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Il quartiere di Tor Sapienza a Roma nelle ultime settimane è stato al centro delle cronache e del dibattito politico. Tutto è iniziato lunedì 10 novembre, quando un centinaio di persone, abitanti del quartiere, uniti a gruppi riconducibili all’estrema destra romana, hanno attaccato con pietre, mazze e bastoni il centro di accoglienza in cui vivono 36 migranti minori non accompagnati. Sono scaturiti degli scontri con diversi feriti. Le tensioni sono proseguite nei giorni successivi, con presìdi e attacchi indiscriminati da parte di militanti di estrema destra verso gli immigrati nel quartiere. Il pretesto per l’esplosione di violenza sarebbe stato un tentativo di molestia ai danni di una ragazza italiana da parte di un gruppo di “stranieri” non meglio identificati, in realtà l’operazione politica da parte dell’estrema destra consiste nel ridurre tutte le difficoltà della vita nella periferia romana alla presenza degli immigrati.

Il quartiere come tante altre zone periferiche nella città di Roma e in tutta Italia è fortemente colpito dalla crisi e dalla disoccupazione di massa, non ci sono i servizi più elementari e la criminalità (sia italiana che straniera) sguazza in questo contesto facendo enormi profitti con lo spaccio di droga e lo sfruttamento della prostituzione. Anche il diritto alla casa è messo in discussione con minacce di svendita del patrimonio pubblico e l’ombra della speculazione edilizia sempre in agguato nella città di Roma.
A Roma nel 2013 ci sono state circa 7.800 sentenze di sfratto. Aumentano anche le persone che si rivolgono alle mense convenzionate con il Comune passate da 13-15mila ospiti a 16-20mila nell’ultimo anno. A colpire, tra i dati, è il numero di bambini in povertà assoluta, quasi 30mila mentre la disoccupazione giovanile è al 40 per cento. Si aggiungono i tagli al trasporto come dimostra la recente soppressione di 70 linee periferiche dell’Atac.
In questo i gruppi dell’estrema destra hanno avuto gioco facile a incanalare la rabbia e la frustrazione di una parte degli abitanti del quartiere verso gli immigrati, indicandoli come capro espiatorio, nonostante sia evidente che nessuna delle questioni sopracitate possa essere imputata ai 36 ragazzi minorenni del centro di accoglienza. Quella di Tor Sapienza non è una rivolta spontanea degli abitanti del quartiere contro il degrado (come vorrebbero far credere certi media) ma il frutto di una operazione politica attuata dalle forze della destra romana (da CasaPound con i loro alleati leghisti ad Alleanza nazionale dell’ex sindaco Alemanno, che nulla ha fatto per le periferie), operazione che oggettivamente ha avuto una presa su un gruppo di abitanti del quartiere.
Il fatto che l’idea della “guerra fra poveri” abbia potuto prendere piede fra un settore (seppur minoritario) del proletariato e sotto-proletariato romano è responsabilità delle forze della sinistra politica, che negli ultimi decenni con i governi di centro-sinistra (da Rutelli a Marino passando per Veltroni) hanno peggiorato le condizioni di vita nella periferia romana. La crisi economica non poteva che peggiorare la situazione, aggravata dal continuo inseguimento alla destra sui temi dell’immigrazione e della sicurezza. Tuttavia questo disegno politico sta avendo risultati modesti come dimostra il fatto che alle manifestazioni organizzate nei giorni scorsi dai vari gruppi dell’estrema destra ci sia stata una partecipazione di poche centinaia di persone.
Non c’è dunque uno spostamento a destra della società, i presìdi razzisti impallidiscono davanti ai cortei sindacali di queste settimane, dove sono scesi in piazza, sotto le bandiere rosse della Cgil e della Fiom, centinaia di migliaia di lavoratori, italiani e immigrati insieme uniti nella lotta contro il governo e il padronato. Questo è l’esempio da seguire per contrastare i razzisti e si è visto anche a Tor Sapienza dove il 19 novembre si è svolta un’assemblea con 300 partecipanti, residenti del quartiere che rischiano di perdere l’alloggio popolare a causa della svendita del patrimonio pubblico, per sostenere con forza che i problemi del quartiere non dipendono dagli immigrati; è stato anche attaccato uno striscione che recitava: “Tor Sapienza t’hanno fregato, la colpa è del padrone, non dell’immigrato”.

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