Napoli: le mani sulla città e la subalternità del Prc - Falcemartello

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È morto il re, viva il re!

Come i soldati giapponesi alla fine della seconda guerra mondiale il PRC resta a difendere un impero che non esiste più. Alcuni giorni fa la giunta comunale di Napoli è stata travolta da un inchiesta giudiziaria avente come origine indagini relative ai legami intercorsi tra vari amministratori e l’imprenditore Romeo.

Tali legami avevano lo scopo di favorirlo nell'assegnazione di appalti, poi mai ottenuti, tra cui il più importante del comune, quello relativo alla manutenzione delle strade del capoluogo campano, ed altri, come la gestione delle mense pubbliche.  Il giro economico era, dunque, colossale e coinvolgeva diversi ambiti dell'amministrazione. Rifondazione Comunista e in particolare il compagno Sandro Fucito hanno denunciato ripetutamente il sistema Romeo attraverso denunce pubbliche argomentate nel dettaglio, denunce cadute nel vuoto e rimaste inascoltate dal sindaco Iervolino. Lo svolgimento dell'inchiesta era noto da tempo, tanto che oramai da alcuni mesi si attendevano i mandati di arresto e gli invii degli avvisi di garanzia per gli indagati. Proprio la fuoriuscita di queste informazioni aveva spinto al suicidio l'ex assessore Nugnes e alle dimissioni Cardillo, assessore al bilancio dal 2001 del Comune di Napoli e braccio destro del sindaco Iervolino.

L'inchiesta si è rivelata, come era prevedibile visto l'argomento, enorme. Inevitabilmente gli arresti e le dimensioni dell'indagine hanno scatenato un ampio dibattito sul principale partito coinvolto:il PD. La destra non si è lasciata sfuggire l'occasione di sottolineare come ormai da tempo il PD avesse aperta al suo interno una questione morale, mentre all'interno del partito si apriva una guerra tra bande per la conquista della leadership. E' chiaro che l'ondata di processi che vede coinvolti amministratori di primo piano in tutta Italia, dalla Campania alla Basilicata, passando per l'Abruzzo, non è esplosa in contemporanea per un puro caso. Si delinea in maniera piuttosto chiara una duplice manovra, economica e politica.

Bersaglio delle inchieste sono i legami che il PD ha sviluppato in questi anni con uno specifico settore dell'imprenditoria italiana, e tra i principali accusatori vi è un altro settore di imprenditori che mira a sostituirsi a questi. E' il caso di Napoli, dove ad accusare Romeo è l'azienda di Ligresti, evidentemente intenzionata a sostituirsi al concorrente con ogni mezzo necessario, anche la messa fuori gioco attraverso settori compiacenti della magistratura. Quest'ultima sembra anche voler entrare nelle dispute interne al partito di Veltroni, la cui leadership viene seriamente incrinata dai processi e lo spinge verso una sorta di alleanza difensiva con il PDL contro la magistratura. Quello che occorre rilevare, però, è che aldilà di ogni manovra alla base di tali processi vi è una causa reale, ossia il progressivo avvicinamento del PD a specifici settori della borghesia, il cui appoggio veniva comprato con palesi favoritismi nell'assegnazione degli appalti. Al di là dell'esistenza di reati o meno quello che emerge è un dato politico, ossia che quanto pomposamente dichiarato come primo aspetto dell'innovazione del PD rispetto ai DS, l'equidistanza tra capitale e lavoro, era una palese menzogna. Non ci può essere equidistanza tra i due, semplicemente il nuovo partito di Veltroni ha scelto per la vicinanza al capitale, individuando non una borghesia progressista e produttiva, ma semplicemente una borghesia più disponibile a sostenerne la politica. Il risultato sono stati i tredici arresti di Napoli e gli altri in altre parti del paese.

Il crollo di credibilità politica del PD a livello comunale segue a distanza di un anno quello del PD regionale, colpito il dicembre scorso dalla più grave crisi rifiuti degli ultimi quindici anni. Già allora il governatore Bassolino non volle saperne di dimettersi, così oggi il sindaco Iervolino mostra le sue "mani pulite" come garanzia per proseguire per altri tre anni il suo mandato. Se ormai appare chiaro che l'unico modo per rimuovere gli amministratori del PD in Campania è metterli in gattabuia, stupefacente è la risposta del PRC. Quando la regione cadde nell'immensa crisi dei rifiuti un anno fa Rifondazione decise di proseguire nel suo sostegno al governatore, auspicando un cambio di rotta che passasse per la fine del commissariato ai rifiuti, per poter andare a elezioni anticipate nel giro di un anno. Allora il gruppo dirigente del Prc giurò che avremmo sostenuto il commissario a rifiuti Bertolaso "per 90 giorni e poi mai più", promettendo che appena sgombrate le strade dai rifiuti si sarebbe andati al voto visto che "il ciclo politico del bassolinismo si era concluso" Il fatidico anno è trascorso, ma di fine del commissariamento ed elezioni anticipate neanche l'ombra. Non si può negare che ci sia stata discontinuità, ma solo perché finalmente Bassolino ha gettato la maschera e ha dimostrato la sua affinità con il nuovo premier, il salvatore della patria Silvio Berlusconi, suo principale alleato nella risoluzione dei problemi, spesso di ordine pubblico, legati allo smaltimento dei rifiuti in Campania. Appena si è sentito il tintinnio di manette anche a Palazzo S. Giacomo, sede del comune, i rappresentanti del PRC sono corsi al capezzale della moribonda giunta alzando lodi all'integrità politica e morale del sindaco, alla sua limpida gestione del comune.

