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Si è messo in moto qualcosa che può diventare grande (e guardiamo anche alla Spagna), un processo non rettilineo che passando da Pomigliano al 16 ottobre, a Mirafiori, allo sciopero della Fiom del 28 gennaio, alla piazza del 14 dicembre, alle manifestazioni delle donne, al milione e mezzo di firme per l’acqua pubblica, anche a una scadenza “spuria” come lo sciopero della Cgil del 6 maggio (obiettivamente depotenziato nei tempi e negli obiettivi, ma forte nella presenza di piazza), si è in parte riversato nelle urne.

Bisogna però cogliere la contraddizione fondamentale, ossia quella tra la radicalità che si è espressa in queste lotte e la proposta (sia sindacale che politica) che viene offerta.

Il governo appare isolato, una specie di cricca “rasputiniana” circondata dal suo sistema di potere e da un parlamento di nominati, ma in crisi di egemonia nella società. Il flusso del cambiamento si avverte, così come la spinta a sinistra. Il punto è chi risponde, chi lo raccoglie?

Il Pd ha avuto un buon voto, il fatto che Milano, che in passato era sempre un pundo debole, oggi sia stata trainante non ridimensiona ma rafforza questa analisi. Raccolgono poi Grillo, Sel, De Magistris (ma non l’Idv)… noi siamo al bordo. Ci lambisce, in alcune zone di più, in altre per nulla, ma certo non vi siamo immersi.

Il rischio maggiore è che mentre raccogliamo poco dei consensi, ci investa invece la totalità delle colossali illusioni che accompagnano questo risultato elettorale. Le illusioni che con una riverniciata al centrosinistra possono poi ricondurre la voglia di cambiamento nell’alveo del Pd. Se cadiamo in questo siamo finiti, le illusioni nel nuovo centrosinistra ci sono molti altri che le incarneranno assai meglio di noi.

Guarda caso alla prima iniziativa di Pisapia vengono invitati Piero Fassino e Marta Vincenzi, due sindaci che certo non rappresentano alcuna spinta a sinistra.

Dal Toso qui ha parlato dei flussi elettorali a Milano, sarebbe utile anche parlare dei flussi economici; Santa Giulia, Garibaldi-Isola, Bicocca… le aree dove sono state messe in atto le mega-speculazioni che hanno generato quella gigantesca massa d’urto di denaro proveniente dalla rendita, non sono solo operazioni del centrodestra, anche se questo ha controllato da 15 anni la maggior parte dei poteri locali. Vedono protagonisti gruppi che hanno legami politici bipartisan, e che potranno giovarsi di un Pd fortemente egemone nella possibile nuova maggioranza al Comune.

Il centrosinistra può battere Berlusconi. Domanda: chi batterà Marchionne, Marcegaglia, Draghi? E prima ancora, chi vorrà schierarsi contro di loro? È su questo punto che dobbiamo insistere, qui entrano in campo le nostre scelte.

La proposta Ferrero: Rifondazione, più Fds, più unità a sinistra, più fronte democratico… bella: sembra la torta nuziale multi piano. Sopra c’è la ciliegina, che sarebbe la posizione sul governo: noi sappiamo che non ci entreremo, ma non lo diciamo a nessuno… una assurdità che, concordo in questo col compagno Pillai, non regge che per pochi giorni.

Ci avviamo a un congresso: vogliamo una buona volta, dopo due anni di geometrie improbabili, consegnare ai compagni un dibattito leggibile? O vogliamo fare un congresso per discutere come andremo a elezioni che non sappiamo quando saranno, con quale legge elettorale, con quali schieramenti… Parlate di Terzo polo di sinistra, ma dire terzo polo ha un significato preciso: una forza esterna ai due schieramenti, che si contrappone ad essi, che avanza una posizione indipendente e la difende contro ogni ostacolo, altrimenti non è un terzo polo, è la quinta ruota del carro!

E qui vengo a Torino, che si dice dimostrerebbe la velleità di un polo di sinistra, dei “micro-poli”, come è stato detto. Qualche compagno qui è venuto a fare arringhe su questo punto, dicendo “mai più da soli come a Torino”. Non sto a rispondere, mi limito a suggerire alla segreteria nazionale, che giustamente propone di aiutare quelle federazioni che hanno manifestato difficoltà, di prendere questi compagni che la sanno così lunga, e di mandarli appunto a Torino, un paio d’anni tutte le mattine alle 5 a volantinare davanti alle fabbriche, così potremo vedere all’opera le loro proposte.

Non si può ragionare in termini elettoralistici, lo spazio per un polo di classe, non si può misurare sui voti nostri e di forze ancora più piccole della nostra, è uno spazio che esiste nella società e sul quale dobbiamo lavorare con lunga lena: lo spazio che separa le aspirazioni, le richieste e la rabbia di milioni di persone, di lavoratori innanzitutto, e la proposta politica del centrosinistra e della maggioranza della Cgil. Qui si ragiona sempre in termini di apparati, di burocrazie, di elettoralismo. Su questa base la sconfitta è garantita: avremo una Fds che nella Cgil si schiera con la Camusso e una Sel impegnata ventre a terra a tentare di normalizzare la Fiom. Se così fosse sarebbe la pietra tombale per noi e, più importante, per la lotta dei metalmeccanici e di tutti coloro che ne hanno tratto ispirazione.

Io però non penso che questo esito sia già scritto, c’è un conflitto irriducibile che tornerà a manifestarsi e sul quale, solo possiamo fondare la nostra prospettiva.

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