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Destra all’offensiva

Solo con la lotta possiamo fermarli!

Fra le macerie del centrosinistra soffia sempre più forte il vento di destra, e gonfia le vele di Berlusconi. Il clima politico che si è respirato nelle ultime settimane la dice lunga sulla voglia di rivincita e di resa dei conti che anima il Polo.

Siamo partiti dall’"anticomunismo come dovere morale" proclamato da Berlusconi al convegno dei ciellini di Rimini, proseguendo poi con la descrizione dell’Italia dominata da comunisti fanatici che intercettano le telefonate dei cellulari, per finire in questi giorni con la beatificazione di Pio IX, un papa che perfino la storiografia ufficiale italiana, non nota certo per il suo coraggio politico, descrive come un oscurantista sotto il cui pontificato si perseguitavano gli ebrei e si combatteva con tutti i mezzi, fino alla pena di morte, chiunque difendesse idee di progresso scientifico e democratico. (Forse Woityla era invidioso dei suoi rivali della chiesa ortodossa russa, che qualche settimana fa hanno fatto santo lo zar Nicola II "il sanguinario").

Con la scusa dell’allarme pedofilia si vogliono inviare poliziotti nelle scuole e si tenta di creare un clima di assuefazione al linciaggio. Oggi il pedofilo, vero o presunto, domani l’immigrato, dopodomani chissà…

Alleanza nazionale presenta un dossier alla Commissione stragi nel quale implicitamente incolpa il Kgb e la sinistra delle stragi nere e della strategia della tensione, compresa Piazza Fontana.

I servizi segreti fanno sapere che il terrorismo rosso colpirà a Milano e indicano come potenziale fonte di reclutamento i lavoratori delle aziende a forte conflittualità, in particolare nei servizi pubblici e nei trasporti. Si preparino, quindi, i ferrovieri, i lavoratori del trasporto aereo, gli autisti degli autobus (già l’anno scorso il sindaco di Milano Albertini aveva detto che nell’Atm si nascondeva una "cellula eversiva"): oggi sono accusati di essere "corporativi, privilegiati ed egoisti"; domani, se insistono a lottare e a scioperare per difendere i propri diritti, verranno accusati di essere filoterroristi.

Persino l’estrema destra, che per qualche anno era stata quasi assente dalla scena, si fa di nuovo avanti, e un’organizzazione come Forza Nuova, direttamente legata a gruppi terroristi neofascisti degli anni ’70, emerge per la prima volta con un profilo nazionale e si conquista il diritto a scendere in piazza, senza che prefetti e questori abbiano nulla da ridire.

Come sempre gli intellettuali colti, laici, tolleranti e progressisti si limitano a ironizzare sulla destra becera, sulla Chiesa retrograda e sulla paranoia anticomunista di Berlusconi.

Per noi, tuttavia, la questione è più seria. La destra che prende la rincorsa per le elezioni della prossima primavera si appresta a presentare un conto salatissimo ai lavoratori e alle loro famiglie. L’orgia di idee reazionarie a cui stiamo assistendo non è altro che una preparazione propagandistica, ideologica e culturale per un duro attacco ai nostri diritti e alle nostre condizioni di vita di lavoro.

Di fronte a questa offensiva, qualcuno manifesta il proprio stupore per l’incapacità del centrosinistra a rispondere in modo adeguato. La spiegazione dell’inerzia dei partiti di governo, tuttavia, non è difficile da trovare. I capi del centrosinistra considerano la battaglia persa in partenza. Si comportano come un esercito che occupa una città, e che sta per essere attaccato: non vedendo possibilità di vittoria, anziché apprestare le difese, si dedica al saccheggio della città stessa prima di abbandonarla. Qualche pezzo di Rai privatizzata, una "giusta assegnazione" delle bande Umts dei cellulari, regali legislativi e fiscali ai propri amici, veri o presunti… Prenderanno tutto il possibile, e poi se la batteranno a gambe levate lasciando il campo libero a Berlusconi.

Se si trattasse solo di vedere i ministri del centrosinistra fare le valigie, non spargeremmo certo molte lacrime. Anzi: raccolgono quello che hanno seminato in questi quattro anni.

Tuttavia il nostro problema è ben altro: mentre i capi dell’esercito, per restare al paragone di prima, se la battono con il bottino e andranno in qualche comodo parcheggio a godersi la doppia o tripla pensione, noi non potremo fare altrettanto e resteremo nella città assediata a subire il cannoneggiamento dell’avversario.

Rifondazione comunista ha il dovere di presentare con chiarezza davanti ai lavoratori e a tutti coloro che sono nel mirino della destra un bilancio chiaro ed onesto di quanto sta accadendo, di spiegare le cause del disastro a cui si rischia di andare incontro, e di indicare una prospettiva.

