Elezioni in Friuli - Falcemartello

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Il Prc nella gabbia di Illy

Il risultato delle recenti elezioni regionali in Friuli Venezia-Giulia conferma l’avvio di una modifica dei rapporti di forza fra gli schieramenti politici già suggerito dall’esito delle elezioni provinciali di Roma. Questo non significa che la “conquista del Friuli Venezia-Giulia” da parte di Illy (così l’hanno definita i giornali) non meriti un approfondimento specifico: esso è necessario per comprendere le ragioni del successo di un esperimento che lo stesso imprenditore triestino del caffè ha definito “un modello per l’Italia”.

 Sotto l’etichetta di “Intesa Democratica” si sono ritrovate tutte le formazioni politiche che hanno accettato la leadership di Riccardo Illy, padrone prestato alla politica da una decina d’anni, prima sindaco di Trieste per due mandati e dal 2001 senatore collocato presso i banchi del gruppo misto.

La coalizione comprende i partiti dell’Ulivo, ma è stata allargata non solo a Rifondazione Comunista e all’Italia dei Valori, ma anche a parte importante dell’autonomismo friulano di simpatie leghiste. Quest’ultima operazione è stata realizzata in virtù del sostegno accordato dallo stesso Illy a Sergio Ceccotti, sindaco leghista di Udine fino a qualche mese addietro, il quale si è riaffermato alla testa dell’amministrazione del capoluogo friulano al primo turno proprio grazie al consenso accordatogli dal centrosinistra.

Vi è infine la lista “Cittadini per il Presidente”, creazione di un avvocato pordenonese, Bruno Malattia, intenzionato a raggruppare attorno ad Illy quegli esponenti influenti del mondo imprenditoriale e delle professioni poco interessati a schierarsi con un centrodestra sfilacciato e litigioso.

Nell’invenzione di tale lista di “illyani”, completamente sganciati dai partiti ma fedelissimi al presidente, c’è il significato, tutto borghese, dell’operazione dell’imprenditore triestino, il quale non ha mai nascosto la propria intenzione di contribuire al superamento della centralità dei partiti quali forme prevalenti dell’intermediazione fra potere economico e centri dell’amministrazione politica.

È quindi a un progetto tutto interno alle logiche di conservazione dei ceti sociali dominanti in regione che Rifondazione Comunista ha deciso di dare il proprio contributo, mettendo a disposizione il proprio patrimonio di consensi.

 

L’analisi dei dati

 

Non appena i primi dati sull’affermazione del centrosinistra sono stati diffusi, il segretario regionale del Prc si è lanciato in un’interpretazione piuttosto ardita del voto: “Se si deve analizzare chi ha vinto si può tranquillamente affermare che non ha vinto Illy, ma il programma”. Non ci pare che questa riflessione corrisponda alla realtà dei fatti. Il primo dato che colpisce è quello relativo al cosiddetto voto disgiunto: in termini di voti la distanza fra i partiti delle due coalizioni è stata di circa 17mila voti a vantaggio del centrosinistra, mentre lo scarto che ha distanziato Illy dalla candidata del centrodestra Guerra è stato quasi di 68mila voti. L’affermazione personale dell’imprenditore del caffè è stata pertanto impressionante, grazie a una quota consistente di elettori che hanno votato le liste di destra ma hanno scelto Illy come candidato.

Il travaso di voti moderati in direzione di Intesa Democratica ha premiato innanzitutto la lista del presidente, che ha raccolto più di 37mila voti (7,52%): tale risultato consentirà ad Illy di contare su sei consiglieri regionali legati esclusivamente a lui, sui trentasette che compongono la maggioranza. Rispetto al voto politico del 2001, pare evidente che la lista di Illy abbia recuperato voti, oltre che dalla Margherita, essenzialmente da Forza Italia, che esce gravemente ridimensionata pure dal confronto con le regionali del 1998. Forza Italia ha affrontato le elezioni commissariata da dirigenti nazionali, i quali hanno epurato l’organizzazione da quanti si erano rifiutati di accettare l’accantonamento, dal confronto sulle candidature, dell’ex-presidente della Giunta Tondo. Le lotte intestine che hanno dilaniato negli ultimi mesi la Casa delle libertà ne hanno minato la credibilità agli occhi dei gruppi più influenti della borghesia regionale. Non stupisce, di conseguenza, che la stampa locale abbia deciso di schierarsi in prevalenza con Illy, per le stesse ragioni per le quali le organizzazioni imprenditoriali hanno rifiutato, nonostante le pressanti sollecitazioni di Tremonti, impegnatissimo sulla scena locale al fianco della Guerra, di coalizzarsi attorno alla candidata leghista “contro i comunisti”.

Illy non si è affermato tuttavia solo grazie ai consensi dei moderati: almeno un terzo dei voti che ha raccolto provengono dall’elettorato di sinistra (più di 122mila voti su un totale di 360mila). Non si è trattato di un risultato particolarmente convincente per il complesso della sinistra in regione: sommando infatti i voti di Ds, Prc, Pdci e Verdi, la sinistra passa dal 27% dei consensi delle regionali del 1998 al 24,5%; se il confronto viene fatto con le politiche del 2001, il recupero in termini percentuali è molto forte (allora la sinistra stava al 17%). Ma nella realtà i voti persi per strada negli  ltimi due anni sono stati circa 15mila.

