducia raccogliendo 95 firme. La lettera aperta è stata sottoscritta da due delegati della Rsu e questo ha fatto si che la discussione potesse continuare all’interno della fabbrica. Tra gli anziani molti ci hanno ringraziato perché eravamo lì (visto che nessuno si fa mai vedere tranne che nei periodi elettorali). Tra i giovani le cose erano più complesse, dis-cutendo con alcuni emergeva chiaramente che l’informazione sul contenuto dei referendum era poco chiara.

Alla ST c’è una grande percentuale di lavoratori giovani, ci sono nuove assunzioni (e in estate si utilizzano gli studenti degli ultimi anni delle tecniche di Vimercate e Agrate per mandare in ferie i lavoratori assunti). È una azienda che tira, in uno dei settori tecnologici più avanzati, questo significa una estrema flessibilità unita ad un certo autoritarismo aziendale.

In questo contesto, abbiamo trovato alcuni, giovani disponibili a portare avanti una battaglia concreta, anche sulla questione dei referendum, ma che non hanno molta fiducia nel sindacato. Proprio tra questi abbiamo venduto la maggior parte dei nostri giornali. E la cosa promette bene per il futuro.

Alla Necchi di Pavia, dove è in corso una lotta durissima contro la chiusura ci siamo presentati ai cancelli portando anche la nostra solidarietà ai lavoratori, sapendo che la loro attenzione era concentrata sulla difficile vertenza in corso ormai da 8 mesi.

La maggior parte dei lavoratori è in cassa integrazione e alla fine dell’orario sono usciti solo in 100. Pasquale de Tomaso vecchio compagno di Rifondazione, uno dei principali attivisti sindacali alla Necchi ci ha aiutato a raccogliere le firme. Oltre 60 lavoratori hanno firmato la petizione. La lotta alla Necchi è durissima, la gran parte dei lavoratori non sono giovanissimi, ma anche in un contesto come questo, dove si avverte una certa stanchezza, abbiamo trovato una forte determinazione a lottare contro questo attacco volgare ai diritti fondamentali dei lavoratori.

Alla Smalti di Modena durante una assemblea di fabbrica un lavoratore ha presentato la lettera aperta ai lavoratori che l’anno accolta e sottoscritta con entusiasmo. All’assemblea era presente un funzionario che in assemblea non ha detto niente, ma poi quando gli è stato chiesto di sottoscriverla, si è rifiutato sostenendo che era troppo estremista.

Alla Modinform di Marcianise (CE) 2 giovani delegati sindacali hanno raccolto all’uscita dai cancelli 100 firme.

Anche all’assemblea regionale della Lombardia (tenutasi a Milano il 2 dicembre), che rientra nel percorso della costruzione della nuova sinistra più ampia della Cgil, abbiamo riscontrato un grosso interesse. Abbiamo raccolto più di 90 firme (molti delegati avevano già firmato in altre occasioni) tra le quali quella del segretario della Fiom del Piemonte Giorgio Cremaschi. Lo scontro è ormai entrato nel vivo e la proposta che facciamo è che tutto il lavoro che abbiamo portato avanti in questi mesi trovi uno sbocco nella costruzione dei Comitati di lotta contro i referendum dei radicali.

La battaglia che ci apprestiamo a portare avanti è una battaglia che possiamo vincere, ma il tempo stringe e i lavoratori dubbiosi sono ancora molti. Dobbiamo costruire comitati nelle fabbriche che siano in grado non solo di organizzare assemblee nei propri luoghi di lavoro, ma anche di uscire all’esterno andando da-vanti ad altri posti di lavoro e couinvolgendo la cittadinanza con assemblee pubbliche. Sviluppare og-ni tipo di manifestazione che può aiutarci a trovare lavoratori e giovani disposti ad aiutarci. La costruzione di un percorso che ci porti a uno sciopero nazionale che faccia arretrare le pretese padronali è un passaggio fondamentale per la buona riuscita del nostro intervento. Inoltre non dobbiamo dimenticare che quest’anno cade il 30esimo anniversario del-la conquista dello Statuto dei lavoratori, con uno scontro sociale in atto che giorno dopo giorno si acutizza anche questa può diventare una giornata simbolica per la nostra lotta. Contrap-poniamo alla proposta dei vertici sindacali che quel giorno vogliono andare dal Papa in occasione del Giubileo, una mobilitazione dei lavoratori.

