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Questo ordine del giorno è stato assunto dall'Assemblea fondativa dell'Area Programmatica "La Cgil che vogliamo", tenutasi il 6 luglio a Roma

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I lavoratori della Fiat di Pomigliano hanno dato una lezione di coraggio e determinazione nel difendere diritti e dignità del lavoro.

Dopo il referendum che ha visto più di 1.700 lavoratori opporsi all’accordo, un numero di lavoratori ben oltre superiore all’insediamento sindacale della Fiom e soprattutto superiore alle attese di chi pretendeva un plebiscito per il piano Marchionne, abbiamo la responsabilità di resistere alle minacce della Fiat rifiutando lo scambio fra flessibilità selvaggia delle condizioni e posti di lavoro.

Dobbiamo opporci alla logica della Fiat e della “competizione globale sui salari e sui diritti” tanto più in un contesto in cui Marchionne ha dichiarato l’intenzione di non volere la Fiom al tavolo delle trattative e cerca la prova di forza.

La Fiom non teme sfide e non accetta ricatti.

Riteniamo necessario proseguire la mobilitazione coinvolgendo tutti gli stabilimenti e utilizzando le forme di lotta utili ad ottenere non solo la massima visibilità, ma anche il massimo effetto sulla controparte, e attivando quei meccanismi di solidarietà fra lavoratori che impediscano a Marchionne di mettere i lavoratori di un impianto in competizione con gli altri.

La vertenza di Pomigliano ha un carattere generale e nazionale, nella misura in cui ciò che la Fiat pretende far passare nello stabilimento napoletano, il padronato vorrebbe generalizzare a tutti i rapporti di lavoro della grande industria.

Per questa ragione la Fiom si impegna ad aprire una grande campagna di sostegno e solidarietà con i lavoratori di Pomigliano: “Pomigliano non si piega”, attivando una commissione apposita formata da rappresentanti di tutti gli stabilimenti Fiat, che articoli il sostegno ai lavoratori di Pomigliano attraverso:

1- una petizione allargata a tutte le forze sociali, le realtà di movimento e politiche.

2- comitati di sostegno che promuovano controinformazione sulle reali condizioni di lavoro nelle fabbriche Fiat e momenti assembleari, coinvolgendo lavoratori e delegati sindacali degli stabilimenti in Italia e all’estero (Brasile, Polonia e Serbia).

3- l’attivazione di tutte le competenze e professionalità interne ed esterne al sindacato di natura medica e legale che studino la metrica Wcm e la metodologia internazionale Ergo Uas affinchè si possa giungere ad una valutazione indipendente dalla Fiat in merito ai reali effetti sulla salute dei lavoratori delle nuove metriche e della nuova organizzazione del lavoro.

Il caso Pomigliano non ci fa dimenticare che un altro impianto, Termini Imerese, viene dalla Fiat abbandonato a se stesso e destinato alla chiusura. Verificato nei fatti che le ipotesi del governo che parlava di oltre 10 gruppi interessati all’acquisto, si sono ad oggi dimostrate infondate, riteniamo indispensabile attivare una campagna nazionale che ponga al centro la rivendicazione della continuità produttiva del sito attraverso l’intervento diretto dello Stato, che deve prendere in carico area e impianti al fine di insediarvi produzioni e ricerca legate a modelli alternativi di mobilità sostenibile, costringendo Fiat a partecipare a parte dell’investimento, a parziale copertura degli innumerevoli aiuti di Stato di cui ha sempre beneficiato.

La lotta di Pomigliano, come si vede anche dall’andamento dello sciopero del 25/6, non è isolata e raccoglie vasta solidarietà. Approfittiamo di questo vantaggio sulla Fiat per consolidare e allargare la nostra resistenza.

Presentato da

Paolo Grassi
Paolo Brini


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