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tsipras ferreroFervono i preparativi per presentare alle prossime elezioni europee una lista legata ad Alexis Tsipras, leader del partito greco Syriza, aderente alla Sinistra europea.


La decisione dell’Unione europea di vincolare la presentazione delle liste all’indicazione del candidato alla presidenza della Commissione europea, pur essendo un passaggio verso una direzione presidenzialista, ha spinto un gruppo di intellettuali italiani a sostenere la candidatura avanzata dalla Sinistra europea.
Questa lista proverà a utilizzare la simpatia che questa figura sta riscuotendo perché identificata con la lotta del popolo greco contro la crisi economica e contro la Troika.
Su queste basi è nato un appello i cui primi firmatari sono alcuni intellettuali come Paolo Flores D’Arcais, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Luciano Gallino, Andrea Camilleri ed altri. Un appello mosso da una logica europeista, senza nessun contenuto di classe e con chiari ammiccamenti all’antipolitica. Non è casuale che non solo non vuole identificarsi con i partiti di sinistra esistenti ma soprattutto che si pone l’obiettivo deliberato di costruire una lista civica non dichiaratamente di sinistra, per usare le parole di Flores D’Arcais “la parola sinistra rischia di esser equivoca oggi. Paradossalmente non usarla è meno equivoco che usarla”.
I professori hanno ricevuto l’investitura di costruire la lista da Tsipras in persona e hanno dettato le condizioni a tutti coloro che sono interessati, siano essi singoli o organizzazioni politiche.

 

Rivoluzione civile 2.0

Siamo di fronte ad una riedizione di Rivoluzione civile guidata da un gruppo di professori tra cui troviamo teorici della scomparsa della classe operaia, del superamento del concetto di sinistra e con esso della necessità dei lavoratori di organizzarsi autonomamente dalla borghesia liberale, nonché sostenitori dell’appello per un governo tra Pd e Movimento 5 stelle dopo le scorse elezioni.
Sui contenuti di fondo della proposta di Tsipras rimandiamo all’articolo di Claudio Bellotti, che pubblichiamo nel numero di FalceMartello in uscita nei prossimi giorni, ma è interessante capire le dinamiche innescate dall’appello per Tsipras, che ha già raccolto oltre 20mila adesioni e che ha suscitato la speranza di molti attivisti di sinistra di poter finalmente uscire dall’attuale impasse.
 Non è casuale che a questo appello si siano subito uniti Rifondazione comunista, l’area disobbediente attraverso Luca Casarini, Antonio Ingroia, Alba, molti orfani della sinistra che fu, Sinistra ecologia e libertà e addirittura il redivivo Fausto Bertinotti.
Ad una osservazione superficiale la presenza di Sel rappresenta un parziale cambiamento della linea del partito di Nichi Vendola che dopo aver aderito al Partito socialista europeo (Pse) e aver inizialmente sostenuto il candidato del Pse Schulz ha deciso al suo ultimo congresso di sostenere il leader di Syriza.
In realtà nella linea di Vendola non c’è nessun cambiamento di fondo.
Sel soffre una crisi di strategia, messa a dura prova dalla sconfitta di Vendola nelle primarie per la premiership che erano parte decisiva nella strategia del “cambiamento del centrosinistra”. La sua immagine è stata poi duramente colpita dagli scandali e dai processi, in particolare quello dell’Ilva, che offuscano la sua popolarità ormai ridotta al lumicino. Questo si somma all’inefficacia dell’“opposizione leale e costruttiva” al governo Letta. Se a questo aggiungiamo una crisi organizzativa impietosa messa in luce in preparazione del congresso da parte del responsabile organizzazione Ciccio Ferrara che ha dichiarato: “andremo al congresso avendo, ad oggi, meno della metà degli iscritti del nostro primo congresso. Erano 45 mila a Firenze meno di tre anni fa”, il quadro è quasi completo. Ma il punto decisivo è la legge elettorale targata Renzi-Berlusconi che alzando lo sbarramento rischia di togliere a Sel quello che è stato uno dei pochi punti di stabilità, ovvero una nutrita e compatta pattuglia parlamentare. Ancora una volta la cosiddetta “unità a sinistra” nasce dalla ricerca di un seggio in parlamento.
Tuttavia i nodi politici che hanno rappresentato la crisi della sinistra politica italiana sono ancora tutti lì.
In primo luogo la logica di condizionamento ieri del centrosinistra, sia da parte di Sel che del candidato di Rivoluzione civile Ingroia, oggi si traduce in una logica di condizionamento delle forze del socialismo europeo come apertamente dichiarato sia dagli intellettuali che dallo stesso Vendola secondo il quale attorno alla lista Tsipras “sta nascendo a sinistra una contestazione ragionevole (sottolineatura nostra) contro L’Europa dei tecnocrati”. L’obiettivo dichiarato di Sel è quello di costruire un ponte tra Tsipras e Schulz, magari eleggendo qualche deputato che si faccia promotore nel gruppo parlamentare socialista europeo di un fronte tra i due, cosa che immaginiamo non dispiaccia al leader greco. Peraltro non è un segreto per nessuno che nelle due forze principali della Sinistra europea, ovvero Syriza e la Linke, il dibattito sul rapporto con le forze del socialismo è aperto da tempo.
Non è un caso che nella lettera di risposta agli intellettuali in cui il leader di Syriza pone le condizioni per la sua candidatura sia scomparso ogni riferimento all’appartenenza degli eventuali eletti al Gue, il gruppo parlamentare della Sinistra europea a Bruxelles.
 Tutta la logica di questa operazione nasce sotto un profilo politicamente anemico che fa della bandiera sbiadita della “coesione sociale, della democrazia e della difesa delle istituzioni” la sua bussola.

