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Intervento "umanitario" in Somalia

Torture? No, solo i soliti elementi deviati!

Soldati italiani hanno torturato in Somalia. Forze armate, Governo e stampa fanno il coro per presentare i fatti come eccessi isolati, al di fuori della storia e della società e, soprattutto, al di fuori della "missione di pace". Nessuno dimentica che le Forze Armate italiane sono tuttora impegnate in una di queste missioni, in Albania. Tutto questo è solo un grande esempio di ipocrisia. Intanto è un ipocrisia cercare di presentare la tortura come un’anomalia, isolarla dal concetto di guerra. La guerra è la fine delle regole e le regole che vietano la tortura in guerra sono sempre valse meno della carta su cui erano scritte. La guerra, particolarmente quella degli oppressori contro gli oppressi, è sempre barbara e assassina, dobbiamo stupirci che sia anche torturatrice?

In Somalia non si andò per "far ritornare la speranza", ma per intervenire in una guerra civile a favore della parte che prometteva più vantaggi all’imperialismo. In Albania oggi non si è andato a "portare la pace" (i morti sono aumentati, da quando sono arrivati i soldati italiani), ma ha contribuire a creare le condizioni per far rientrare la rivolta anti-Berisha. Per ora non abbiamo visto uno schieramento palese dei soldati italiani, anche se le manovre della nostra ambasciata sono note a tutti. Ma domani, se i comitati del sud si rifiutano di ridare le armi, i soldati potranno giocare un ruolo più attivo. In tutti questi casi la parola "intervento umanitario serve a coprire la realtà dell’intervento "imperialista"; cioè il tentativo del capitalismo italiano di intervenire direttamente negli affari di paesi più deboli e perciò solo formalmente sovrani.

Siamo in una fase di profonda instabilità internazionale, altro che governo mondiale dell’Onu! Le rivalità tra le potenze capitaliste escono allo scoperto più facilmente ora che durante la cosiddetta "guerra fredda" quando la paura dell’Urss le metteva a tacere. Da anni vediamo in Africa uno scontro frontale tra l’imperialismo francese e quello Usa, che finora a provocato almeno tre guerre civili e non è affatto finita! Lo smembramento della Jugoslavia è stato voluto e accelerato dalle potenze capitaliste europee, Germania in testa. Ora in Albania vediamo lo scontro tra l’imperialismo italiano e quello greco. Per intervenire in questa situazione servono corpi militari professionali efficienti (leggi disposti ad ammazzare, torturare, intervenire contro chichessia). Il nuovo modello dell’esercito professionale va in questa direzione.

La realtà di questi "interventi", meglio sarebbe dire invasioni viene alla luce in queste dichiarazioni di paracadutisti della Folgore, che prendiamo dal Manifesto:

"Di quelle torture ne parlavano tutti - si lascia sfuggire un parà in mimetica - Era tutto così difficile in Somalia, dovevamo sapere assolutamente dove i ribelli tenevano i depositi delle armi, era una questione di vita o di morte e non solo nostra"

A dire il vero la tortura è comune non solo in guerra. Nella società capitalista si fa uso della tortura tutte le volte che ai suoi apparati repressivi paia opportuno. E non parliamo solo dell’arcinoto uso della tortura da parte delle dittature militari contro gli oppositori. Le torture della polizia statunitense contro persone fermate per strada sono state più volte filmate. Tutti gli apparati repressivi della nostra società sono stati più o meno spesso coinvolti in "scandali" quando non riuscivano più a coprire la verità. L’Italia non fa eccezione. C’è ancora chi è convinto che nel dicembre del 1969 un anarchico, un certo Pinelli, sia morto sotto le torture della polizia italiana, e poi gettato dalla finestra della questura di Milano per simulare il suicidio.

Ma senza andare tanto indietro nel tempo, basta ricordare le continue denuncie di pestaggi delle forze dell’ordine. Se così stanno le cose nei territori metropolitani delle "civili e democratiche" potenze occidentali, non dobbiamo proprio stupirci quando la tortura viene scoperta essere praticata nei paesi invasi militarmente. Perché di questo si è trattato in Somalia e ora si tratta in Albania: di un’invasione militare, di un atto di guerra. In questi paesi non ci è andata solo la Croce Rossa ma eserciti armati fino ai denti.

Non a caso gli antichi romani giustificavano le invasioni con la volontà di portare la pace (la famosa "pax romana"). E senza andare tanto indietro nel tempo Hitler, alla vigilia dell’invasione della Polonia e della seconda guerra mondiale, si proclamava "l’uomo più pacifista del mondo".

Oggi tutti hanno il diritto di scandalizzarsi per le torture in Somalia; tutti tranne chi ha organizzato o applaudito a quell’intervento, o chi lo stesso sta facendo con l’intervento in Albania. E anche chi critica l’intervento in Albania perché non sotto l’egida dell’Onu, dovrebbe riflettere dopo le recenti rivelazioni; la missione in Somalia era stata effettuata sotto l’egida dell’Onu.

Ma, una volta stabilito questo, che fare? Le gerarchie militari e il governo propongono la punizione esemplare dei singoli. Cosi qualche esecutore pagherà e i mandanti morali non solo saranno impuniti, ma addirittura potranno ripulirsi la faccia.

I lavoratori italiani non possono accontentarsi di questo ipocrita lavacro e giustamente Rifondazione comunista, per bocca del compagno Cossutta, va oltre chiedendo lo scioglimento della Folgore. Questo è un provvedimento senz’altro augurabile, ma certo non sufficiente.

La Folgore è un covo ed un allevamento di militaristi nostalgici del fascismo, ma scioglierla non basta: vorrebbe solo dire il trasferimento di sottufficiali ed ufficiali "nostalgici" ad altri corpi, dove potrebbero continuare la loro opera di indottrinamento delle reclute. E sarebbero in buona compagnia: tutti quelli che hanno fatto di recente il militare in Italia sanno che buona parte degli ufficiali e dei sottufficiali non fanno mistero delle loro simpatie fasciste.

Questo non deve sorprendere: queste forze armate replicano nei loro compiti e nelle loro strutture fondamentali le caratteristiche delle forze armate del ventennio fascista: addestrare i giovani all’obbedienza, usarli per difendere gli interessi della classe dominante e giustificare il tutto con la retorica patriottica e nazionalista.

Il problema quindi non è sciogliere la Folgore, bensì sciogliere queste Forze armate. Questo significa epurare gli ufficiali e i sottufficiali fascisti; rendere le gerarchie militari eleggibili dal basso; collegare strettamente il servizio di leva al territorio dove i soldati vivono prima di diventare soldati; ridurre al minimo gli alti ufficiali e i militari di professione. In altre parole occorrono Forze armate che sorgano direttamente dalla società anziché sovrapporsi.

 

 

 

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