Il Prc intrappolato in una giunta antipopolare - Falcemartello

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Emilia-Romagna

A sei mesi dalle elezioni regionali, si può trarre un primo bilancio della partecipazione del Prc alla giunta di centrosinistra in Emilia Romagna. All’epoca delle elezioni venne concluso un accordo all’ultimo minuto, che ha portato poi il partito in giunta. Si disse allora che era necessario per non ripetere l’esperienza di Bologna, con la vittoria della destra, che con la nostra partecipazione avremmo spostato l’asse della giunta a sinistra in virtù dei paletti che avevamo posto su scuola, lavoro, sanità e che comunque una giunta regionale è diversa da un governo nazionale.

Per permettere l’accordo si è volutamente eliminata da ogni discussione tra il centrosinistra e il Prc la parte riguardante i finanziamenti pubblici alle scuole private, sulla quale era ben evidente non si potesse trovare alcuna convergenza, sostituendola con l’accordo di arrivare a tenere presto il referendum regionale sulla legge stessa.

Ora è lo stesso corpo dirigente ad ammettere, purtroppo senza dare spiegazioni ai militanti ed iscritti, che le cose non stanno andando come ci si aspettava. Seppur il Prc sia stato il secondo partito della coalizione in termini di voti, ha avuto un solo assessore nella nuova giunta, mentre Democratici e Popolari, pur usciti sconfitti hanno ottenuto posti chiave.

Successivamente, a luglio, abbiamo avuto un’ulteriore conferma di come la giunta di centro-sinistra, lungi dall’essere vicina ai problemi sociali e aperta al dialogo, dimostri di continuare a seguire la strada tracciata dai governi Prodi e D’Alema, contro le classi disagiate, gli operai e le loro famiglie. Come era facile prevedere c’è stata una forte ostruzione da parte del nuovo governo regionale, di cui il partito fa parte, per provocare il rinvio del referendum contro la legge Rivola all’autunno 2001, con l’intento evidente di svuotare il referendum d’ogni significato, su una questione molto sentita e per la quale c’è stato un grosso impegno di tutti i militanti e sono state raccolte più di 60.000 firme, facendo perdere credibilità al partito. Non ultimo, nel mese di settembre il centrosinistra ha inserito in una delibera l’assunzione di 42 lavoratori interinali in Regione senza neppure preoccuparsi di avvertirci.

Alla luce di tutto questo la convocazione della conferenza regionale del Prc è stata una scelta doverosa. Purtroppo la conferenza è stata organizzata in modo molto insoddisfacente, e a molti è parsa più come un’occasione di redistribuzione delle cariche all’interno del partito che come un reale momento di dibattito e di bilancio con i militanti.

Nonostante le critiche rivolte al governo regionale, da parte del gruppo dirigente non si abbandonano illusioni pericolose sul "modello emiliano", sulla possibilità di creare sotto il capitalismo "una società che crei reti di sostegno e di promozione dei diritti inalienabili, dove alla possibilità del rischio si accompagni la certezza sull’approdo e sul futuro", e si mantiene una fondamentale ambiguità sul rapporto col centrosinistra.

Per tutti questi motivi abbiamo elaborato un documento alternativo con l’obiettivo sia di tentare di fare un bilancio della partecipazione al governo regionale, sia di dare degli spunti di riflessione riguardo la crisi di radicamento e militanza che il Prc vive nella nostra regione, quale rapporto instaurare con i nuovi movimenti come quello che si è sviluppato contro il vertice Ocse a Bologna, la questione della lotta per l’egemonia nei confronti dei Ds.

Nonostante un percorso discutibile della conferenza, il lavoro di estensione e discussione del documento ci è parso estremamente positivo, e ha mostrato da parte di molti compagni, ivi inclusi compagni che al congresso sostennero il documento di maggioranza, una grande apertura al dibattito.

Unica nota negativa in questo quadro è stata la scelta di compagni rappresentativi della sinistra del partito, a partire dal rappresentante nella segreteria regionale e dal membro della Direzione nazionale, Michele Terra, di condurre una discutibile battaglia emendativa sul documento di maggioranza, presentando due emendamenti piuttoso reticenti, in particolare sul problema della giunta regionale, e di fatto sottraendosi al dibattito su tutti gli altri terreni, che pure sono decisivi per il futuro del partito. Ci pare un errore l’essersi rifiutati, da parte di questi compagni, di partecipare a una battaglia comune per un documento alternativo, e il fatto che tali emendamenti siano stati all’ultimo minuto trasformati in un "documento alternativo" composto mescolando documento di maggioranza con le suddette modifiche non ha fatto, a mio avviso, che aggiungere ulteriore confusione e ambiguità.