 

Salvare l’Europa?

Una riproposizione fuori tempo massimo dell’“Europa sociale” bertinottiana, già utopistica quando Rifondazione comunista ne faceva la sua parola d’ordina quasi vent’anni fa al tempo del trattato di Maastricht ma che oggi, dopo anni di crisi economica e con l’Europa capitalista attraversata da un livello di povertà e conflitto che non vedevamo da decenni appare grottesca. Già immaginiamo una campagna elettorale in cui il populismo di Grillo e un settore della destra strumentalizzeranno la questione sociale, attribuendola all’Unione europea e all’euro mentre la lista della “cittadinanza attiva” proporrà di “salvare l’Europa” attraverso “l’allargamento della democrazia” e “il protagonismo dei cittadini”.
Parole vuote mentre oggi ci sarebbe un enorme spazio in una campagna contro l’Europa capitalista, l’Unione europea, attaccando frontalmente i partiti dell’austerità.
Questo processo sta tuttavia suscitando entusiasmo tra un settore di attivisti di sinistra che sperano che dalle ceneri della sinistra italiana possa nascere una Syriza italiana.
La nascita e lo sviluppo di Syriza sono frutto di vari fattori tra i quali il principale è il livello dello scontro di classe che ha attraversato la società greca in questi anni, a cui si è unita una netta alternatività al Partito socialista greco (Pasok) e un’opposizione ai governi dell’austerità. Inoltre Syriza non è nata da un “big bang” della sinistra ma ha come perno fondamentale il Synaspismos, uno dei partiti tradizionali del movimento operaio greco.
Non abbiamo tempo di approfondire le contraddizioni di Syriza che possono portarla a dilapidare altrettanto rapidamente di quanto li abbia acquisiti i suoi consensi. Una parte rivelante di quei nodi emergono chiaramente nel suo programma europeo ma aldilà di questo l’aggregazione che può prodursi attorno alla lista Tsipras è cosa ben diversa da ciò che è successo in Grecia.
Se questa lista supererà il quorum del 4%, cosa che non è affatto certa, si potrebbe produrre un tentativo di stabilizzarla come forza politica. Un tentativo che andrebbe rapidamente in mille pezzi visto che si riproporrebbe subito per bocca di Sel e di altri, anche nel Prc, l’eterno dilemma del governo riformatore assieme al Pd. Il gruppo dirigente del Prc, dopo aver celebrato due mesi fa un congresso all’insegna dell’orgoglio di partito, si appresta ad aderire al progetto senza condizioni. La liquidazione reale è più forte delle frasi vuote. Il futuro va costruito a partire da una critica rigorosa delle illusioni e degli errori che in questi vent’anni hanno distrutto il Prc e che oggi vediamo riproporsi in modo ancora più evidente in questo progetto politico.

 

 

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