Mentre il consigliere Sandro Fucito saliva agli onori della cronaca per aver aspramente criticato il sistema di potere che si andava costruendo attorno alla Romeo, nessuno dei principali esponenti locali del partito traeva le dovute conclusioni dalla sconfitta subita in questa battaglia. E' fuor di dubbio che Rifondazione sia stata l'unico partito che abbia denunciato il malaffare imperante nella gestione degli appalti pubblici, ma è altresì evidente che tale battaglia si sia conclusa con una sconfitta rovinosa. Alcune battaglie sono decisive e se si perdono un partito minimamente serio dovrebbe avere il coraggio di trarne le dovute conclusioni. Il Prc invece continua ad essere il principale sostegno alla Iervolino e siede comodamente nella Giunta, rappresentato dalll'assessore alle politiche sociali Riccio, spesso assediato dalle operatrici sociali che non ricevono il salario da 7 mesi. Le vicende Romeo e Global Service dimostrano che l'unica conclusione possibile su una questione di tale rilevanza politica è rompere con chi ha alimentato un sistema a tutto danno dei lavoratori ed a tutto vantaggio dei padroni, un sistema affaristico criminale che ruota attorno al Pd ed è cresciuto all'ombra delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni cresciute in questi anni di smantellamento del pubblico e dello stato sociale.

Al contrario il Comitato Politico Federale (Cpf) di Rifondazione Comunista ha tratto tutt'altre conclusioni. Venerdi sera infatti in un Cpf lungo e carico di tensione il segretario Di Martino ha proposto una relazione in cui si prospettavano due ipotesi alternative: o si va al voto o si rilancia l'azione di governo cittadina. Va senza dire che quella da lui proposta è stata la seconda soluzione. Di Martino ha chiesto ed ottenuto il voto su una proposta che affidava al sindaco Iervolino i pieni poteri per costituire una nuova giunta "di alto spessore" che ricollegasse l'amministrazione con i cittadini. La motivazione di questa scelta è la stessa che gli iscritti al partito si sentono dire da anni: non possiamo consegnare la città alla destra, bisogna salvaguardare la democrazia, i camorristi sono alle porte. Questa ricetta, condita con un po' di spocchia verso chi fa, come la totalità dei cittadini, politica leggendo i giornali e sulla propria pelle e non con le delibere e gli atti ufficiali, porterà sempre nella stessa direzione. Sono anni, infatti, che gli accordi peggiori messi insieme da Rifondazione per allontanare le destre dal governo le hanno spalancato le porte del governo stesso pochi mesi dopo. Questo è avvenuto a livello nazionale come a livello locale e il caso di Napoli non sarà diverso in  nulla.

La verità purtroppo è un'altra. Il gruppo dirigente del Prc napoletano non è solo subalterno al Pd su terreno politico ma spesso è anche dipendente dal governo comunale regionale perché si alimenta dal sottogoverno fatto di staff, consigli di amministrazioni e consulenze. Anche per ovviare a problemi di questo tipo nel congresso come mozione 4 avevamo proposto che gli organismi dirigenti avessero al loro interno un'alta percentuale di lavoratori dipendenti ed in particolare di operai in produzione. Non è un caso che la mozione finale votata a maggioranza con 32 voti che ribadisce la fiducia nella Iervolino e punta ad un patto di fine legislatura sia stata sostenuta non solo dai vendoliani e dall'assessore regionale Gabriele ma anche da compagno Fucito, dai suoi compagni di Essere Comunisti e dal capogruppo regionale Vito Nocera, che pure al congresso si era schierato con Ferrero. Un' alleanza trasversale degli istituzionali che parla abbastanza chiaro.

