Breadcrumbs

"La quota dei salari crolla: statisticamente l’Italia può dirsi fondata non più sul lavoro, ma sulle rendite e i profitti. ( ... ) Quello presente non è più il mondo dei redditi, ma è quello dei patrimoni". La citazione non è tratta da uno scritto di Marx di 150 anni fa, ma da un articolo apparso su Il Corriere della Sera del 17 Gennaio 2001 in cui si spiegano i risultati di un’inchiesta su reddito e ricchezza delle famiglie di Banca d’Italia e di altre recenti ricerche di istituti di statistica.

È ora di dire basta!

L’Italia è diventata in questo decennio il paradiso dei profitti. I dati pubblicati in queste settimane (vedi l’articolo in queste pagine) sono inequivocabili: in 20 anni la quota dei salari è passata dal 56% al 40% del reddito nazionale totale.

I mezzi con cui sono stati ottenuti questi risultati "straordinari" sono noti a tutti: aumento dei ritmi di lavoro, della flessibilità, spregio delle misure di sicurezza, e soprattutto una valanga di contratti flessibili: a termine, interinali, collaborazioni, e quant’altro, sono ormai diventati la norma per le nuove assunzioni. Dilagano fra i giovani, le donne, gli immigrati, gli espulsi dal mercato del lavoro, sommandosi alla tradizionale quota di lavoro nero, che nonostante tutte le menzogne spacciate dai vari governi ("con la flessibilità faremo ‘emergere" il lavoro nero") non si riduce affatto.

 

"A coloro che vogliono rovinare,

gli dèi tolgono prima la ragione"

(antico detto greco)

 

Lo scontro che si è giocato a Milano attorno alla candidatura a sindaco di Dario Fo illustra con chiarezza la crisi che colpisce i Ds e il risultato rovinoso al quale l’Ulivo va incontro nelle prossime elezioni. È noto che la candidatura di Fo è emersa su iniziativa di ambienti intellettuali genericamente progressisti, non particolarmente vicini al movimento operaio. Ma le caratteristiche del personaggio, le stesse ambiguità delle sue dichiarazioni di natura programmatica sono passate in secondo piano a causa dell’effetto che ha avuto la sua candidatura, della percezione che di essa si è avuta in amplissimi settori della sinistra milanese.

L’ultimo crimine dell’imperialismo

Lo scandalo dell’utilizzo dell’uranio impoverito (UI) e del plutonio nella guerra del Kosovo ha svelato in modo clamoroso la vera natura dell’intervento umanitario della Nato. La morte di diversi soldati dell’alleanza, causata dagli effetti all’esposizione al materiale radioattivo, ha scoperchiato una pentola del cui contenuto la classe dominante comincia ad intuire solo ora la pericolosità.

Primi segnali di lotte operaie

Il centrosinistra ha condotto il movimento operaio italiano in una vera e propria palude. Arginato e poi deviato il grande movimento di lotta dell’autunno del 1994 che diede il colpo decisivo al governo Berlusconi, soffocando con la concertazione sindacale ogni conflittualità dei posti di lavoro, prostrandosi di fronte alle pretese sempre crescenti del capitale, ha creato inesorabilmente le condizioni della propria crisi attuale. E in questa palude si levano con sempre maggior forza le esalazioni pestilenziali di una destra che altro non rappresenta che la voglia di rivincita della borghesia italiana, la sua spinta a rovesciare il tavolo e passare all’incasso. Né questi miasmi si limitano ai soli partiti di destra: le dichiarazioni del sottosegretario Brutti (Ds) che propone di prendere le impronte digitali a tutti gli immigrati fanno il paio con le manifestazioni razzistiche della Lega e con le dichiarazioni del cardinale Biffi; a una destra che propone i censurare i libri di testo delle scuole fa eco il sindaco ulivista di Trieste Illy, che vedrebbe volentieri fuorilegge fascisti e comunisti, o il prefetto di Milano che vieta allo stesso modo un corteo fascista e uno antifascista; e si potrebbe continuare a lungo.

Destra all’offensiva

Solo con la lotta possiamo fermarli!

Fra le macerie del centrosinistra soffia sempre più forte il vento di destra, e gonfia le vele di Berlusconi. Il clima politico che si è respirato nelle ultime settimane la dice lunga sulla voglia di rivincita e di resa dei conti che anima il Polo.

Dalle urne emerge un paese diviso

La destra è oggi in vantaggio. I suoi candidati a presidenti hanno preso 14.292.000 voti contro 12.578.790 del centrosinistra. Sarebbe sbagliato tuttavia vedere in queste elezioni solo una inarrestabile "marea nera". I risultati elettorali vanno letti in modo più articolato.

C’è innanzitutto il crollo del "centro del centrosinistra", e in particolare dei democratici. Si aggiunga a questo il risultato disastroso di Martinazzoli, che in Lombardia è riuscito a far disperdere al centrosinistra qualcosa come 400mila voti rispetto alle ultime europee. All’interno del Polo, è vero che avanzano i "centristi" (Ccd-Cdu), ma Forza Italia perde circa la stessa quantità di voti. Chi invece avanza fortemente è Alleanza nazionale, che è il principale vincitore con un’avanzata di oltre mezzo milione di voti. Fini, rotto l’abbraccio con Segni e abbandonata la "corsa al centro", torna a crescere sulle linee che più sono connaturate alla natura del suo partito, cioè una demagogia populista di destra.

Joomla SEF URLs by Artio

E' on line!

rivoluzione sito set2015

Grecia

oxi banner small

Il nuovo quindicinale!

 

RIV 7 small

Abbonati

abbonamenti rivoluzione

Radio Fabbrica

Radio Fabbrica

Il sito di Sempreinlotta

I nostri video