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Il settimanale Panorama, del 9 settembre, ci ha voluto far dono di un pezzo di grande giornalismo sui licenziamenti alla Fiat-Sata di Melfi.

Nella prima di copertina campeggia una foto con i tre lavoratori licenziati e la scritta: “La verità sul sabotaggio di Melfi. Gli eroi bugiardi”. Subito si ha la sensazione di essere di fronte a un grande scoop: “A Melfi, tra omertà, paura e reticenze, Panorama ha parlato con chi quella notte c’era”.

I cosiddetti “testimoni diretti”, sono ovviamente anonimi perchè terrorizzati dalle possibili rappresaglie della Fiom - “se solo si viene a sapere che abbiamo parlato rischiamo di essere linciati e non possiamo più campare”. Tremerebbero i polsi anche ai corleonesi.

Ma l’articolista sprezzante del pericolo è deciso a far venire a galla la verità, dopo un lungo lavoro d’inchiesta, commenta: “Tutti riferiscono, separatamente, la stessa storia, variando solo sfumature… C’è pure una persona da sempre vicina alla Fiom…”

A parlare non lavoratori qualunque ma, secondo Panorama, niente meno che alcuni fra i 10 sindacalisti che hanno organizzato il corteo nella notte tra il 6 e il 7 luglio.

Coerentemente con questo il loro auspicio è che i loro sforzi organizzativi finiscano nel fallimento più totale, che per altro registrano con precisione matematica: “Gli operai protestano da 9 giorni per la decisione della Fiat di aumentare la produttività. Decidono di indire una protesta quel giorno alla catena di montaggio. Partecipano 52 lavoratori sui 735 impiegati sulle linee: appena il 7%”. Contati uno per uno…

L’altro delegato appartenente a questo brillante team organizzativo, si avvicina e “dopo essersi guardato attorno con fare circospetto” commenta: “Quelli della Fiom hanno tutti i torti in questa storia. Quella notte non ottenevano niente con gli scioperi e hanno fatto un sabotaggio”, e prosegue “per inciso: a me ‘sti cortei all’interno dello stabilimento non piacciono per niente. Non si può passare davanti agli operai che non scioperano e insultarli. Quelli della Fiom urlano volgarità di ogni tipo: schiavi, lavorate sempre, vi fate rompere il culo, siete quattro bastardi. Anche le operaie vengono prese a maleparole: zoccola, infame, puttana”. E chiosa: “I cortei siamo costretti a farli per compiacere la Fiom. I cortei servono solo a umiliare la gente che non vuole manifestare. E tanti pur di non essere insultati scioperano controvoglia”.

A dargli manforte, udite, udite, niente meno che un simpatizzante della Fiom, ovviamente di quella parte della Fiom che “discute e non insulta animalescamente” come ci tiene a sottolineare l’intervistato, che da perfetto sindacalista commenta: “La verità sarà ristabilita. Il giudice ha sentito solo operai vicini al sindacato. In secondo grado credo che ci daranno ragione”. A chi?

“E se un altro giudice dovesse confermare il reintegro?” domanda il giornalista. Il militante della Fiom “che discute” non batte ciglio: “chiederemo alla Fiat cosa fare. Ma se fosse per me li licenzierei il giorno dopo”.

Chi scrive considera francamente incomprensibile che la Fiom nazionale abbia deciso di querelare il direttore di Panorama per questo articolo. Andrebbero ringraziati e incoraggiati ad andare avanti con le loro “inchieste”. L’articolo andrebbe fotocopiato e distribuito in ogni fabbrica del paese. Se quelli di cui parla Panorama sono i buoni sindacalisti, perché non rivolgersi ai “cattivi”? Landini dovrebbe riflettere.

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