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Oltre 70mila lavoratori hanno affollato le strade di Napoli in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil il 25 Giugno. Dopo il risultato modesto dell’ultimo sciopero generale e malgrado la poca convinzione da parte della Cgil nell’organizzazione, gli eventi attorno alla Fiat di Pomigliano, hanno cambiato radicalmente il clima e la partecipazione allosciopero. Da tempo infatti non si vedeva una manifestazione così partecipata e combattiva caratterizzata da slogan contro il governo, Confindustria ma anche contro Cisl e Uil.

Nei giorni scorsi infatti si è sviluppata una polemica attorno al referendum in Fiat nel quale la Cgil ha sostenuto il sì alla proposta Marchionne, malgrado l’attivo degli iscritti della Fiom della Fiat avesse confermato il verdetto del CC e del direttivo provinciale del sindacato metalmeccanico cheaveva bocciato all’unanimità il ricatto dell’azienda e il referendum farsa sostenuto da Cisl, Uil, Fismic e Ugl.

I lavoratori hanno dato ragione alla Fiom che ha comunque deciso un concentramento distinto da quello della Cgil per poi confluire nel corteo e prenderne la testa.

Dietro lo striscione che recitava “siamo tutti di Pomigliano” i lavoratori della Fiom , alla presenza di Rinaldini. Migliaia di lavoratori hanno indossato la maglietta con la scritta “Pomigliano non si piega” confluendo nella manifestazione tra gli applausi e l’entusiasmo. Questo dimostra chiaramente che la linea di Epifani e del segretario regionale Gravano non è affatto rappresentativa dell’umore degli iscritti alla Cgil.

Proprio mentre lo spezzone della Fiom, guidato dai giovani delegati della Fiat che sono stati in prima fila nell’organizzazione del dissenso che ha permesso la prima sconfitta di Marchionne da quando è alla direzione dell’azienda torinese, entrava in piazza è partito uno slogan che recitava “la Cgil che vogliamo siamo noi” che ha rapidamente contagiato migliaia dipersone riecheggiando in tutta la manifestazione.

Questo sotto gli occhi di Gianni Rinaldini a cui il messaggio deve essere arrivato chiaro: la nuova sinistra sindacale deve basarsi sulle lotte come quella di Pomigliano, sulla combattività operaia, sul rifiuto della politica concertativa che ha portato solo disastri per le condizioni dei lavoratori. La forza è lì, si legge sui volti felici e carichi di determinazione dei giovani delegati della Fiat che guidano il corteo scandendo slogan contro Marchionne e Sacconi ma anche contro Bonanni e Angeletti che un cartello in prima fila definisce “servi dei padroni”.

Alla manifestazione oltre alle principali aziende campane hanno partecipato numerosi pullman provenienti dalla Gkn di Firenze e dalla Lucchini di Piombino arrivati nella città partenopea in solidarietà alla Fiom ed ai lavoratori per testimoniare la loro solidarietà.

Quello che appariva chiaro è come il rifiuto di firmare l’accordo da parte della Fiom e il risultato del referendum alla Fiat abbiano creato un clima di fiducia tra i lavoratori sul fatto che ci si possa opporre all’arroganza padronale e che questo abbia messo in moto un processo di radicalizzazione tra un settore di delegati ed attivisti in particolare della Fiom.

La partita è aperta e la classe operaia è in campo, come ha detto Mario Di Costanzo, giovane delegato della Fiat e militante del circolo Prc Fiat auto-Avio, concludendo il comizio a Piazza Matteotti “la Fiom ha rifiutato di firmare un ricatto che prevedeva peggioramenti dei diritti come gli odiosi 18 turni e un attacco senza precedenti al diritto di sciopero,condivido le parole pronunciate da Epifani al congresso della Cgil in cui diceva – gli industriali vogliono usare la crisi per farla pagare ai lavoratori uscendone attraverso una forte diminuzione dei loro diritti, la Cgil è in campo contro questa prospettiva - ora la Cgil deve fare seguire alle parole i fatti”.

La forza e la determinazione operaia per iniziare una mobilitazione in grado di riprendere il filo spezzato del conflitto ci sono, ora serve una direzione all’altezza dei compiti.


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