L’"altra Rifondazione" nella gabbia del centrosinistra - Falcemartello

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Il fallimento di quasi 10 anni di politiche "alternative" nella federazione di Vibo Valentia

 

Per quello che succede a Vibo è proprio il caso di dire: "la montagna ha partorito il topolino". Dopo mesi di trattative, il Partito della Rifondazione Comunista ha deciso di presentarsi, alle prossime elezioni provinciali, in coalizione con l’Ulivo, ricandidando il Presidente uscente, Bruni della Margherita.

Vibo Valentia è una delle province più povere d’Italia, secondo il Sole 24 Ore, 94esima su 103 province per ricchezza prodotta, il 26,97% di disoccupazione (102esima su 103 province per tasso di occupazione), con un’economia prevalentemente agricola e una rete infrastrutturale arretrata. Ad aggravare maggiormente una realtà in crisi, è la presenza di numerosi clan mafiosi che, di fatto, stanno strangolando con l’intimidazione ed il terrore, il tessuto sociale vibonese.

Negli ultimi anni di amministrazione, l’Ente Provinciale non ha certo brillato per il carattere "sociale" della sua gestione, anzi la giunta Bruni si è distinta particolarmente per l’immobilismo dell’azione amministrativa. Il centrosinistra di questi anni, mai è riuscito ad incidere, nemmeno minimamente, sulle problematiche del vibonese. Nessun intervento qualificante sulla carenza di infrastrutture, asse portante di qualsiasi tentativo di sviluppo, pochi interventi nel settore scolastico - educativo, sanità a livelli di terzo mondo, come nel resto della Calabria e delle regioni meridionali (con un’utenza molto spesso costretta a rivolgersi a strutture sanitarie delle regioni del Nord), e una totale incapacità di elaborare politiche di contrasto alla disoccupazione e al conseguente spopolamento ed emigrazione, soprattutto delle giovani generazioni.

Per la verità, la situazione non è proprio rosea nemmeno per coloro che lavorano, un operaio di Vibo percepisce all’anno, 5.400 euro in meno rispetto ad un operaio con le stesse mansioni che lavora a Sondrio (dati Eurispes); il settore primario (agricoltura) e il commercio producono le quote di reddito maggiore, ma proprio in questi settori dilaga il lavoro nero sottopagato e si assiste nell’agricoltura al ritorno possente del fenomeno del caporalato. Per questi motivi ci riesce difficile comprendere le ragioni ideali, strategiche e programmatiche di un’alleanza organica tra Rifondazione Comunista e l’Ulivo, un’alleanza proprio con quelle forze che, a livello locale e nazionale, sono state responsabili di politiche fortemente deleterie per il Mezzogiorno. Fatto ancor più grave, la federazione di Vibo è guidata, da quasi 10 anni, da esponenti dell’associazione marxista-rivoluzionaria Progetto Comunista; il segretario provinciale è uno dei massimi rappresentanti dell’associazione stessa, il compagno Matteo Malerba della Direzione Nazionale del partito. Un’alleanza - quella fatta con l’Ulivo - che ci lascia sconcertati e perplessi.

A livello propagandistico, in questi ultimi mesi, "Progetto Comunista" si è spesa molto contro gli accordi di governo tra le forze borghesi presenti nel centrosinistra e Rifondazione Comunista, sia per le elezioni amministrative (comunali e provinciali) sia per quanto riguarda un ipotetico accordo per il governo nazionale; addirittura, proprio su questa divergenza con il gruppo dirigente di Rifondazione, si è proceduto alla raccolta delle firme per chiedere il Congresso Straordinario del partito. Oggi, però, nella Provincia di Vibo, dove c’è la possibilità di dimostrare un’impostazione strategica alternativa rispetto alla maggioranza del gruppo dirigente di Rifondazione, dove c’è la possibilità di perseguire una politica di classe; si decide invece, di fare un accordo scellerato con forze borghesi e reazionarie; a meno che, non si considerino l’Udeur di Mastella e la Margherita di Rutelli e Prodi, forze politiche riconducibili alla classe operaia. 

Da anni nei documenti e nei famosi "ordine del giorno", Progetto Comunista avanza la proposta di "Polo autonomo di classe", alternativo al centrodestra e al centrosinistra, ma viste le ultime scelte e tenendo presente i partiti con cui Rifondazione Comunista si accinge ad amministrare nella provincia di Vibo Valentia, si tratta di difendere non certo gli interessi del proletariato, ma dei padroni. Al di là della contingenza delle elezioni, il caso di Vibo Valentia è emblematico, in quanto indica chiaramente, il fallimento dell’associazione Progetto Comunista come reale "alternativa" all’attuale gruppo dirigente nazionale di Rifondazione. La federazione di Vibo è guidata dal gruppo di Proposta, oggi Progetto, da quasi 10 anni. L’intervento politico di questa gestione è complessivamente mediocre, con un’incapacità atavica di radicamento sul territorio, l’assenza quasi totale di intervento sui luoghi di lavoro e di studio, la mancanza di formazione politica; praticamente un partito in crisi, come in tante altre parti d’Italia. Certamente non si possono addossare tutte le colpe di questa crisi agli esponenti locali del gruppo, ma parte delle responsabilità sono da imputare alla dirigenza nazionale di Progetto, mai seriamente intenzionata a costruire un’organizzazione rivoluzionaria in questa provincia, un’organizzazione capace di radicarsi nei ceti meno abbienti e soprattutto nella classe operaia; di fatto, molto spesso, l’attività fatta nei vari circoli si riduce al momento elettorale. Naturalmente, i compagni dell’associazione Progetto Comunista continuano ad affermare che: il "Movimento per la Rifondazione della Quarta Internazionale" (il gruppo internazionale a cui aderisce Progetto Comunista) ha posto, come base programmatica per il raggruppamento rivoluzionario nel mondo tre principi di fondo:

"L’indipendenza della classe operaia dalle forze borghesi, dunque il rifiuto rigoroso dei Fronti Popolari e delle alleanze di governo con la borghesia (sottolineatura nostra).

Una concezione transitoria del programma ossia l’attenzione costante a stabilire un ponte tra gli obiettivi immediati e la prospettiva generale, evitando sia il semplice propagandismo che il minimalismo tradeunionista e parlamentarista.

La prospettiva strategica della dittatura del proletariato, come potere dei Consigli in contrasto con qualsiasi visione burocratico - stalinista o con qualsiasi concezione riformista e centrista."

E ancora "…questi tre elementi rappresentano lo spartiacque tra il marxismo rivoluzionario e le altre tendenze del movimento operaio, riformiste, staliniste o anche di estrema sinistra ‘centrista’." (M. Ferrando, L’Altra Rifondazione, Giovane Talpa, 2003). Appunto!

Ma quando ai roboanti proclami seguiranno coerentemente i fatti?