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Rilanciare la mobilitazione in tutto il gruppo Fiat

Per  giornali e televisioni è un’ossessione: ci martellano spiegandoci che la Fiat non solo rimane in Italia, ma addirittura vi aumenta la produzione. Per di più senza esuberi e con una missione produttiva per lo stabilimento di Pomigliano D’Arco.

 

Con l’ausilio di eminenti ministri ed economisti ci hanno però puntualizzato che per colpa della crisi economica mondiale, di quella di mercato e per colpa della concorrenza di altre nazioni il cui costo della mano d’opera è inferiore, non si poteva più mantenere quello stile di vita lavorativa “comodo”. Del resto tutti in tempi di crisi fanno un po’ di sacrifici e quindi, anche a Pomigliano, sarebbe stato normale e responsabile, per continuare a lavorare, dover rinunciare a qualcosa. Fare qualche sacrificio. Sacrifici ripagati con 750 milioni di euro di investimenti, con l’arrivo della Panda. In fin dei conti, un buono scambio. Anzi quasi un affare e ad affermare ciò, con tutti i mass-media possibili, sono stati la Confindustria, il governo tutto, i sindacati di categoria assieme alle loro rispettive confederazioni. Insomma tutti. Oddio quasi tutti.

C’è la FIOM che non è d’accordo, che crea problemi perchè come dice il segretario della Cisl Bonanni “è estremista e minoritaria”. Ma del resto in tv abbiamo visto più volte che a questi della Fiom piace contraddire; dire no senza rendersi conto della responsabilità di più di 5000 dipendenti di Fiat Pomigliano ed altri 10000 dell’indotto campano. Sui giornali ci hanno spiegato che la Fiom pur di difendere i falsi ammalati e gli assenteisti rischiano di far portare a Marchionne gli investimenti e la Panda all’estero. Fiat, Confindustria, governo ed altri sindacati hanno chiesto alla Fiom un po’ di responsabilità. Buon ultimo arriva Pierluigi Bersani, che pronuncia un sì “sofferto”, naturalmente “per salvare lo stabilimento”. Ad ogni modo, per chiarire da che parte sta il Pd, queste parole vengono pronunciate in una conferenza stampa comune con Bonanni.

Insomma è semplice. Basta aver seguito un po’ la vicenda pomiglianense in tv e sui giornali per capire che il problema è la Fiom e più in generale la volontà degli operai di non piegarsi davanti alla propria schiavizzazione.

Il ricatto della Fiat

Il problema è opposto. Il problema è che chi detiene il potere, ed in questo paese più che altrove, detiene anche il controllo dei mass-media e quindi dell’informazione. L’attacco, anche a mezzo isolamento, sistematico alla Fiom, è l’offensiva delle classi padronali all’ ultima reale forza d’opposizione sociale in questo paese. Pomigliano è diventata più di una trattativa per la Panda. Più di una trattativa con Fiat. Pomigliano è diventato un cosciente attacco politico frontale delle classi padronali ai danni dei lavoratori. Tutte le menzogne mass-mediatiche hanno lo scopo di non spiegare che si vogliono riportare indietro le condizioni lavorative degli operai di sessanta anni. Già perché nelle richieste, che Fiat ha avanzato e la Fiom ha rifiutato, ci sono deroghe al contratto nazionale di categoria, alle direttive europee in materia di pause fisiologiche, allo statuto dei lavoratori, al diritto di sciopero e malattia e perfino alla Costituzione italiana. Per poter poi fare un accordo, la Fiat ha chiesto come conditio sine qua non:

- Settimana lavorativa con sabato lavorativo retribuito non in modo straordinario;

- Obbligo di straordinario per un monte ore triplo rispetto a quello del CCNL;

- Possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi ai lavoratori turnisti;

- Riduzione del tempo per le pause;

- Deroga dalla normativa europea che prevede mezz’ora di pausa a metà turno per turni superiori a 6 ore, con spostamento della stessa a fine turno;

- Possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa, eliminando il dritto alla mensa;

- Cancellazione di tutti i precedenti accordi sindacali aziendali;

- Facoltà di sanzionare l’organizzazione qualora indicesse uno sciopero;

- Richiesta di contrattazione individuale, beffando l’attuale Contratto Collettivo Nazionale;

- Possibilità di sanzionare disciplinarmente i lavoratori che scioperano fino la licenziamento, contravvenendo all’articolo 40 della Costituzione Italiana;

- Facoltà di non applicare le norme del Contratto Collettivo Nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa;

Quello che è chiaro è che le richieste della Fiat vanno ben oltre il futuro dello stabilimento Giambattista Vico. Le spinte del presidente di Confindustria Marcegaglia con  il sostegno del Governo Berlusconi puntano a cancellare il contratto nazionale, mettere in discussione il diritto di sciopero, concludere il processo di normalizzazione del sindacato in Italia dichiarando definitivamente chiusa la storia del sindacato antagonista come dichiara apertamente il segretario nazionale della Uil Angeletti.

