La crisi del Governo pugliese - Falcemartello

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Tra inchieste giudiziarie e aperture alla destra

Poco meno di una anno fa, durante il congresso regionale della Puglia del Prc, quando Vendola era ancora in Rifondazione e leader della sua mozione congressuale, da buon governatore non esitò ad affermare: “ho i crampi in discussioni come questa mentre provo soddisfazione nei luoghi dell’amministrazione pubblica”.

Non abbiamo dubbi che la sua opinione sia rimasta invariata nonostante il terremoto che ha coinvolto la sua giunta e la gestione della sanità in regione.

Le ultime riguardano persino le intercettazioni di due ex assessori che promettevano posti di lavoro, avanzamenti di carriera e appalti in cambio di favori sessuali.

La bufera è iniziata con le dimissioni di Alberto Tedesco, membro di spicco del Partito Democratico e assessore regionale alle Politiche della salute, indagato e appunto dimessosi il 6 febbraio, prima ancora che gli venisse notificato l’avviso di garanzia.

I diversi filoni d’inchiesta svelerebbero un intreccio tra manager delle Asl, dirigenti della regione, politici e imprenditori, volto a controllare la gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario.

Sotto inchiesta sono finite anche le aziende di fornitura di materiale sanitario; aziende che appartengono ai figli dell’ex assessore Toscano, che nel frattempo, in seguito all’elezione al parlamento europeo di un altro senatore Pd, De Castro, è diventato senatore, ma anche alla famiglia Tarantini, come la Global System Hospital che ha goduto di appalti nelle Asl di Bari e della provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat). A partire da questo filone, si è arrivati alla conoscenza che lo stesso Tarantini, già abituato a fare affari con la precedente giunta di centro destra, avrebbe pensato bene di aggraziarsi anche la nuova giunta, con l’organizzazione di festini e il procacciamento di escort.

Non è secondario che al centro dell’inchiesta ci sia il settore sanitario, considerando il fatto che si tratta di un settore centrale, non solo dal punto di vista politico, per l’ampio poter che le regioni hanno in questo ramo, ma anche dal punto di vista economico, visto che parliamo di una voce che incide pesantemente sui bilanci di tutte le regioni, caratterizzandosi come la spesa di gran lunga più significativa. In Puglia, anche per mezzo della prassi politica emersa attraverso le inchieste, oltre che la classica spartizione politica di nomine e dirigenti, la regione si ritrova con un debito nel 2008 pari a 211 milioni 623mila euro e con un aumento delle spese destinate ai privati, in primo luogo attraverso l’accreditamento delle strutture sanitarie private, con buona pace di quelle pubbliche.

Il ruolo del Partito Democratico

Se è vero che a fare scandalo sono le inchieste giudiziari e i relativi reati commessi – si parla di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa; per alcuni reati si ipotizza l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa e il voto di scambio – il dato politico non è da meno.

La crisi della giunta pugliese mette sul piatto un paio di questioni decisive, non solo per il futuro della regione, ma per le prospettive della sinistra in Italia; salta agli occhi, in primo luogo, come la parte da leone nella spartizione affaristica sia svolta dal Pd, con il già citato Tedesco, e l’ex vice presidente della giunta Frisullo, al centro di diverse intercettazioni telefoniche. Lo stesso Pd che già da mesi impugna un giorno si e l’altro pure la questione morale contro Berlusconi.

Ma che nel Pd ci fosse una questione morale evidentemente non è una novità, più grave è l’elemento di continuità che emerge con la precedente giunta di centro destra e il ruolo giocato da imprenditori come Tarantini.

È innegabile però che l’esperienza pugliese sia stata innalzata a modello per la cosidetta sinistra di governo, in primo luogo contro chi proponeva e propone la necessità di costruire un’alternativa non solo al Pdl, ma anche al Pd e al centro sinistra, proposta che inevitabilmente passa per una intransigente battaglia di opposizione.

A questa idea Mps prima e Sinistra e Libertà dopo hanno contrapposto proprio il modello pugliese, come riferimento di una politica di governo innovativa e a difesa dei ceti deboli, in grado di contrastare i poteri forti e arginare le loro pressioni nella coalizione.

