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Niente sarà più come prima

Il 24 Novembre si è tenuto in Portogallo uno sciopero generale convocato dalla CGTP (il sindacato legato al partito comunista), che ha raccolto l’adesione anche della UGT (il sindacato socialista). È stato uno straordinario successo, sicuramente il punto più alto della lotta di classe in Portogallo dal crollo della dittatura.

 

È la prima volta che UGT e CGTP scioperano inseime dal 1988, sciopero generale che fu convocato, non a caso, per fermare il tentativo della destra di rivedere la costituzione promulgata dopo la rivoluzione dei garofani del ’74.

L’appuntamento del 24 è stato preceduto da una serie di mobilitazioni nel mese di Novembre, a partire dallo sciopero nella pubblica amministrazione del 6 Novembre, per continuare con l’appuntamento studentesco internazionale del 17 Novembre (che ha avuto in Portogallo un grandissimo successo e che si è concluso con una dichiarazione congiunta di tutti i sindacati degli insegnanti che chiedeva di partecipare allo sciopero generale del 24 Novembre) e le manifestazioni contro la guerra e contro la NATO del 20 dello stesso mese, in occasione del vertice che si è tenuto a Lisbona.

Lo sciopero, che segue le enormi mobilitazioni di quest’anno contro il PEC (piano di stabilità e crescita), è stato convocato contro le linee generali della finanziaria del 2011, presentata dal governo di minoranza guidato dal socialista Josè Socrates, che includono il più pesante pacchetto di misure di austerità mai applicato prima in Portogallo, dove la disoccupazione è arrivata al livello mai registrato prima del 10,9%: una riduzione dei salari nel settore pubblico che, di fatto, significa la perdita di una o due mensilità di stipendio, l’aumento delle tasse e un taglio di 500 milioni nella sanità. Allo stesso tempo c’è una accelerazione sul terreno delle privatizzazioni dei beni pubblici essenziali e dei monopoli naturali, un aiuto all’evasione fiscale e un aumento delle spese militari.

Per effetto di queste politiche il Portogallo subirà  nel 2011 una nuova recessione, dopo quella del 2009, precipitando così in una situazione di recessioni continue ed intermittenti. Dopo una decade di stagnazione, questa dinamica crea evidentemente il rischio di un lungo periodo di depressione dell’economia.


L’adesione allo sciopero

Il segretario generale della UGT, João Proença, ha definito questo sciopero generale ‘il più riuscito di sempre’ e sull’adesione si è scatenata una guerra di cifre feroce, con tutti i giornali e le televisioni filo-padronali impegnati a ridurre la portata delle manifestazioni. La realtà è che almeno 3 milioni di lavoratori sono scesi in piazza. Un dato che, se raffrontato ai 5 milioni di lavoratori portoghesi in totale, rappresenta un clamoroso successo.

Un'immagine del corteo di Lisbona

L’adesione è stata pressochè totale nel pubblico impiego, negli ospedali, nelle università e nelle scuole.

Molte donne lavoratrici hanno partecipato ai cortei così come si è notata la presenza di molti giovani lavoratori (particolarmente dei call center). È stato quindi uno sciopero molto partecipato, con una adesione di massa.

L’adesione è stata alta nel settore automobilistico, ad AutoEuropa e in tutto il suo complesso industriale, alla  Renault, alla Mitsubishi, nelle imprese della grande distribuzione, nei settori tessile e metallurgico e dei trasporti (dove la partecipazione allo sciopero è stata del 95%), in quello del cemento, della ceramica e del vetro.

Tutti i voli previsti negli aeroporti sono stati cancellati e sono rimaste chiuse sia la Metro di Lisbona che quella di Porto, oltrechè tutti i porti marittimi.

Nell’ultimo comunicato stampa pubblicato sul sito della CGTP, alle 17.00 del 24 Novembre, da una lista molto lunga di vari settori tra cui scuole, università, ospedali, trasporti ferroviari e camere municipali, nella maggior parte dei casi si è arrivati al 100% e non si sono registrati in nessun caso numeri inferiori al 50%.

Il tutto si è verificato nonostante numerosi tentativi di intimidazione e repressione padronale, che non hanno fatto altro che raddoppiare la determinazione dei lavoratori. Alla Peugeot-Citroen di Mangualde, con una argomentazione capziosa che richiamava alla necessità di garantire i servizi minimi, si è proibita una assemblea sindacale per il 22 Novembre e il Sindacato dei lavoratori delle inustrie di trasformazione dell’energia ha denunciato che in tutta la zona Nord del Paese è stato impedito l’accesso nelle installazioni ai rappresentanti dei lavoratori.

Il Sindacato dei lavoratori del settore ferroviario ha denunciato come illegale la lettera inviata ai lavoratori che decretava l’imposizione dei servizi minimi e ha chiamato tutti i lavoratori a scioperare. Ugualmente nella metro di Lisbona e Porto si sono sfidate le imposizioni dei ‘servizi minimi’, a dimostrazione che in un contesto in cui vi è una adesione di massa è possibile contrastare le leggi anti-sciopero.

Il contesto economico

Lo sciopero generale in Portogallo si inserisce in un quadro di proteste a livello europeo contro i piani di austerità e i tagli allo stato sociale e all’istruzione, come abbiamo visto in Spagna, in Francia, in Inghilterra e, nelle ultime settimane, anche in Italia.