 

Contro l’attacco alle pensioni

e i referendum della Bonino

Ecco ampi stralci della lettera aperta ai segretari generali di Cgil Cisl e Uil su cui sono state raccolte centinaia di firme. Il testo integrale è disponibile sul sito www.marxismo.net

A scrivervi sono quei lavoratori che voi spesso dite di rappresentare quando, nelle trattative con il Governo e la Confindustria fate degli accordi, il più delle volte senza chiedere il nostro parere. (...)

Ci avevate promesso che con la riforma Dini nel ‘95 le nostre pensioni sarebbero state garantite fino al 2012 e oggi vi rendete disponibili a nuovi tagli, avanzando proposte che nei fatti cancellano l’idea stessa della pensione pubblica, costringendo i lavoratori a rivolgersi agli squali della finanza attraverso i fondi pensione.

State firmando dei contratti d’area con condizioni vergognose, ipotecando il futuro dei giovani che non a caso sono sempre più scettici e distanti dal sindacato. Sostenendo ogni azione del governo di centrosinistra e garantendogli la copertura sindacale, avete aperto la strada a un ritorno delle destre senza precedenti. (...)

I 20 referendum dei radicali, particolarmente quelli che si riferiscono alle questioni sociali, oltre ad aggredire i lavoratori in quanto tali, attaccano il movimento sindacale, i suoi apparati, le sue burocrazie e i suoi privilegi, in pratica sfruttano la vostra cattiva fama per dare un colpo ai nostri diritti. Di fronte all’iniziativa della Bonino fino ad oggi avete fatto gli struzzi, sperando che non raccogliessero le firme necessarie, non capendo che il silenzio era il modo migliore per aiutarli, non preparando le forze per lo scontro che inevitabilmente, presto o tardi ci sarà.

Per questa ragione, vi invitiamo a mettere in campo una mobilitazione di massa, organizzando presidi, scioperi, assemblee in ogni angolo del paese rispondendo con incisività alla loro campagna. È necessario fin da adesso formare dei comitati contro i referendum radicali e contro l’attacco quotidiano alla previdenza pubblica.

(...) Solo i lavoratori possono decidere quale posizione avere sulle pensioni come su qualsiasi altra questione. (...)

In questo scontro non c’è in gioco solo la negazione di qualche diritto, ma è l’esistenza stessa del sindacato che viene messa in discussione, in questa battaglia noi saremo in prima fila, ma allo stesso tempo che lottiamo contro il padronato, lotteremo contro la burocrazia nel sindacato e contro chiunque calpesta i nostri più elementari diritti democratici.

C’è bisogno più che mai di una svolta programmatica, bisogna aprire una vertenza generale che oltre a difendere la previdenza pubblica, intervenga sugli aumenti salariali, la riduzione d’orario e le garanzie sociali.

(...) Per questo vi chiediamo di prendere atto dei vostri errori e di sporcarvi le mani in una lotta senza quartiere contro la Confindustria e i suoi alleati o di farvi gentilmente da parte.

La lista dei firmatari promotori della lettera aperta si allunga di giorno in giorno.

Rsu Ups Milano, Rsa Ups Vimodrone (Mi), Simone Redaelli

e Cristian Ferrara (Rsu Ilva-Paderno Dugnano MI),

Nunzio Vurchio (Rsu D’Andrea-Lainate MI), Roberto Villa

e Norberto Vertemati (Rsu St Microeletronics-Agrate MI), Massimo Azzaro e Paolo Montefusco (Rsu Rcs periodici-Milano), Sergio Leonardi (Rsu Italtel-Milano), Davide Bacchelli(Rsu Ima-Bologna),Antonio Grassedonio (Rsu Politecnico-Torino), Antonello Accursi (Rsu Modinform ex Olivetti-Caserta), Fabrizio Bertoni e Romano Andreoli (Rsu Ferrari-Modena), Giampietro Montanari (Rsu Cesab-Bologna), Domenico Mazzieri (Rsu SKF-Cassino), Luigi Angelone

e Maurizio Dossena (Beta Utensili-Castiglione D’Adda Lodi), Luigi Izzo (Coop. Cantieri Navali Megaride-Napoli), Pasquale DeTomaso

(Necchi-Pavia), Paolo Brini (Smalti-Modena),

Piero Ficiarà (Terim-Modena)

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