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Fiat auto - Con i lavoratori di Pomigliano

Penso che il processo di trasformazione di una società capitalista ingiusta quanto insostenibile, giunta a causare un tasso di estinzione delle specie viventi di almeno 100 (secondo alcuni 1000) volte superiore a quello naturale, e mai registrato nella storia geologica del pianeta, non possa che ripartire oggi dalle grandi fabbriche.

Credo anche che la lotta per una società comunista e sostenibile non possa che nascere da quella sapienza operaia, di cui scrive Oscar Marchisio in un articolo recentemente pubblicato sulle pagine di Liberazione. Marchisio parte dalla necessità di un superamento dell’APTI (Auto Termica a Proprietà Individuale), e lo stesso tema viene ripreso in un successivo articolo a firma congiunta da Antonio Santorelli ed Alessandro Giardiello, in cui viene avanzata un’ipotesi, su cui ragionare, tra le tante possibili. L’ipotesi va nella direzione di coniugare la necessità di uscita dall’APTI (altamente inquinante, fonte di sprechi energetici e dei materiali e non idonea a rendere agevole la mobilità cittadina), con la proposta di Marchisio di affrontare la “forma dell’urbano” da un lato ed il futuro dello sviluppo energetico dall’altro.

Nell’articolo di Santorelli e di Giardiello viene proposta, infatti, la produzione a Pomigliano D’Arco di un nuovo prototipo di auto elettrica, già prodotto in Fiat, considerando anche che il prototipo elettrico viene ritenuto da molti ambientalisti quello più idoneo, coniugandola al progetto pilota di una stazione di ricarica per auto elettriche mediante pannelli solari, installati sopra un parcheggio di Palermo.

La Fiat di Pomigliano D’Arco potrebbe, quindi produrre non più auto termiche a proprietà individuale ma, per cominciare, minibus e taxi elettrici a tariffa ridotta con cui innovare l’intero parco minibus e taxi del Mezzogiorno, iniziando a portare fuori dal “regno dell’auto privata” un sistema dei trasporti che, in base a dati pubblicati sul sito di Legambiente, risulta incidere per il 27% sulle emissioni nazionali di CO2.

A Palermo la stazione di ricarica è stata realizzata su un parcheggio, ma sono tante le strutture pubbliche su cui agevolmente potrebbero essere installati i pannelli solari, in prossimità degli stazionamenti dei taxi.

L’esperienza pilota di Palermo a cura del Comune in collaborazione con l’Enel, la Metropark spa, l’azienda Municipalizzata del Gas di Palermo e l’Anit/Ansaldo, rientra nel progetto dell’Unione Europea “Zeus-Thermie” ed ha realizzato uno tra i più interessanti esperimenti di mobilità urbana ad emissione zero; con l’assenza di emissioni dannose sia nella fase di produzione dell’energia che in quella di esercizio dei veicoli.

Dunque, la proposta ipotizzata nell’articolo, oltre a consentire di mantenere gli attuali livelli occupazionali e non chiudere uno stabilimento che ha cambiato la storia del nostro Mezzogiorno, avrebbe ricadute positive a cascata, tra le principali:

• costi non elevati di installazione e di manutenzione dei pannelli solari che garantiscono l’assenza di emissioni dannose nella fase di produzione dell’energia;

• assenza di emissioni dalle APTI dannose sia per la salute dei cittadini che per l’ambiente;

• l’abbattimento dei costi di alimentazione delle nuove vetture e quindi la possibilità di effettuare una riduzione delle tariffe;

• azioni efficaci di prevenzione dell’inquinamento atmosferico ed acustico;

• azioni efficaci in attuazione alla normativa sulla mobilità urbana;

• azioni efficaci in attuazione alla normativa sulle nuove fonti energetiche.

I dati ad oggi disponibili degli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini non lasciano dubbi e sul sito di Legambiente viene riportata una valutazione complessiva dell’“effetto urbano”  effettuata dall’Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro, che ha rilevato per chi vive in città un aumento del rischio di contrarre un tumore ai polmoni, pari al 20-40% a causa delle alte concentrazioni di inquinanti atmosferici prodotte dal traffico veicolare.