Ma se Atene piange Sparta non ride. La crisi napoletana infatti ha dimostrato una volta di più che a Napoli ed in Campania non esiste la maggioranza nazionale e che non vi è traccia della svolta a sinistra. Prima del Cpf infatti sembrava essersi costituito un fronte pronto a chiedere la rottura con il centrosinistra. Ne facevano parte i compagni della maggioranza nazionale, tranne Essere Comunisti, Raffaele Tecce e l'ex senatore Sodano che già in passato aveva denunciato gli errori del gruppo dirigente locale del partito, contrastato apertamente in riunioni del partito stesso e sui giornali borghesi dall'assessore regionale Gabriele e dal capogruppo regionale Nocera. Il merito di Sodano è stato quello di denunciare la politica del governatore Bassolino, di aver denunciato il criminale sistema rifiuti e i metodi di quella amministrazione. Ma al momento decisivo del Cpf, dopo le conclusioni di Pegolo che chiedevano l'appoggio esterno alla Iervolino ed una giunta tecnica, questi compagni hanno deciso di intraprendere una linea di mediazione ad oltranza ed al ribasso per andare incontro alla proposta del compagno Pegolo. Questa ha condotto al ritiro del documento unitario cui anche noi avevamo partecipato per sostenere un documento molto moderato, assolutamente subalterno verso la Iervolno e quindi inadeguato alla fase politica ed alle necessità del partito di ricostruire una relazione con i settori deboli della città. Nel documento si " approva l'analisi sulla crisi al comune di Napoli contenuta nella relazione del segretario provinciale ed approva le conclusioni del compagno Pegolo della segreteria nazionale Pegolo" si propone  "DI LAVORARE AD UN VOTO ANTICIPATO A NAPOLI AL PIU' PRESTO POSSIBILE ATTRAVERSO LA COSTITUZIONE DI UNA GIUNTA PONTE DI GARANZIA" concludendo che "il CPF del PRC di Napoli decide l'immediato ritiro del nostro assessore per chiarire il senso di questa necessaria discontinuità.

Pertanto prevediamo un ruolo esterno del PRC rispetto a questa Giunta ponte-a termine per chiarire la nostra autonomia politica e programmatica attraverso l'appoggio esterno in consiglio comunale".

 In pratica si riprendeva la vecchia solfa del rilancio dell'azione programmatica in prospettiva di elezioni anticipate. Dispiace ancora di più che a seguire i compagni Sodano e Tecce (ex seconda mozione) ci siano stati anche i compagni dell'area Ferrero (ad eccezione di Vito Nocera, strenuo difensore di Bassolino e della Iervolino), di Sinistra comunista e dell'Ernesto. In particolare queste ultime due aree meno di un mese fa avevano sostenuto assieme a noi al congresso regionale la proposta di uscita dalle giunte regionale e comunale visto il disastro politico ad esse legato. E' davvero strano questo voltafaccia visto che da allora questa richiesta ha assunto ulteriore concretezza agli occhi di qualsiasi cittadino campano. Proprio  coloro che ogni attimo ci ricordano che facciamo parte della maggioranza di Chianciano hanno preferito ammorbidire la posizione ed arretrare verso una posizione forse da loro ritenuta più realista ma che nulla ha a che vedere con la svolta a sinistra di Chianciano visto che allora nel documento finale scrivevamo "è necessario costruire l'opposizione al governo Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al progetto strategico del PD.".  Alla fine solo i compagni di FalceMartello-sinistra del Prc nel Cpf hanno continuato a sostenere il documento unitario che chiedeva non solo il ritiro dell'assessore  ma affermava anche che "Rifondazione Comunista quindi deve subito togliere il sostegno al Sindaco di Napoli  e ritirare il suo Assessore dalla Giunta ed impegnarsi affinchè sia convocato il CPR al più presto per agire nella stessa direzione."

Questa posizione avrebbe segnato una inversione di tendenza rispetto a questi anni che pur non risolvendo certo i problemi del partito in Campania, avrebbe almeno gettato le basi per un suo rilancio. E', infatti, necessario un reinsediamento del PRC nei suoi luoghi tradizionali, oggi abbandonati, in particolare i luoghi di lavoro e i quartieri popolari.  Dobbiamo riconquistare la fiducia del nostro popolo, della classe lavoratrice e dei giovani dimostrandoci come un partito coerentemente dalla parte degli sfruttati con un suo programma complessivo in grado di rispondere alle esigenze della classe. Premessa necessaria di tutto ciò è sicuramente la rottura con gli affaristi e gli speculatori vicini al PD e con il PD stesso. Senza di questo "l'alternativa strategica al Pd"  che abbiamo sostenuto al congresso di Chianciano, il cui richiamo per qualcuno è solo utile alla propria autorappresentazione, rimane lettera morta. Noi abbiamo provato ad andare fino in fondo verso la svolta a sinistra  per segnalare la diversità del Prc rispetto a chi  è stato travolto dagli scandali oltre che dalle politiche antipopolari del centrosinistra. 

In futuro su questo e sulla ricostruzione del Prc a Napoli e in Campania saremo pronti a confrontraci con tutti i compagni che credono ancora nel progetto di Rifondazione. Continueremo a batterci coerentemente per una svolta a sinistra anche in Campania, svolta a sinistra che non può che passare per un salutare bagno all'opposizione di tutte le giunte locali campane.