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Nelle varie regioni è ormai agli sgoccioli, e sempre più chiaro appare come gli accordi che si stanno concludendo costituiscano un serio pericolo per il partito, che torna a legarsi a un centrosinistra sempre più screditato e sempre più moderato.

Pubblichiamo qui alcuni estratti di due documenti significativi. Uno è una critica del programma di Massimo Cacciari, sindaco di Venezia e ora candidato a presidente del Veneto; l’altro è una lettera aperta sottoscritta dai compagni della sinistra del partito in Lombardia sulla candidatura Martinazzoli.

Veneto - Il programma corporativo di Cacciari

La bozza di programma presentata da M. Cacciari quale base per l’alleanza di centrosinistra, a sostegno della sua candidatura a presidente ella Regione, si presenta come un corpo organico in cui agli alleati sarà concesso di limare, sostituire, aggiungere qualche elemento di contorno, ma certamente non sarà consentito di modificarne la logica intrinseca.

Il programma si propone come patto fra i veneti al di fuori di ogni distinzione di classe, ha l’ambizione di aprire una fase costituente, un nuovo inizio. L’asse politico di questa alleanza va individuato nel Partito democratico, Partito di Cacciari, che già dalla prossima legislatura regionale è riuscito a stringere a sé il Partito popolare e Rinnovamento italiano dell’ex ministro Tiziano Treu (autore del famigerato decreto sul lavoro interinale), e in prospettiva, mediante la federazione, gli stessi Ds.

Il primo punto del programma si apre con un progetto di Costituzione Regionale, una Costituzione che dovrebbe basarsi sul principio di sussidiarietà, cioè di esternalizzazione, di privatizzazione, dentro una prospettiva federalista, un federalismo borghese che mentre si propone i sostenere finanziariamente la borghesia regionale (sistema fiscale regionale, previdenza regionale), mira alla frantumazione della classe operaia, del proletariato (contratti regionali, salari regionali, sanità regionale).

Questa Costituzione regionale prevede un corporativo Consiglio delle Autonomie in cui sono rappresentati gli Enti Locali, il mondo delle categorie, dell’associazionismo, il volontariato; in questo Consiglio dell’Autunomia a dirigere l’orchestra saranno le associazioni imprenditoriali, ad altri sarà affidata la funzione di supporto subalterno.

È lo stesso Cacciari a dire che in una situazione in cui l’80% delle nuove assunzioni sono a termine, quest’alto livello di precarità può trasformarsi in contraddizione, in conflitto, ma ecco che tale "tragedia" può essere bloccata grazie all’inglobamento della sinistra politica (verdi, Ds, Prc) e delle organizzazioni sindacali, da qui l’importanza di favorire ed estendere la concertazione, di rafforzare gli Enti bilaterali (tipo Ebav per l’artigianato, dove già aderiscono 50.000 imprese), strutture, come sanno i lavoratori, che fanno gli interessi dei padroni e dei burocrati sindacali in un patto concertativo e corporativo a danno dei lavoratori iscritti d’ufficio a questi Enti; di costituire dentro un patto concertativo strutture previdenziali private (tipo Solidarietà Veneto della Cisl con la Confindustria veneta) che leghino i lavoratori all’impresa e al profitto, pena la perdita della stessa pensione.

La bozza auspica una razionalizzazione dei trasporti con le conseguenti infrastrutture viarie, dei centri intermodali, il corridoio adriatico, est-ovest, ecc. Per quanto riguarda la sanità si propone una piena applicazione dei principi di sussidiarietà, cioè di esternalizzazione e privatizzazione, con un nuovo rapporto tra pubblico, privato e privato no profit.

Appoggiare quest’alleanza significa il venire meno dell’autunomia, dell’indipendenza tattica e strategica della nostra classe, dei comunisti.

A questo programma dobbiamo rispondere con un nostro programma che faccia leva sulle contraddizioni del sistema, per favorire ed organizzare il conflitto, a partire dalla costituzione su basi di classe dei comitati contro i referendum.

Un nostro programma che non esclude alleanze tattiche con altre organizzaioni operaie, anche riformiste, a condizione che siano finalizzate a rafforzare il cronte della classe operaia nella sua indipendenza e contrapposizione alla borghesia.