Il punto di partenza della nostra alternativa è semplice: per fermare l’offensiva della destra è indispensabile una nuova stagione di mobilitazioni sociali che rompa innanzitutto con la politica seguita dal centrosinistra in questi anni.

Invertire la rotta sulle privatizzazioni, sulla demolizione dello Stato sociale, aprire una battaglia sindacale che rompa la gabbia della concertazione e che, a partire dalla questione salariale e dalla lotta alla precarizzazione in tutte le sue forme, possa rivolgersi a tutti quei lavoratori, in particolare alle centinaia di migliaia di giovani neoassunti in condizioni di supersfruttamento negli ultimi anni, e dare loro una prospettiva credibile di mobilitazione.

Rovesciare la politica di privatizzazione e aziendalizzazione portata avanti nelle scuole e nell’università. Rovesciare la politica fiscale attuale, la quale ha sistematicamente elevato le imposte più ingiuste e che più pesano sui bilanci delle fasce popolari. Indicare, infine, una serie di nuovi obiettivi, a partire dalla riduzione d’orario e da un vero salario per i disoccupati, obiettivi generali e unificanti che possano diventare il centro di nuove mobilitazioni di massa su un terreno non solo difensivo, ma anche offensivo.

La conferenza programmatica di Rifondazione, più volte promessa e mai organizzata, avrebbe oggi un motivo eccellente per essere riunita: delineare i fondamenti di una battaglia di resistenza e di contrattacco nei confronti della destra avanzante.

Presentare un programma valido non è tuttavia che un primo passo. Dobbiamo trovare il modo, i canali per porlo all’attenzione delle masse, e in particolare della base elettorale e sociale dei Ds e della Cgil, oggi allo sbando e disorientata dalla crisi verticale del proprio partito. Pur senza nascondere nulla delle nostre critiche verso l’attuale governo, pur dichiarando a chiare lettere che per preparare una riscossa sono necessari altri programmi, un’altra politica e altri dirigenti da quelli che ci hanno portato a questa situazione, dobbiamo anche rendere evidente che non abbiamo nessun interesse a uno "splendido isolamento" del Prc. Se anche una parte, un settore dei Ds, o della Cgil, si dimostrasse disposto a lottare seriamente, non con le chiacchiere ma con i fatti, anche per una parte del nostro programma, anche per una sola rivendicazione significativa che possa creare un’inversione di tendenza, dovremmo cogliere a due mani una simile opportunità e costringerli a sporcarsi le mani scendendo sul terreno della mobilitazione.

Tutto questo si riflette anche sulle scelte elettorali che già si cominciano a discutere in tutti i partiti, compreso il nostro.

Appare chiaro a tutti, e Bertinotti lo ha detto in modo inequivocabile, che è impossibile cercare un programma comune con l’Ulivo. Ma questa evidente verità non è altro che il punto di partenza per decidere quali scelte il Prc possa compiere. Crediamo che la nostra posizione dovrebbe essere presa fin d’ora, con chiarezza e apertamente. Non abbiamo alcun interesse trattative dietro le quinte che possono partorire solo accordi equivoci. Bertinotti ha esortato più volte a "rompere la gabbia del centrosinistra". In pieno accordo con questa posizione, crediamo che il Prc dovrebbe dichiarare in primo luogo di rifiutare qualsiasi tipo di accordo, anche limitato alla sola tattica elettorale, con i partiti di centro (Democratici, popolari, diniani, e quant’altro) che hanno rappresentato e rappresentano in modo diretto gli interessi della borghesia. Possiamo e dobbiamo invece proporre una discussione alla luce del sole ai Ds e ai comunisti italiani, allo scopo di arrivare se possibile a una desistenza concordata, che non ci impegnerebbe in nessun modo sul terreno del programma o delle alleanze di governo, ma che permetta una battaglia comune sul terreno elettorale contro la destra.

Se anche fosse vero che la sconfitta elettorale è già annunciata, resta decisivo il modo con cui conduciamo la battaglia. Fare leva sulle contraddizioni sempre più forti del centrosinistra, porre con chiarezza i militanti Ds di fronte all’alternativa tra alleanza al centro, con i partiti borghesi, o alleanza a sinistra, con Rifondazione, essere i più decisi oppositori della destra avanzante e fare emergere una chiara alternativa nei programmi e nelle proposte di mobilitazione. Se sapremo raggiungere questi tre obiettivi, avremo fatto i giusti passi per arginare l’avanzata della destra e preparare una controffensiva nella fase successiva.

4 settembre 2000

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