Sempre sul sito di Legambiente si può leggere sull’inquinamento acustico, che dosi massicce di decibel possono causare, in caso di esposizioni prolungate, insonnia, tachicardia, variazioni della pressione arteriosa e della capacità respiratoria, gastriti, nausea, alterazioni del campo visivo e della trasmissione degli impulsi nervosi. 

L’ipotesi va, dunque, nella direzione degli adempimenti istituzionali dei comuni e potrebbe essere acquisita dai piani comunali. Penso che vada, inoltre, esattamente nella direzione di quel porre al centro lo Sviluppo delle fonti rinnovabili sollecitato in un recente documento Contro la crisi presentato da Cgil e Legambiente a Roma, nella convinzione che affrontare la sfida climatica ed intervenire per la qualità e l’innovazione ambientale siano la chiave con cui guardare alle politiche antirecessive.

Il Rapporto di Legambiente pubblicato in occasione della “Settimana Amica del Clima” sottolinea che la mancanza di un piano preciso nell’applicazione del Protocollo di Kyoto è già costata nel 2008 all’Italia oltre 1,7 miliardi di euro mentre, nel 2012, il conto potrebbe superare i 7,5 miliardi di euro e che la non applicazione del trattato soltanto per il settore dei trasporti si tradurrà in una spesa di 721 milioni di euro per il 2008.

Questi dati dimostrano come un intervento diretto dello Stato attraverso la rinazionalizzazione della Fiat di Pomigliano non solo darebbe un futuro produttivo ed ecompatibile allo stabilimento, ma permetterebbe un risparmio di soldi pubblici, cioè dei lavoratori stessi.

Tra le proposte di Legambiente anche quella di istituire un fondo urbano per il trasporto sostenibile, vincolando parte delle somme che le amministrazioni comunali incamerano dalle contravvenzioni e dai parcheggi a pagamento.

Penso che il discorso vada completato anche tenendo conto che sono già in produzione due veicoli totalmente riciclabili al termine del loro ciclo vitale, secondo una tecnologia messa a punto da Fiat Auto con l’A.D.A. (Associazione Demolitori Auto) e con le aziende che operano nel settore del riciclaggio, denominata F.A.RE. (Fiat Auto REcycling).

La “filosofia” alla base del progetto è quella del “riciclaggio a cascata” dei materiali. I componenti interessati al sistema F.A.RE. sono:

* i paraurti in polipropilene, che attraverso processi di frantumazione e rigranulazione, diventano materie prime per la produzione di componenti piu’ semplici, come le canalizzazioni d’aria per la plancia (per la prima generazione); queste potranno a loro volta essere riciclate per produrre sottotappeti (seconda generazione);

* i vetri recuperati che sono reimpiegati da industrie esterne al settore dell’auto per la fabbricazione di contenitori e bottiglie;

* le imbottiture dei sedili che vengono riciclate per la produzione di moquette e di arredamento per l’edilizia.

Ancora, da un documento pubblicato sul sito del Wwf, risulta che oggi solo il 50% delle vetture a fine ciclo viene trattato da demolitori autorizzati mentre il 30% finiscono in impianti non correttamente gestiti dal punto di vista ambientale ed il restante 20% scompare nelle discariche, nelle strade, nei campi di periferia con gravi danni ambientali ed ecologici.

Questo primo nucleo di proposta, da articolare meglio nelle fabbriche con i lavoratori, utilizzando le loro conoscenze e rendendoli protagonisti, potrebbe, quindi interessare non solo la Fiat di Pomigliano ma anche le filiere del riciclo, a cominciare da quelle dei materiali ferrosi e dell’alluminio. Considerando anche che l’estrazione di questi materiali contribuisce a danneggiare quelle risorse per la sopravvivenza degli indigeni che coincidono, come scritto dal sociologo Anibal Quijano, con le risorse per la difesa della vita sul pianeta (si pensi, ad esempio, all’estrazione della bauxite e alle grandi dighe ad essa collegate in Brasile).

Credo che sostenere, fortemente ed adeguatamente, la lotta dei lavoratori di Pomigliano, possa oggi costituire un punto di svolta decisivo nel nostro paese per quella piena coincidenza tra la necessità di trasformare la società e di uscire dal capitalismo e le possibilità effettive di salvezza della vita sul pianeta Terra.


* Comitato Tecnico Scientifico di Legambiente Campania

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