Luigi Bozzato, Antonino Marceca, Francesco Moisio

Lombardia - Da Martinazzoli solo belle parole

…Vediamo oggi come attorno alle regionali si stia realizzando una nuova svolta nella linea del Prc. La partita sulle regionali era stata presentata come una battaglia da definirsi quasi "caso per caso", in base a "programmi" e "discontinuità con la linea nazionale del centrosinistra". Oggi però vediamo come nella gran parte delle regioni si dichiara l’accordo come possibile, se non addirittura concluso. Viene da domandarsi come è possibile che in ben 12 regioni su 15, incluse regioni decisive quali Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Campania, Calabria i vertici locali dei partiti del centrosinistra riescano a esprimere "discontinuità" con le politiche nazionali del governo D’Alema e programmi accettabili da parte nostra. Sono davvero così confusi, i vari Martinazzoli, Cacciari, Turco e compagnia? Davvero pensate che possiamo credere che nella maggior parte d’Italia il centrosinistra esprima qualcosa di qualitativamente diverso dal governo centrale? O forse non è più credibile pensare che siamo noi a contraddirci, che siamo noi a chiudere gli occhi su una realtà fin troppo evidente?

È vero o non è vero che solo poche settimane fa Polo e centrosinistra hanno votato insieme la legge sui buoni-scuola che garantisce il finanziamento alle scuole private? E la famigerata legge sulla famiglia, contro la quale da soli ci siamo battutti in consiglio regionale, non è forse opera della stessa "santa alleanza"? E le dichiarazioni di importanti dirigenti DS sulla integrazione fra pubblico e privato nella sanità non confermano nella sostanza la controriforma di Formigoni che abbiamo duramente contrastato? E le politiche sui trasporti e sull’ambiente che avversiamo (gronde, pedegronde, Alta Velocità) non sono forse ampiamente appoggiate anche dai nostri futuri alleati? E che dire delle proposte in fatto di immigrazione e sicurezza? Certo, oggi "tutti" sono favorevoli a chiudere il centro di via Corelli (magari per aprirne domani un altro più grande); ma non è forse vero che nella stessa città di Brescia, i cui Martinazzoli è stato sindaco, la linea degli sgomberi forzati degli immigrati ha trovato larga applicazione? E sul terreno del lavoro e dell’occupazione, che garanzia possono offrire alcune vaghe dichiarazioni rispetto alla manifesta intenzione dei nostri alleati di utilizzare a fondo gli strumenti di "flessibilizzazione" del lavoro (leggi precarizzazione e riduzione del salario) varati dal governo centrale di centrosinistra in questi anni?

Tutta la trattativa non è stata condotta con l’intenzione di verificare se esistevano le condizioni per l’accordo, ma unicamente con l’intento di rendere accettabile un disegno già chiaramente espresso fin dalla scorsa estate, sia dalla segreteria regionale, sia successivamente dallo stesso compagno Bertinotti. E come possiamo valutare interventi come quello dello stesso Bertinotti, che pochi giorni dopo il voto sul buono scuola in Lombardia si presenta sulle pagine del Corriere della Sera per dire che "Martinazzoli va nella giusta direzione"? Non abbiamo forse già pagato pesantemente in passato una prassi per la quale la linea e la tattica del partito vengono espresse nelle interviste sulla stampa, mentre agli organismi dirigenti resta il compito di ratificare?

Così, anziché un vero dibattito nel partito abbiamo avuto un gruppo dirigente unicamente proteso a rendere accettabile l’inaccettabile, a prendere di sorpresa i compagni, a confondere le cose anziché chiarirle. Ora, è certo probabile che con questi sistemi si ottenga il necessario voto degli organismi dirigenti. Ma basta questo per considerare chiuso il problema, quando poi migliaia di compagni si trovano a fare i conti con una campagna elettorale a dir poco impervia, nella quale ci troviamo a chiedere il voto per l’ultimo segretario della Dc?

Non solo infatti si mette in ombra il nostro programma per arrivare all’accordo, ma si mette in ombra anche il fatto che proprio sui punti che oggi ci dividono maggiormente da Martinazzoli (scuola privata, Alta velocità, grandi opere autostradali) sono precisamente quelli sui quali si sono sviluppati dei movimenti reali, che hanno visto migliaia di persone mobilitarsi, con una partecipazione importante dei nostri militanti.

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