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Domenica 3 marzo è stato inaugurato lo stabilimento Fiat auto di Pomigliano. Con tanto di nuovo logo “la nuova Pomigliano” e sotto lo slogan “pronti a vincere” la Fiat Group ha fatto un altro passo nella cosiddetta “cura Marchionne”. La fabbrica riapre dopo mille ore di formazione svolte negli ultimi due mesi, anche se sarebbe meglio chiamarla rieducazione visto l’indottrinamento produttivista e aziendale che hanno dovuto subire i lavoratori.

Per la riapertura la Fiat rispolvera il metodo usato dal presidente dell’azienda torinese Vittorio Valletta che negli anni ’50 spinse in alto in profitti della Fiat con un misto di paternalismo e repressione, licenziando quasi tutti i quadri sindacali della Fiom e costituendo i famosi reparti confino.

La riapertura della fabbrica è stata fatta in grande stile, con un vero e proprio “family day”, aprendo i cancelli dell’azienda alle famiglie dei lavoratori ed ai bambini attratti da grandi buffet, pista di pattinaggio su ghiaccio, animazione e dal concerto del noto cantante Gigi Finizio, il tutto benedetto dal parroco e dal sindaco del Pd di Pomigliano.

L’altra faccia della medaglia sono 316 lettere arrivate a lavoratori combattivi, iscritti alla Fiom ed ai sindacati di base, oltre che a lavoratori con problemi di salute. Questi lavoratori non rientreranno in fabbrica e svolgeranno dei corsi di formazione per altri due mesi visto che la Fiat ha comunicato che “sarà costituito un centro di logistica avanzata a servizio dello stabilimento per ottimizzare il rifornimento dei componenti alle linee di produzione”.

La strategia di Marchionne è sempre più chiara: aumentare la produttività e lo sfruttamento passando da 660 a 1000 vetture giornaliere. Dividere i lavoratori con un’opera paternalistica e reprimere coloro che si oppongono ai piani aziendali, espellendo dalla fabbrica la Fiom e sindacati di base, in modo da costruire un nuovo collateralismo con Fim-Uil-Fismic.

Il piano Marchionne è una dichiarazione di guerra ai lavoratori. Pomigliano è lo stabilimento più giovane del gruppo Fiat. Con 2000 nuovi assunti negli ultimi due anni, una età media di 36 anni, con il 27% dei dipendenti che ha meno di 29 anni, il 32% sotto i 40 e soprattutto con il 40% che ha meno di 5 anni di anzianità, l’ex Alfasud è una bomba ad orologeria.

In un simile contesto la Fiom deve recuperare il terreno perduto preparandosi alla mobilitazione e rispolverando la migliore tradizione del sindacato. Così come la Fiat ritorna alle strategie repressive degli anni ’50, anche la Fiom deve riscoprire le parole Di Vittorio che nel 1955 per rispondere alle difficoltà della Fiom in Fiat diceva: “Dobbiamo dire chiaramente ai lavoratori, che anche per i nostri errori il padronato ha potuto portare molto avanti la sua politica di terrorismo e di coazione. Dobbiamo dare la prova ai lavoratori che la Cgil ha il coraggio di guardare in faccia alla realtà, di esaminare la propria azione, di scoprire e denunciare apertamente i propri errori e di fare appello agli stessi lavoratori perché ci aiutino con il loro consiglio, con le loro esperienze, a superare questi errori, queste difficoltà, queste deficienze e quindi a trovare assieme la strada che ci deve permettere di andare avanti.”a

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