L'accordo separato

Oggi è stato firmato un accordo separato firmato solo da Fim-Uilm-Ugl e Fismic, cui proveranno a dare una parvenza democratica attraverso una consultazione farsa dei lavoratori dall'esito truccato che annunciano si svolgerà il 22 Giugno, utile solo a dimostrare all'opinione pubblica già martellata dalle campagne di Marchionne che la maggioranza dei lavoratori sono disponibili a cedere al ricatto della Fiat.

La Fiom ha giustamente scelto di rispedire al mittente l'accordo nella parte che contiene l'attacco al contratto nazionale, al diritto di scioperi e alla malattia rifiutando di firmare e dando vita ad una serie di iniziative di mobilitazione con volantinaggi, assemblee pubbliche , uno sciopero di 8 ore il 25 Giugno con manifestazione a Napoli ed un' assemblea nazionale dei delegati del gruppo Fiat .

A questo andrebbe affiancato un coordinamento delle aziende in crisi a partire dall'indotto Fiat e dal  polo industriale dei Pomigliano per costruire uno sciopero cittadino nel quale controbattere alle menzogne della Fiat. Inoltre la mobilitazione va sviluppata a livello nazionale con una assemblea nazionale dei delegati Fiom che ponga la questione Pomigliano come questione nazionale.

Ma serve anche rifiutare ogni ulteriore peggioramento della condizioni di lavoro in fabbrica, rifiutando ulteriore flessibilità ed i 18 turni. La dichiarazione di Epifani sulle condizioni di lavoro  è un inaccettabile quando dichiara: "Su questo non dobbiamo avere timidezze. I 18 turni non sono una novità. In molte fabbriche si lavora 24 ore su 24 per sette giorni” fa un regalo alla Fiat ed a Fim, Uil, Fismic e Ugl che cercano di dimostrare che i lavoratori dello stabilimento G.B. Vico non hanno voglia di lavorare.

In un’intervista su Repubblica di oggi, il segretario della Cgil scarica tutte le responsabilità sulla Fiom, quando afferma “è mancato il rapporto tra la Cgil e la Fiom nella costruzione della soluzione.” Domanda il giornalista: “La colpa è della Fiom?" "È un dato di fatto perché questa vicenda ha ricadute su vari settori, non solo sui lavoratori metalmeccanici"

Insomma noi eravamo disposti a firmare, quei cattivi della Fiom ci hanno tenuto all’oscuro di tutto ed ora siamo costretti a dire “nì”.

I vertici della Cgil abdicano al loro ruolo, quello che dovrebbe essere loro naturale: difendere in maniera intransigente i diritti dei lavoratori. Se ci sono fabbriche dove si lavora 24 ore al giorno per sette giorni, è perché si sono firmati accordi ignobili sull’altare delle compatibilità aziendali.

A questo schema dobbiamo dire no, perché oggi i padroni vogliono mettere in discussione il ruolo del sindacato, relegandolo a soprammobile sui futuri tavoli di trattativa.

Per tornare a Pomigliano, la verità è un altra: i lavoratori hanno già dato in questi anni! Mentre la Fiat si arricchiva di profitti loro dovevano subire accordi come quello del 2003 che introduceva peggioramento dei ritmi, flessibilità ed aumenti della produttività , così come i “corsi di formazione” per giapponesizzare la fabbrica in un regime repressivo fatto di contestazioni, licenziamenti di delegati e reparti ghetto come quello di Nola.

A Pomigliano si gioca una partita chiave per i lavoratori del nostro paese i lavoratori e la Fiom non devono piegarsi è da qui che può iniziare la ripresa di una mobilitazione contro l'arroganza dei padroni.

* (delegato Fiom Ergom indotto Fiat)

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