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Il socialista Josè Socrates, a capo di un esecutivo di minoranza in Portogallo, può essere considerato il più fedele discepolo del Fmi in Europa, avendo ideato il Piano di Risanamento e Crescita, un vero e proprio piano di lacrime e sangue contro i lavoratori (vedi Falcemartello n. 226).

Questo piano ha avuto la più ferma opposizione della sinistra in Parlamento e, nelle piazze, del sindacato tradizionalmente legato al Partito Comunista Portoghese, la Cgtp.

Le cose sono andate diversamente nel momento in cui a Lisbona si è dato il via libera, per la quota spettante al Paese lusitano, al prestito dell’Unione Europea alla Grecia; soldi di cui effettivamente i cittadini greci non vedranno neanche un centesimo, visto che andranno tutti a ripianare le perdite delle banche e degli operatori finanziari che andrebbero in rovina se si realizzasse la bancarotta di quello stato. Questo prestito ha visto il voto favorevole del Bloco de Esquerda e la contrarietà del Pcp e dei Verdi.

Perché il Bloco ha votato a favore di un provvedimento che rappresenta la cornice europea al massacro sociale che si sta portando avanti proprio in Portogallo, oltreché in Grecia, Italia e Spagna?

I dirigenti del Bloco hanno abbozzato una difesa, a dire il vero piuttosto precaria, sostenendo di aver dato semaforo verde al prestito per “evitare una bancarotta nel Paese più massacrato dalle politiche liberiste e vittima di un attacco speculativo dei mercati finanziari e delle agenzie di rating. L’Europa ha la responsabilità di rispondere a questo attacco con la propria solidarietà. Il Bloco difende la solidarietà europeista alla Grecia e, proprio perché solidale, contesta le condizioni imposte…”.

I dirigenti del Bloco ripropongono, fuori tempo massimo, la suggestione dell’idea di un’Europa solidale e più attenta al sociale, contrapposta alle mire avide dei mercati finanziari (che tanti danni ha fatto, nello scorso decennio, anche dentro Rifondazione Comunista), seppellita da parecchio tempo dalle politiche ultra-liberiste portate avanti, dagli anni ’90 in poi, dai partiti socialdemocratici e affini in Inghilterra, Spagna, Italia, Francia e Germania.

La crisi economica metterà a dura prova la tenuta del Partito Socialista e probabilmente farà crescere malessere e proteste al suo interno. Ma dovranno essere il Bloco e il Pcp ad influenzare e trascinare questi settori del Partito Socialista, non deve accadere il contrario!

Il 29 maggio ci sarà a Lisbona la manifestazione nazionale della Cgtp, che scenderà in piazza insieme al Pcp e al Bloco contro le politiche nazionali del governo, che ora hanno portato ad una riduzione del sussidio di disoccupazione e ad un aumento dell’Iva persino sui beni alimentari e sui farmaci, portando ad una ulteriore diminuzione del potere d’acquisto delle masse. Si tratta di una manifestazione importante ma che, allo stesso tempo, rappresenta il tentativo di rimandare l’appuntamento con lo sciopero generale che sarebbe il più normale approdo delle lotte che hanno attraversato il Paese negli ultimi tempi.

Il Pcp, che ha mantenuto la barra dritta durante il voto al prestito alla Grecia, e il Bloco debbono lottare tenacemente per lo sciopero generale e l’estensione delle mobilitazioni operaie come unica via per costruire nella società una reale alternativa al Partito Socialista. Fuori da questa prospettiva rimangono le alchimie parlamentari e la diplomazia dei gruppi dirigenti, che hanno risucchiato pericolosamente il Bloco in un passaggio chiave della crisi economica che sta sconvolgendo gli equilibri politici dell’Europa della moneta unica.

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