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La violenta aggressione subita giovedì scorso dai lavoratori della Fiat di Pomigliano ha riportato agli onori delle cronache una discussione sulle sorti del gruppo Fiat, in particolare dello stabilimento di Pomigliano, che secondo le dichiarazioni di Marchionne sarebbe a rischio di chiusura o quanto meno di forte ridimensionamento.
Proviamo ad abbozzare alcune proposte che sono emerse nella riunione del circolo Prc Fiat-Avio di Pomigliano che si è tenuta dopo la liberazione dei 6 operai fermati dalle forze dell’ordine.

In primo luogo va affrontata la questione delle produzioni. Pomigliano è orfana di nuovi modelli in sostituzione degli attuali 147 e 159 e un accordo con altra casa europea rischia di essere devastante per il mantenimento dei siti del Mezzogiorno.

Il governo ha stanziato 2 miliardi di euro, con un incentivo di 1.500 euro a chi rottama auto euro 0,1,2. Ma è del tutto evidente che dietro la foglia di fico della questione ambientale si nascondono gli interessi del gruppo Fiat, infatti i finanziamenti vengono stanziati in assenza di un piano di rilancio industriale, si considerano “ecologiche” auto a benzina e diesel con emissioni di Co2 inferiori a140-130 g/km e nel pacchetto rischiano di essere dirottati i “fondi sociali” che le regioni avevano stanziato per corsi di formazione professionale.

Non è prevista alcuna somma a sostegno del reddito dei precari che perdono il posto di lavoro e dei cassaintegrati che percepiscono tra il 60 e il 70% di un già misero salario. Ai lavoratori il governo destina solo denuncie e manganellate!

La questione ecologica, deve essere affrontata seriamente e da un punto di vista di classe dal nostro partito.

Il nuovo prototipo d'auto, gia' prodotto in FIAT, che viene considerato piu' idoneo è quello elettrico e su questo a Palermo e' stata realizzata una stazione di ricarica per auto elettriche mediante pannelli solari su un parcheggio.

Un’ipotesi delle tante su cui potremmo ragionare è quella di far produrre a Pomigliano taxi elettrici in materiali recuperati, a tariffa ridotta, con cui innovare l'intero parco taxi del Mezzogiorno. Pensiamo sia decisivo il passaggio ad un'alimentazione tramite stazioni di ricarica solari e sarebbe ben piu' decisivo se tutto cio' avvenisse sotto il controllo dei lavoratori.

Da questo punto di vista si potrebbero fare azioni presso i comuni perche' si facciano promotori dell'installazione delle stazioni di ricarica solari in localita' presso le quali sia agevole il rifornimento dei taxi, questo anche nella direzione degli adempimenti istituzionali di riduzione dell'inquinamento.

C’è poi da affrontare la partita della lotta in corso. Su questo il partito deve fare un salto di qualità. La crisi industriale che colpisce Pomigliano ed altri stabilimenti non può essere oggetto di speculazioni politiche e i lavoratori, impegnati in una difficile vertenza, non sono un semplice bacino elettorale.

Proprio per questo sono i compagni che in fabbrica lavorano e si mobilitano ogni giorno che devono essere protagonisti delle iniziative che il partito organizza. Ci aspettiamo sostegno ed aiuto dalle strutture centrali e di federazione ma non decisioni prese sulle nostre teste.

Nelle prossime settimane dobbiamo evitare che i lunghi periodi di cassaintegrazione spingano i lavoratori a cadere nell’isolamento e nella depressione. È necessario costituire comitati e organizzare iniziative a sostegno della lotta (manifestazioni, concerti, casse di resistenza). Le iniziative che a livello centrale si stanno prendendo su questo terreno sono assolutamente gradite e rappresentano un grande sollievo visto la pressione/repressione a cui sono sottoposti i lavoratori.

A questo proposito è giusto ribadire che i 6 compagni fermati dalla polizia sono stati denunciati, tra le altre cose, per i reati previsti dagli articoli 340 e 337 del codice penale (resistenza a pubblico ufficile e interruzione di pubblico servizio). Si pone il problema di costruire una grande rete di solidarietà e di sostegno economico e legale che deve vedere il nostro partito (tutto il partito) impegnato in prima fila.

Il sito di Pomigliano d’Arco è il più giovane del gruppo Fiat, l’età media dei lavoratori è molto bassa ed è all’avanguardia sul piano tecnologico. Dal suo indotto dipendono oltre 20mila lavoratori. È una perla nell’ormai misero patrimonio produttivo campano e meridionale e non solo va difeso, ma deve essere rilanciato, e non un solo posto di lavoro degli attuali 4.800 deve essere messo in discussione!

Se alle parole seguiranno atti conseguenti e i lavoratori ci vedranno al loro fianco in ogni momento di quella che sarà una lunga e difficile vertenza allora non solo contribuiremo allo sviluppo del conflitto di cui c’è bisogno come il pane ma troveremo il bandolo per il rilancio di una sinistra che negli ultimi anni ha perso identità e il senso della propria esistenza.


 *coordinatore circolo Prc Fiat-Avio Pomigliano d’Arco
**responsabile nazionale Partito nei luoghi di lavoro

Questo articolo è apparso  su Liberazione dell'8 febbraio 2009

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