L’unico partito che a sinistra può vantare un buon risultato sono i Ds, che negli ultimi due anni non solo non hanno perso voti, ma ne hanno guadagnati circa 9mila, passando dal 9 a quasi il 17% dei consensi. Il Prc al contrario, se in confronto al 2001 tiene in termini percentuali, perde rispetto ad allora 12mila voti.

In definitiva, pertanto, Rifondazione non ha tratto alcun giovamento dall’ingresso tormentato nella coalizione illyana, è anzi vero il contrario. La campagna elettorale del partito, d’altra parte, è stata sotto tono: l’assenza di entusiasmo che ha caratterizzato l’impegno dei militanti, naturalmente scettici verso i contenuti ambigui dell’accordo  programmatico, ha condizionato in termini negativi la propaganda, e alle iniziative gli attivisti hanno fatto fatica a dare un profilo politicamente forte; il corpo del partito, d’altra parte, era stato costretto ad assistere ad un trattativa tanto lunga quanto incerta, che aveva messo a dura prova, con tutti gli equilibrismi diplomatici che l’avevano caratterizzata, la capacità di compagne e compagni di orientarsi.

 

Rifondazione in giunta

 

Pochi giorni prima delle elezioni Illy aveva chiarito che il risultato che avrebbe ottenuto gli avrebbe consentito di governare tranquillamente, senza doversi occupare troppo delle prevedibili lagnanze dei consiglieri di Rifondazione, i quali non sarebbero stati decisivi dal punto di vista dei numeri. Nella settimana successiva al voto ha deciso di confermare platealmente l’irrilevanza, ai suoi occhi, del Prc partecipando attivamente alla campagna per l’astensione in occasione della consultazione referendaria sull’estensione dell’art. 18. In queste condizioni il Comitato politico regionale ha deciso, con il solo voto contrario dei compagni della sinistra (a proposito, dov’è finita la diffidenza dell’area di Bandiera Rossa e dei bertinottiani di sinistra nei confronti di un accordo organico con Illy?) di indicare nel segretario regionale Roberto Antonaz il compagno che avrebbe dovuto, secondo gli accordi pattuiti, entrare nella Giunta, per “spostare a sinistra l’asse della coalizione”. Così il partito, con l’Assessorato alla Cultura e all’Ambiente (e con le deleghe all’Istruzione e all’Immigrazione), entra in una Giunta sulla quale il presidente dell’Assindustria friulana, Valduga, si è espresso in questi termini: “Una squadra equilibrata, composta da persone capaci e preparate, all’interno della quale ci sono due imprenditori capaci (oltre a Illy, Ndr) che sicuramente saranno in grado di fornire un apporto determinante nella definizione delle strategie più adatte ad aiutare il mondo dell’impresa”. Si tratta dei presidenti delle Camere di Commercio di Udine e Pordenone, Bertossi e Antonucci, che, da tecnici, hanno risposto con entusiasmo alla chiamata del nuovo governatore.

Particolarmente significativo il commento di Bertossi, per nulla imbarazzato dall’essere stato, alcuni mesi addietro, il candidato-governatore accreditato del centrodestra: “È soprattutto una giunta molto rassicurante per quella parte non solo di elettorato ma anche di mondo economico che poteva essere spaventata da una giunta di centrosinistra”. Bertossi si occuperà di Industria, Turismo, Artigianato e Cooperazione; Antonucci di Finanze e Bilancio. Assieme a loro c’è l’ex direttore regionale della Cna (Confederazione nazionale artigianato) Cosolini, a cui è stato affidato l’assessorato al Lavoro; su queste nomine il Prc ha mantenuto un assordante silenzio, quando persino la segreteria regionale Cgil, che pure ha sostenuto apertamente Intesa Democratica, è dovuta intervenire per esprimere “la preoccupazione che la forte presenza di imprenditori nel nuovo esecutivo possa comportare un atteggiamento sbilanciato nei rapporti con le parti sociali o, peggio ancora, poco attento alle istanze del mondo del lavoro”.

 

I compiti per la sinistra del Prc

 

La composizione della Giunta conferma quindi una subordinazione sostanziale agli interessi padronali. I prossimi mesi temiamo che ci consentiranno di verificare ulteriormente le conseguenze di tale subalternità, la cui gravità non può essere attribuita esclusivamente ai limiti della direzione regionale: l’accelerazione della ricomposizione politica tra il Prc e le forze dell’Ulivo è un fatto politico di rilevanza ormai nazionale, confermato dai deliberati della Direzione nazionale e da numerose interviste apparse sulla stampa.

Per questa ragione la nostra battaglia come sinistra del Prc contro l’accordo con Illy deve dimostrare di saper durare: essa dovrà trasformarsi nella prossima fase in una polemica incessante contro l’accondiscendenza, che nel partito emergerà sempre con minore imbarazzo, verso le ambizioni di quei poteri forti con i quali si trova sciaguratamente alleato.