Lo stato portoghese è a rischio di fallimento e, il giorno antecedente lo sciopero generale, gli interessi sui Credit Default Swaps (prodotti speculativi simili ad assicurazioni sul fallimento di uno stato) sono balzati da 23 punti a 482,2 e il differenziale tra gli interessi sui titoli portoghesi e quelli tedeschi è balzato da 15 a 450 punti.

Quando la Merkel parla dei Paesi, i cui titoli di Stato dovranno essere valutati in maniera diversa dai titoli tedeschi (dal momento che non possono garantire la stessa sicurezza di rientro dei capitali investiti), facendo capire che si dovrà considerare come se questi titoli fossero di moneta diversa gli uni dagli altri (alludendo, nei fatti, ad una messa in discussione dell’euro per come l’abbiamo conosciuto finora), uno dei primi Paesi a cui pensa il cancelliere tedesco è, con tutta evidenza, il Portogallo.

Le misure economiche sono tratteggiate ad arte per portare avanti di nuovo una offensiva anti-sociale, sotto il pretesto di riforme strutturali volte a ulteriori modifiche delle leggi sul lavoro con lo scopo di liberalizzare ulteriormente l’orario di lavoro, diminuire i salari e dare mano libera alle imprese sui licenziamenti.

Sotto la dettatura della Banca centrale europea, e domani del Fondo Monetario Europeo (che agirà con le stesse politiche capestro del FMI), si porterà avanti la distruzione del sistema sanitario pubblico, e di ciò che in Portogallo rimane di un sistema di trasporto pubblico, analogamente a quel che è accaduto in Irlanda dove quello che sui giornali borghesi viene chiamato ipocritamente ‘soccorso finanziario’ è nient’altro che l’utilizzo di fondi pubblici per finanziare il capitale delle grandi potenze europee.

Negli ultimi dieci anni, il valore netto del debito estero (debito pubblico e privato) è salito da 50 miliardi di euro (44% del PIL) a più di 182 miliardi di euro (109% del PIL), a riprova del fatto che il problema del Portogallo non è il deficit pubblico, come tutti vogliono far credere, ma il debito complessivo con l’estero causato dell'abbandono e della distruzione dell'apparato produttivo, dall processo di de-industrializzazione del Paese, dalle privatizzazioni e dal dominio di grandi imprese sull'economia nazionale.

A differenza della Spagna e dell’Irlanda, altri Paesi con uno stato disastroso dell’economia e dei conti pubblici, il Portogallo non ha avuto una bolla immobiliare, quella dell’economia portoghese è una debolezza strutturale.

Qualsiasi tabella si possa prendere con dati economici sui Paesi europei, il Portogallo è sempre in fondo alle classifiche. Lo scorso anno il PIL è cresciuto dell’1,3 per cento ed è stato il tasso più basso in tutta Europa.

Dal 2000, la Repubblica Ceca, la Grecia, Malta e la Slovenia hanno superato il Portogallo in termini di crescita del PIL pro-capite.

 

La sinistra e le prospettive dopo lo sciopero

Il Partito Comunista Portoghese e il Bloco de Esquerda sono stati in prima linea nella costruzione dello sciopero generale. In particolare, il PCP è un partito in grande crescita e ha lanciato, durante le ultime mobilitazioni operaie, una propria candidatura indipendente alle prossime presidenziali del 2011, basata sulla difesa dei diritti dei lavoratori.

Al contrario, il  Bloco, dopo lo scandaloso voto favorevole al piano di strangolamento varato dall’Unione Europea nei confronti della Grecia, alle prossime presidenziali appoggerà Manuel Alegre, un candidato socialista che, dietro ad una fraseologia consolatrice e molto di sinistra, nasconde in realtà una tacita accettazione delle politiche di compatibilità economica adottate dal Parito Socialista.

Ad una settimana dallo sciopero generale già si parla delle prossime mobilitazioni che attraverseranno il Portogallo, a partire da nuovi cortei contro la NATO (il movimento contro la guerra è in grande spolvero nel Paese lusitano). Inoltre, prima della fine dell’anno, sono previsti scioperi nelle imprese cartiere e nel settore delle Poste.

Nel mese di Dicembre il PCP, che il 6 Marzo 2011 festeggerà i 90 anni dalla sua nascita e che il prossimo anno darà vita a molte iniziative politiche importanti in occasione di questa ricorrenza, organizzerà una serie di iniziative per la difesa della Costituzione e una manifestazione per imporre la tassazione sui dividendi che molte aziende e gruppi aziendali si preparano a distribuire entro la fine dell'anno, aspetto particolarmente intollerante se pensiamo che gruppi bancari, energetici , delle telecomunicazioni, della grande distribuzione, dei lavori pubblici, del cemento e della carta hanno accumulato nei primi nove mesi del 2010 nove miliardi di euro di utili, mentre per i lavoratori ci sono solo tasse e nuovi sacrifici.

Lo sciopero generale del 24 Novembre è stato un grande passo in avanti, implicito in tutti gli avvenimenti dell’ultimo anno in Portogallo. Non è però considerato un traguardo di per sè esaustivo, quanto invece deve essere la prima tappa di una crescita politica del movimento operaio portoghese, nella quale il Partito Comunista potrà giocare un ruolo di primo piano se saprà elaborare una piattaforma rivendicativa all’altezza e adeguata al compito di legare le attuali mobilitazioni contro i sacrifici imposti dalla classe dominante, a livello europeo, nella crisi dell’euro ad un obiettivo più generale di rottura dell’unione monetaria e di trasformazione della società, in Portogallo come in tutta Europa.

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