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Dalle urne esce un quadro trasformato. La destra perde le elezioni (Pdl e Lega), il Terzo polo è piantato al 5%, il Pd ha un risultato positivo a Milano e Torino anche se vengono premiati i candidati alla sua sinistra (Napoli, Milano, Cagliari). Grillo raccoglie un voto anti-sistema basandosi sulle contraddizioni del Pd e non a caso sfonda in Emilia Romagna.

IdV crolla (eccetto Napoli per l’effetto de Magistris), Sel avanza,  la Federazione della Sinistra mantiene le posizioni (meno 0,1% nei comuni capoluogo rispetto alle regionali del 2010). Il voto delle provinciali, per quanto più politico, non è significativo per il carattere meno rappresentativo delle realtà in cui si è votato e per l’assenza in quella competizione della lista dei grillini.

È discutibile la tesi del compagno Grassi che dice che avanziamo dove ci presentiamo con il Centro-sinistra. Andiamo male in coalizione con il Pd a Bologna, Novara, Rimini, Siena e Caserta.

Ovviamente il risultato di Torino non è soddisfacente ma bisogna valutare il contesto e come siamo arrivati a definire un candidato indipendente, dopo esserci genuflessi in ogni modo alla corte del Pd, che alla fine non ci ha voluto.

Abbiamo prima avanzato la candidatura di Airaudo, poi atteso a lungo una improbabile disponibilità di Cremaschi e solo all’ultimo momento avanzato la proposta di Yuri Bossuto.

Sulla vicenda ex-Bertone, che aveva una rilevanza enorme, non abbiamo preso una posizione per scelta nazionale. Segnalo a tal proposito la posizione di due compagni del CC della Fiom (Brini-Santorelli) che è stata l’unica di compagni iscritti al nostro partito.

Rispetto alle critiche di “pansindacalismo” che vengono avanzate nei confronti della Fiom nella relazione, proverei a ragionare piuttosto sulle gravi responsabilità del nostro partito e sui limiti della sua politica sindacale. Non accetto inoltre che si avanzi l’idea che sarebbe esaurita la lotta alla Fiat (o peggio che non ci sarebbe mai stata la lotta di classe a Pomigliano ma solo una risposta negativa al referendum). Consiglierei ai compagni del Cpn di leggere il libro “Pomigliano non si piega” del circolo di fabbrica, per vedere se c’è stato o no il conflitto di classe a Pomigliano.

A chi critica l’insuccesso della nostra candidatura a Torino domando che ci dica chiaramente se a suo giudizio andava sostenuto il candidato della Fiat, perché Fassino era il candidato di Marchionne. Né più, né meno.

Checchè se ne dica il profilo nazionale del partito è quello di accordarsi con il centrosinistra sempre e comunque e la scelta di restare fuori (quando si verifica) viene spesso imposta dagli altri.

La FdS è un cartello elettorale, da tempo andiamo dicendo che non può essere niente di più. Paradossalmente andiamo meglio dove Prc e Pdci si presentano autonomamente (vedi il caso di Reggio Calabria e Campobasso)

Un partito comunista serio non può far discendere la linea politica da una semplice analisi dei risultati elettorali. Ci sono momenti in cui una forza politica come la nostra deve avere la forza di andare controcorrente.

Il pericolo più grande in questo momento è la deificazione dei vari Pisapia e de Magistris, e cioè l’idea che si possa avviare una politica di trasformazione attraverso un centrosinistra “riverniciato”.

Un altro aspetto negativo in questo voto è che è ancora prevalentemente un voto di opinione, c’è una sconnessione tra il conflitto sociale e la sua traduzione in scelte politiche conseguenti. All’interno di una generale avanzata delle sinistre noi raccogliamo meno di altri. Questo risultato di “galleggiamento” va investito su una strategia capace di sciogliere questi nodi.

La crisi del berlusconismo e la crisi del bipolarismo sono una realtà manifesta.

In un contesto in cui Berlusconi affonda (auguriamocelo presto) la proposta del Fronte democratico perde ancor più di consistenza. Ogni giorno che passa il Pd calpesta la costituzione nelle fabbriche, sulla guerra, sui diritti civili.

Lo spettro di un governo di centrosinistra a guida confindustriale che segue alla caduta di Berlusconi diventa il pericolo principale.

C’è un progressivo avvicinarsi del partito su posizioni governiste (che sappiamo essere prevalenti negli altri soggetti della FdS). Ma se queste posizioni, che nel Cpn si sono manifestate, sono chiare per quanto non condivisibili, Ferrero risponde ad esse con l’eclettismo più totale.

Il rilancio del Prc e il rafforzamento della FdS. Il Polo della sinistra d’alternativa (si parla di diventare il Terzo Polo della politica italiana) e allo stesso tempo l’Alleanza democratica con il Pd. Chi più ne ha più ne metta.

Rispetto al governo il segretario dice che non entreremo nel futuro esecutivo di centrosinistra, ma che non lo diciamo pubblicamente. Se gli altri ci chiedono la posizione al riguardo noi rispondiamo “che non ce ne frega niente di rispondere a questa domanda”. Un ginepraio incomprensibile. Una posizione che non reggerà alla prova dei fatti, e che si basa sull’ambuguità più totale.

Per quanto ci riguarda presenteremo al dibattito congressuale una posizione chiara che verterà sul rilancio della rifondazione comunista e sulla costruzione di un polo della sinistra di classe alternativo alle destre e al Pd.

Pensiamo che non debba essere sprecata l’opportunità che esce dalle urne con stupidi tatticismi che non conducono da nessuna parte. La generosità delle nostre compagne e dei nostri compagni merita molto di più.

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