Il dato di fatto con cui ci si scontra oggi è che in Puglia non esiste nessuna anomalia e, come abbiamo visto altre volte in altre parti d’Italia, vige un intreccio di affari in cui pezzi della giunta sono essi stessi parte delle lobby imprenditoriali, con la parabola paradossale di una giunta che parte indubbiamente con una forte carica morale e finisce con l’acquisizione da parte dei carabinieri, con tanto di perquisizione, dei bilanci dei partiti politici del centro sinistra che hanno partecipato a quella giunta.

Del resto, se la sanità rappresenta il centro del fallimento delle istanze di rinnovamento della giunta Vendola, il bilancio complessivo dell’esperienza pugliese non è certo roseo, come dimostra ad esempio, un altro terreno critico della regione: quello ambientale, che in Puglia significa soprattutto Ilva, gestione dei rifiuti e difesa dei beni comuni, a partire dall’acqua.

Il rimpasto della giunta

Dalla crisi della giunta scoppiata in estate Vendola è uscito con un rimpasto e la rimozione di 5 assessori, con alcuni cambi di delega anche tra gli assessori rimasti. La nuova giunta si caratterizza per due aspetti: il primo è la netta apertura a Confindustria, attraverso l’ingresso di suoi uomini come Dario Stèfano e di Loredana Capone, non certo distintasi in Salento per l’interesse verso i ceti deboli.

L’altro aspetto riguarda l’apertura di Vendola all’Udc e persino al movimento Io Sud della ex dirigente missina Adriana Poli Bortone, con la motivazione che “bisogna costruire una grande alleanza meridionalistica che accentui il profilo riformatore dell’esperienza di governo. Tutte le forze che considerano le politiche del governo centrale una condanna nei confronti del Sud possono arricchire il profilo riformatore della coalizione”.

Ci sembra un buon punto d’approdo per la sinistra senza aggettivi… e poca dignità.

È chiaro che sullo sfondo di queste dichiarazioni ci sono le regionali del 2010 e la ricandidatura di Vendola alla guida della regione che ha già avuto il beneplacito di Francheschini.

Rifondazione è fuori dalla seconda giunta Vendola, anche se appare molto debole la posizione espressa da Ferrero, secondo cui «dal primo settembre vorremmo ridare linfa e vita alla speranza della Primavera pugliese e cioè vorremmo far ripartire un processo di partecipazione democratica dal basso soprattutto sui temi importanti, quali la sanità e l’ambiente. Vorremmo insomma obbligare la giunta Vendola a realizzare le cose promesse e riavviare così quel processo di cambiamento interrotto».

È evidente che la nuova giunta non nasce con queste prerogative e pensare di far rivivere come d’incanto il clima di 5 anni fa è pura utopia.

È innegabile che attorno alle primarie prima e alle regionali poi, attorno alla candidatura di Vendola si liberarono energie e una spinta al cambiamento, ma queste sono state schiacciate e sacrificate alle logiche di compatibilità dentro lo schieramento di centro sinistra e nel rapporto col Pd.

Oggi quelle aspettative e quelle aspirazioni sono andate in gran parte frustrate, per cui sicuramente la costruzione di un’alternativa è in salita, ancora di più nella regione dove parallelamente al raggiungimento delle punte più alte del governismo, il gruppo dirigente cresciuto attorno all’esperienza della giunta regionale, prima di lasciare il partito, ne ha compromesso notevolmente le forze, preferendo la frequentazione del sottogoverno a quella dei circoli.

Dopo la scissione dei vendoliani, in Puglia forse più che altrove, le energie e la volontà di ricostruire sicuramente non mancano.

Ma, per quanto difficile, una nuova stagione può partire solo accantonando, senza ambiguità e definitivamente, l’esperienza del centro sinistra e dell’alleanza col Pd, adoperando una netta discontinuità con le pratiche politiche emerse negli ultimi mesi e ricostruendo una sinistra di classe nella regione. Ironia della sorte, saranno proprio le prossime regionali a dimostrare se il Prc, in Puglia come altrove, è disposto a seguire questa strada o meno.