4° CONGRESSO - Falcemartello

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Primo bilancio del dibattito congressuale

Con la conclusione dei congressi provinciali è possibile fare un primo bilancio della discussione e dello stato del Partito. Non proponiamo qui un’analisi dei temi politici del congresso, che è già sviluppata in altri articoli di questa edizione, ma un bilancio della partecipazione ai congressi locali e degli orientamenti che il voto dei militanti di base ci pare esprimere. Le cifre che riportiamo nella tabella illustrano con chiarezza lo stato attuale dell’organizzazione del Prc.

Il congresso che stiamo facendo è da un lato la continuazione del 3º congresso del 1996. Oggi infatti facciamo un bilancio a posteriori della politica che allora proponevamo. Ma l’attuale congresso non è una semplice ripetizione del precedente, ma ne è anche l’approfondimento. In questa pagina trovate una tabella che confronta i voti ottenuti dai documenti di maggioranza (mozione 1) e della sinistra del partito (mozione 2) in entrambi i congressi, ma le forze che sostengono le due posizioni non sono identiche a quelle del ’96. In primo luogo, evidentemente, per la scissione di Cossutta e dei comunisti italiani, che nel ’96 appoggiarono la maggioranza. In secondo luogo per scissioni, meno rilevanti dal punto di vista numerico, che la sinistra del partito subì nel 1997-98 in particolare in Toscana, ad opera di compagni che nel 1996 sostenevano la sinistra. In terzo luogo, per lo spostamento di compagni dirigenti che nel 1996 facevano parte della sinistra e che oggi hanno sostenuto Bertinotti.

Calo di partecipazione

Il primo dato che balza agli occhi è il calo della partecipazione al dibattito. Le cifre totali dei votanti sono di circa 53.000 per il 1996 e circa 33.000 per questo congresso, il che significa un calo drammatico di 20.000 partecipanti, cioè circa il 40% del partito oggi o non è più iscritto, oppure non ha partecipato ai congressi locali. Questo dato non riflette solo la scissione, ma più in generale un clima di sfiducia, di attesa o di critica silenziosa che si è generato nel periodo della partecipazione al governo Prodi, ma anche per le difficoltà a capire quale strada deve percorrere il partito dopo la rottura col governo. Nella stessa direzione va il dato delle astensioni che indicano compagni che hanno sì partecipato ai congressi nei circoli, ma non hanno preso posizione.

Il calo dei votanti colpisce in modo quasi identico i due documenti, come dimostra il fatto che le percentuali finali dei due congressi sono molto simili. Solo in Lazio e in Sardegna la mozione di maggioranza ottiene più voti (in cifre assolute) nel ’99 che nel ’96, mentre in tutte le altre regioni vi sono cali vistosi. Allo stesso modo la sinistra aumenta i voti in Liguria e Basilicata, rimane sostanzialmente invariata in Calabria, Sardegna, Friuli e cala nelle altre regioni.

Questa breve analisi dimostra come la crisi del nostro partito non sia ancora stata superata. Si è interrotto un processo di disgregazione, ma la tendenza non è ancora stata invertita, nonostante in alcune realtà si sia registrato l’afflusso di forze nuove, in particolare fra i giovani, dopo il ritorno all’opposizione. Un ultimo segnale di crisi proviene da una marcata rissosità che in diverse federazioni importanti ha segnato le discussione all’interno della mozione di maggioranza e al scelta dei nuovi organismi dirigenti. Questa frammentazione non si sviluppa affatto su basi politiche e programmatiche chiare, e proprio per questo assume un carattere corrosivo per l’insieme del partito. Questi episodi devono essere visti non come intemperanze casuali di questo o quel compagno o gruppo di compagni, ma come sintomi di crisi politica, di grandi lacune del nostro partito sul terreno del radicamento, della formazione politica e della partecipazione militante, lacune che aprono spazi a fenomeni di carrierismo, lotte di gruppo senza basi politiche, ecc.

Per chi, come chi scrive, ha sostenuto nel congresso la mozione alternativa, è d’obbligo domandarsi come mai la sinistra del partito, che pure ha dimostrato su tanti terreni di aver sviluppato una concezione molto più corretta di quella della maggioranza, a partire dalla questione del governo, non è riuscita in generale a invertire la crisi del partito e a porsi come una alternativa praticabile per l’insieme dei militanti.

