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f L’alta percentuale di NO al referendum del 22 giugno, con la quale i lavoratori di Pomigliano hanno annientato il tentativo della Fiat di piegare la resistenza operaia (organizzata attorno alle posizioni della Fiom) all’ignobile ricatto rappresentato dallo scambio tra occupazione e condizioni di vita e di lavoro massacranti (oltreché la rinuncia al diritto di sciopero e alla malattia), ha rappresentato un avvenimento che ha catalizzato le attenzioni e le speranze di riscossa di milioni di lavoratori e di oppressi in tutto il Paese

Tra questi ci sono anche tanti lavoratori che si trovano detenuti in un istituto penitenziario, in una condizione disumana, frutto di un sistema carcerario ingiusto e classista, in cui se sei un bancarottiere o un corruttore hai la certezza di farla franca, mentre se sei un disoccupato, un lavoratore che ha perso il posto di lavoro, un giovane con in tasca qualche grammo di hashisc o un immigrato, il carcere non te lo toglie nessuno.

Grande successo ha avuto l’iniziativa intrapresa da un compagno del Prc di Roma, Mario Pontillo, responsabile dello sportello di segretariato sociale del circolo di Ponte Mammolo, di diffondere in diversi istituti l’appello di solidarietà del circolo di Rifondazione di Pomigliano. Finora sono state raccolte più di 500 firme in circa 10 penitenziari e l’adesione è di giorno in giorno sempre più vasta, all’interno di una iniziativa che si sta allargando vistosamente, come è stato anche riportato al dibattito sul carcere alla festa nazionale della Federazione della sinistra, in corso di svolgimento a Roma.

è la dimostrazione che attorno alla classe operaia in lotta si può ricomporre un blocco sociale compatto, l’unico in grado di sfidare e vincere non solo contro Berlusconi e le sue leggi repressive ma anche contro l’offensiva padronale. Riportiamo la lettera con cui i detenuti del carcere di Opera (quella dei detenuti di Voghera è disponibile sul nostro sito) hanno accompagnato i moduli da loro firmati. Invitiamo tutti coloro i quali volessero unirsi a questa raccolta firme (sappiamo che il nostro giornale è letto in diversi istituti penitenziari) a scrivere al compagno Mario Pontillo
(Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) per ricevere l’appello e i moduli per firmarlo.

 

Solidarietà dei detenuti di Opera ai lavoratori di Pomigliano

 

 

 

 

Ci è arrivata una richiesta di solidarietà verso i lavoratori della Fiat di Pomigliano che rischiano il posto di lavoro se si rifiutano di sottostare ad una politica aziendale a dir poco vergognosa.

 

 

Per noi detenuti il lavoro è importante non solo per un eventuale reinserimento sociale ma anche per un sostentamento personale; ma il più delle volte siamo mal pagati e sfruttati in modo vergognoso e logicamente, non abbiamo un sindacato che possa difendere i nostri diritti. Un uomo che entra in carcere viene spogliato dei suoi diritti e della sua dignità. Un uomo libero non può essere spogliato della sua dignità e tantomeno dei suoi diritti. Il lavoro è dignità e il posto di lavoro è un diritto! Il lavoratore fa affidamento sulla suo forza lavoro per affrontare la vita sociale e avere una sicurezza economica per la famiglia, anche se tutto questo viene minacciato da una politica dispotica ed egoistica, impensabile verso chi come unico sostentamento può fare affidamento soltanto sul suo posto di lavoro. Allora è venuto il momento di alzare la voce e dire NO!

 

 

I detenuti e gli ergastolani di Milano-Opera, esprimono la loro solidarietà ai lavoratori della Fiat di Pomigliano ricordando ai padroni e agli azionisti della Fiat che non sono le aziende che fanno funzionare gli uomini ma gli uomini che fanno funzionare le aziende. La vostra ricchezza è dipesa e dipende da quegli stessi lavoratori, uomini e donne, che oggi rischiano il loro posto di lavoro.

 

 

Nessuno privi uomini e donne della loro dignità, e il lavoro è diginità!

 

 

 

Solidarietà dei detenuti di Voghera (Sezioni II e IV) ai lavoratori della Fiat di Pomigliano

 

 
La stragrande maggioranza della popolazione detenuta nella patria galera d’Italia si trova in carcere per mancanza di lavoro, quindi per necessità di sopravvivenza.
Mario Pontillo dello sportello di segretariato sociale sul carcere presso il circolo PRC Fratelli Cervi di Roma ci ha inviato dei volantini dei lavoratori della FIAT di Pomigliano ed ecco che è venuta spontanea l’idea di frimare un documento di solidarietà ai lavoratori.
 
Purtroppo le grandi fabbriche del nord sono interessati da anni da un processo profondo di ristrutturazione, con introduzione massiccia di nuove tecnologie e con riallocazione delle produzioni in  aree nelle quali il costo della manodopera è molto basso. Questo processo espelle dal lavoro migliaia di persone al SUD, il già debole sistema produttivo è entrato definitivamente in crisi. Non esiste un tessuto stabile di piccole e medie imprese.

Su tutto il territorio nazionale i senza-lavoro sono oltre i due milioni, cifra che configura una situazione davvero allarmante.
 
Se a ciò aggiungiamo che altri complessi fenomeni come le migrazioni e la crescita smisurata della popolazione mondiale (si prevede che nel 2025 gli abitanti del nostro pianeta saliranno a 8 milioni), non possiamo non preoccuparci dell’emergenza lavoro nel nostro Paese.
 
Accanto a queste considerazioni, vi è anche la gravità del lavoro nero. E questo è indizio e fonte di guai. Indizio perché rivela l’esistenza di storture istituzionali che rendono conveniente occultare il lavoro, fonte di guai perché priva di trasparenza il mercato.
 
Di questo passo, noi detenuti, ci chiediamo che fine faranno i nostri figlio.
 
Se la società in cui viviamo non è in grado di produrre lavoro per noi padri, che ne sarà dei nostri figli? Dovranno per forza seguire le orme dei loro padri poi incrementare l’industria del mondo carcerario e di tutto ciò che ruota intorno ad essa? Allora, a voi padroni, a voi azionisti della fiat e non, trovate le soluzioni giuste affinchè il nostro Paese non diventi un carcere.

 

 

 

 

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