La prima Conferenza delle donne comuniste - Falcemartello

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Il 17 giugno a Milano ci sarà la Conferenza provinciale delle donne comuniste, in preparazione della conferenza nazionale. È un’iniziativa importante poiché affronta all’interno del Prc un importante problema della prospettiva comunista, l’emancipazione della donna, che ha lunghe tradizioni storiche. Tuttavia il metodo con cui è stata organizzata e, a volte, le argomentazioni politiche che vengono utilizzate all’interno dei dibattiti e nella proposta di documento necessitano di alcune considerazioni di base per un corretto prosieguo dell’iniziativa.

Una conferenza affrettata, con un percorso che non coinvolge la maggioranza delle compagne, un documento che poche hanno avuto l’occasione di conoscere e dibattere. Criticabile mi pare anche la scelta di tenere una conferenza nazionale su basi molto ristrette (una delegata ogni 200 iscritte al partito): sembra che non ci sia una seria volontà politica di investire seriamente le risorse del partito su questo terreno, che vede questa prima conferenza nazionale tenersi a nove anni dalla nascita del Prc.

Quali le cause di questa situazione? È certo che il partito fatica a intervenire efficacemente su questo fronte. Ma non è solo questo il problema. La risposta avanzata in questi anni, e cioè la costruzione del Forum delle donne, non ha minimamente inciso sullo stato di cose. Il Forum ha troppo spesso impostato una battaglia interna al partito sulla base di una rivendicazione di maggiore spazio per le donne, ma ben di rado ha saputo proporre alle compagne e al partito nel suo insieme dei percorsi credibili per radicare il partito fra le donne, a partire dalle donne lavoratrici. Mancando questo, il Forum viene visto come un gruppo di pressione, e non a caso coinvolge solo una ristretta minoranza delle compagne iscritte al partito.

La crescita dell’occupazione femminile nei paesi avanzati pone sempre più all’ordine del giorno la necessità per le donne di rendersi protagoniste della società e a chiedere ad essa sempre maggiori tutele e spazi.

La crisi del capitalismo, da una parte sta accelerando il processo di presa di coscienza delle donne, mentre dall’altra minaccia sempre più direttamente la famiglia e i diritti delle madri, come confermato anche dall’ultimo rapporto annuale Istat dove solo un terzo della forza lavoro femminile è coinvolta nel mondo del lavoro, dove le donne che in Italia abbandonano il posto di lavoro a seguito di maternità risultano essere una su dieci, dove è la donna ad essere "privilegiata" nell’impiego per lavori atipici, a cottimo o part-time.

Coinvolgere le donne

Purtroppo ad oggi le cifre di iscritte e militanti alle organizzazioni tradizionali di massa non danno chiari segnali di svolta perché spesso gli spazi dedicati dal partito o dal sindacato sulla questione femminile sono molto ristretti o perché non viene fatta sufficiente chiarezza su quali sono i reali ‘nemici’ contro cui le donne devono combattere al fine di una reale loro emancipazione. Uno dei compiti che si deve porre il nostro partito è cercare di coinvolgere il maggior numero possibile di donne attraverso l’educazione alle idee genuine del comunismo. In tal senso la convocazione di una prima conferenza da parte del Forum delle donne del Prc deve servire come momento di confronto e di incoraggiamento per le donne a entrare nel vivo della lotta per difendere i loro interessi, e a porsi in prima fila nelle azioni di massa contro ogni forma di sfruttamento, contro la disoccupazione e ogni problema sociale. I metodi e le rivendicazioni devono essere la base delle nostre discussioni.

Sono state organizzate riunioni di donne in ogni circolo, preparatorie per la conferenza, in cui in un’unica serata si è dibattuto sulle condizioni generali delle donne, previa compilazione per un’ora di un test sulla propria giornata media col partner ed eventuali figli, per concludere con una proposta di delegate elette per la massima parte fra le presenti. Questo non rappresenta propriamente il margine di tempo necessario per la formazione e la crescita politica delle compagne, come non è formativo neppure introdurre una proposta di documento che non è stata distribuita né prima né dopo il dibattito e il cui contenuto si concentra spesso su tematiche marginali dando poca enfasi alla questione principale: il carattere di classe della società capitalista rea delle diseguaglianze tra i generi e del maggior sfruttamento delle donne. Più flessibili a causa dei numerosi impegni che gravano loro addosso, vengono utilizzate come l’esercito di riserva dai padroni che grazie allo strumento legislativo e alla deregolamentazione del mondo del lavoro a tutti i livelli, possono servirsene come meglio credono a loro tempo e piacimento.

Due parole sul documento

Non posso approfondire qui un’analisi del documento, che svilupperemo in futuro con materiale più ampio. Sottolineo però alcuni aspetti importanti. In primo luogo, si stenta spesso a cogliere il senso di frasi involute quali "metafora della femminilizzazione del corpo sociale planetario", delle quali l’intero testo è abbondantemente infarcito. In secondo luogo, indico due punti con i quali concordo pienamente. Il primo, laddove si dice che "critichiamo qualsiasi concezione che attribuisca doti particolari alle donne in quanto donne", in chiaro contrasto con tante teorie "separatiste". Il secondo è quello che indica come senza la rifondazione del comunismo, nessun progetto di cambiamento può essere efficacemente messo in campo.

Ma queste posizioni non trovano poi alcuna concretizzazione. Il documento non spiega in nessun modo come connettere la lotta delle donne alla lotta di classe, come si intrecciano gli obiettivi comunisti con quelli della liberazione femminile. Tantomeno si indicano programmi, rivendicazioni, percorsi per un intervento concreto del partito nelle contraddizioni fortissime che oggi le donne subiscono sia sul lavoro che nella famiglia e nella società.

Al contrario, si dà grande enfasi a avvenimenti quali la conferenza di Pechino, riponendo enormi illusioni un organismi internazionali, a partire dalla stessa Onu.

A chi parla questa conferenza?

Alla luce di queste brevi osservazioni, mi pare di poter dire che questa conferenza, che pure poteva essere una grandissima occasione, rischia di diventare solo un episodio di lotta per maggiori spazi negli organismi dirigenti del partito e nelle istituzioni (sui quali si chiedono "meccanismi vincolanti"), oppure una conferenza che interesserà ai gruppi dirigenti dell’associazionismo femminile d’élite, o alle donne presenti nei vertici di altri partiti. Insomma, una conferenza che non parla alle donne in carne ed ossa che pure diciamo che dovrebbero essere protagoniste delle lotte e del cambiamento.

Molto si dice e si chiede a proposito della soggettività delle donne come parte integrante della politica comunista. Giustis-simo! Ma prima di fare questo è necessario che le donne si sentano coinvolte, formate nella pratica e nella teoria, dando loro degli strumenti che siano comprensibili, discutibili ed assimilabili, utilizzando un linguaggio semplice che sia in grado di raggiungere i numerosi strati che compongono la nostra società (come ben si dice sul problema delle donne immigrate).

Solo così saremo in grado di avere nel corpo del nostro partito donne capaci, esse stesse, di godere di un’autentica autorità politica.