La risposta va cercata a nostro avviso in due direzioni. In primo luogo, la sinistra emersa dal 3º congresso era estremamente eterogenea, soprattutto nel suo gruppo dirigente. La base comune era rappresentata dall’opposizione all’entrata in maggioranza con Prodi, e non appena il partito è tornato all’opposizione molti dirigenti della sinistra hanno pensato che tanto bastasse per abbandonare una posizione critica nel partito. Questi compagni (Maitan, Turigliatto, Montanile, ecc. ) non hano capito che il problema del goveno era solo un aspetto della battaglia per una strategia alternativa a quella di Bertinotti, e che una parte importante dei militanti di base che hanno votato per la sinistra ricercano, in modo più o meno chiaro, questa strategia. La dimostrazione di quanto diciamo si vede dal fatto che mentre nel vecchio Comitato nazionale i 24 firmatari del documento "Progetto comunista" rappresentavano solo l’8% del totale, nel voto dei circoli il documento ha raccolto una percentuale doppia.

Oltre all’eterogeneità della sinistra del 3º congresso, tuttavia, è giusto sottolineare i limiti dell’attuale sinistra, in particolare nel costruire proposte per il radicamento del partito che potessero rendere più chiaro al corpo militante del partito non solo la nostra proposta strategica, ma anche quali sono le strade per praticarla, come applicare questa proposta sul terreno dell’intervento di massa. Giustamente molti militanti del partito che oggi non sono affatto entusiasti delle proposte di Bertinotti restano dubbiosi anche per questi limiti del documento alternativo. La sinistra del Prc deve porsi fra i propri compiti prioritari quello di interloquire con l’insieme del partito su questioni quali il radicamento sindacale, l’intervento fra i giovani, la costruzione dei circoli, ecc.

Questo compito è oggi reso più facile dal fatto che, a differenza del 1996, molte diffidenze e molte barriere sono cadute. All’epoca del 3º congresso, infatti, non pochi militanti videro nalla sinistra del Prc un ostacolo sulla strada di un partito che pareva ormai avviato sulla strada giusta. Gli scorsi due anni hanno dimostrato che non era così, e oggi c’è quindi l’occasione per un dibattito più aperto e più approfondito che in passato.

Solo se sapremo permeare tutto il partito di questo dibattito e dargli uno sbocco positivo potremo sperare nella ripresa della rifondazione.

 

Risultati delle votazioni nei congressi di circolo

                


Mozione 1 Mozione 2

Regione voti % voti % voti % voti %
'96 '99 ' 96 ' 99

V. d’Aosta 41 100 20 100 0 0 0 0
Piemonte 1995 82,9 1104 79,6 411 17,1 282 20,3
Liguria 1252 77,1 855 69,0 371 22,9 384 31,0
Lombardia 5428 86,6 3259 84,6 840 13,4 592 15,4
Veneto 1659 89,3 1167 87,4 199 10,7 168 12,6
Friuli V. G. 825 88,9 504 83,7 103 11,1 98 16,3
Trentino A.A. 83 64,3 110 88,0 46 35,7 15 12,0
Emilia R. 3574 84,6 2002 81,8 650 15,4 446 18,2

Toscana 5955 82,5 2888 86,8 1265 17,5 440 13,2
Marche 1172 82,9 788 82,8 241 17,1 164 17,2
Umbria 908 89,4 520 84,7 108 10,6 94 15,3
Lazio 4140 81,9 5898 83,9 912 18,1 498 16,1
Abruzzo 1163 77,2 745 76,5 343 22,8 229 23,5
Molise 298 76,4 182 75,2 92 23,6 60 24,8

Campania 3507 82,8 2105 82,7 730 17,2 440 17,3
Puglia 3935 88,9 2438 93,7 491 11,1 164 6,3
Basilicata 433 85,4 184 65,2 74 14,6 98 34,7
Calabria 2923 85,7 1681 77,5 486 14,3 489 22,5

Sicilia 2528 87,3 2092 87,2 369 12,7 306 12,7
Sardegna 1657 90,6 1678 90,4 171 9,4 179 9,6

Fed. Estera 215 86,7 107 64,5 33 13,3 59 35,5

Totale 43691 84,6 28027 84 7935 15,4 5337 16,0

Astenuti totali 1996: 584
Astenuti totali 1999: 865 (dato incompleto)

I dati '99 riguardano tutte le federazioni tranne 5.
I dati sulle astensioni '99 sono solo indicativi