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“Ripartire sempre e solo dagli operai”

Intervento introduttivo dell'assemblea con Ferrero e Rinaldini tenutasi il 5 marzo scorso e organizzata dal circolo Prc Fiat Auto - Avio


Cari lavoratori, cari compagni,


Un compito immane è davanti a noi : sconfiggere il disegno, marcatamente di classe, di Fiat e Confindustria.

E si riparte da noi, dai lavoratori di Pomigliano, uno dei più importanti avamposti operai del mezzogiorno e del paese. E si riparte dal bilancio dello sciopero del 27 febbraio scorso. Una stupenda giornata di lotta operaia e di popolo, ben racchiusa nell'urlo duro, e nel contempo, tenero e  dolce “Giù le mani da Pomigliano”.

Sgombriamo subito il campo da un luogo comune che la nostra è una battaglia di campanile o locale. La nostra è una lotta di ampio respiro, è una lotta generale: metta al centro le condizioni materiali dei lavoratori e dei precari dell'intero sito industriale di Pomigliano, del Mezzogiorno, del paese. È una lotta che parla alla classe operaia italiana e che la invita a riprendersi la parola, a non tacere: è per davvero, senza enfasi o retorica, una lotta di classe.

Questa giovanissima classe operaia di Fiat auto interroga il nostro partito, interroga il sindacato confederale ed extra confederale, in particolar modo la Cgil e la Fiom, innanzitutto, sul che fare nell'immediato ed a medio e lungo periodo. Siamo, infatti, difronte a passaggi molto delicati rispetto alla crisi strategica di sistema che è in atto.

Fiat e Confindustria si stanno muovendo per aprire e determinare un conflitto tra poveri per distruggere quel poco che ancora resta e vive nella nostra Italia, di identità di classe. Non riesco a spiegare, altrimenti, il fatto che Pomigliano è in cassa  e Melfi fa gli straordinari. Siamo in una fase  in cui i poteri economici cercano di salvarsi scaricando sugli ultimi. È per questo che c'è bisogno di un conflitto sociale radicale. Dobbiamo mettere in discussione il sistema. Di certo c'è la rovina, il declino.

Penso che le parole di Marchionne, l'illuminato per tanti della sinistra, sul futuro di Pomigliano, diano il senso alle mie precedenti affermazioni.

Nessun posto di lavoro, a tempo indeterminato o precario, dovrà perdersi in Fiat Auto di Pomigliano. Su questo non si può aprire nessuna discussione, come sui diritti e sul salario. Quattro ore per cinque giorni alla  settimana bastano. Ed in questa partita vanno, ovviamente, coinvolte le istituzione e lo stato.
Ciò potrebbe, anche dal punto di vista sociale e dei rapporti umani, costituire la condizione di un vero salto di qualità.  È questa la risposta alla barbarie che, quotidianamente, avanza nei paesi capitalistici.

E ciò mi fa anche affermare che, rispetto alla crisi, l'Europa, tanto invocata, non è la soluzione: è invece il problema. Si è costruita, infatti, una Europa liberista che prende ordini dalle banche e dai padroni.

Bene, allora, le posizioni sindacali, per Pomigliano, a partire dal piano industriale per il gruppo e le ricadute occupazionali e di volumi produttivi per i vari siti. Bene lo sciopero nazionale del gruppo, a Torino. Bene l'intervento della Regione Campania a sostegno del reddito dei cassaintegrati.

Ma Cgil-Cisl-Uil Campania devono indire uno sciopero di otto ore Regionale perché questa giunta, sulle questioni industriale della nostra Regione ed in particolare di Pomigliano, è totalmente assente, direi latitante. L'occupazione non può mantenersi solo sui centri commerciali.

Il dato della disoccupazione in Campania è intorno al 30%. Una ipotesi delle tante, per esempio, su cui potremmo ragionare è quella di far produrre a Pomigliano taxi elettrici in materiali recuperati, a tariffa ridotta, con cui innovare l'intero parco taxi del Mezzogiorno, e non solo. Una proposta del circolo di fabbrica a medio-lungo termine.

Deve avere un ruolo la Regione Campania rispetto a questa proposta per finanziamenti sulla ricerca e sperimentazione? L'assessorato alle attività produttive e alla formazione e lavoro devono avere voce e gestione su una proposta come questa e non i soliti interventi che sono meri palliativi e ingrassano solo le tasche dei padroni?

Chi, se non la Regione Campania, deve programmare lo sviluppo ed il mantenimento dei siti industriali preesistenti? (Avio, Alenia, indotto) Davvero c'è tanto lavoro per il nostro partito e tante speranze da far rinascere per la costruzione di un altro modello di società.

Questo nuovo protagonismo operaio pomiglianese ha bisogno di riferimenti certi, questa nuova leva di delegati sindacali deve essere valorizzata. Penso che le condizioni ci siano tutte. E allora, a partire dal nostro Congresso di Chianciano, abbiamo il dovere di rilanciare sul piano politico con un programma di sinistra: la nazionalizzazione di Fiat è l'unica proposta seria di intervento pubblico, perché se ho bene inteso l’intervista di Marchionne di qualche giorno fa, dico che l’Amministratore delegato “illuminato”, per Pomigliano ha già deciso.

Bisogna, sul versante politico e sindacale, rispondergli con molta fermezza ma anche alla politica del palazzo e a questo governo di destra e fascista, in particolare. A partire dall'aggressione subita dai lavoratori della Fiat di Pomigliano e da quei lavoratori della Innse di Milano, da parte della polizia. E caro Gianni Rinaldini, l'accordo separato sul modello contrattuale, le donne in pensione a 65 anni, l'attacco al diritto di sciopero, penso ci dicano che la Fiom ha un compito politico molto oneroso in Cgil: liberare la Cgil dalla concertazione perché non è, oggi, in grado di affrontare, in piena autonomia ed indipendenza, i temi della crisi; ma anche il modello che Berlusconi e Tremonti, nella vicenda Alitalia, hanno dimostrato di avere in testa e volerlo imporre all'intero paese: socializzazione dei costi e privatizzazione dei profitti. È come dire socialismo per i padroni e neo-liberismo sfrenato per i lavoratori. Penso, con umiltà, che sia arrivato il momento di aprire in Fiom, questa discussione. Pena l'inutilità della Cgil.

E a te caro Paolo, anche questa parte di Partito è nelle tue mani. Non è settaria ne dedita al minoritarismo. Subiamo  sulla nostra pelle l'attacco al diritto al lavoro, l'attacco ai diritti nel lavoro, insomma, gli attacchi quotidiani alla nostra dignità che è insieme attacco al nostro futuro e quello dei nostri figli; ma che è l'attacco alla nostra storia. Noi abbiamo rialzato la testa; è a te e al nostro partito il ridarci la forza, il coraggio e la voglia di andare avanti per liberare il paese da questo governo reazionario e restituire dignità alla classe operaia del Mezzogiorno e dell'Italia intera.

Si riparte, sempre, e solo dagli operai.

Ci sia da esempio la lotta dei nostri giovanissimi compagni di Fiat-Auto di Pomigliano.

5 marzo 2009

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