Protesta dei militanti del Prc di Tolmezzo - Falcemartello

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La recente tornata elettorale ha segnato, per Rifondazione, un passaggio importante: l’incremento dei consensi raccolti ha dimostrato che oggi esistono spazi importanti in Italia per le battaglie dei comunisti. In questi ultimi anni, infatti, i militanti del partito impegnati nei vari fronti di mobilitazione hanno consentito alla nostra organizzazione di consolidare le simpatie di cui gode. Si è trattato di un impegno importante, di cui sono stati protagonisti pure i comunisti dell’Alto Friuli: abbiamo infatti saputo riorganizzare, a partire dal congresso del 2002, il nostro circolo, contando su energie militanti “disperse” in un territorio vastissimo com’è quello della montagna friulana.

Al centro di questo territorio sta Tolmezzo, cittadina interessata a giugno dal rinnovo dell’amministrazione comunale. Le attiviste e gli attivisti del PRC hanno subito individuato l’appuntamento come l’occasione per verificare la bontà del lavoro sviluppato in due anni, due anni in cui le iscrizioni al partito sono più che raddoppiate (da 35 a 75). È stata rapidamente individuata la “squadra” dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati con i quali affrontare la sfida elettorale: per guidarla è stato scelto un operatore sociale attivo sul territorio da tempo e protagonista delle lotte del movimento “no global”.

Dopo aver discusso a lungo con le forze del centro-sinistra locale le condizioni per un accordo con il quale battere la giunta uscente di centro-destra, siamo stati costretti a prendere atto delle manovre di una coalizione pesantemente condizionata da logiche clientelari; di fronte al rischio del prevalere di consorterie che nulla hanno a che fare con gli interessi che noi intendiamo rappresentare, abbiamo preferito proporci in autonomia. Il circolo, in accordo con i candidati, ha definito pertanto il percorso per la presentazione indipendente della lista del Prc.

Ma proprio in questa fase sono iniziati i guai: la rottura con il centro-sinistra deve aver impensierito il gruppo che coordina, in assenza di una segreteria, la federazione udinese. Per non turbare i buoni rapporti consolidati con i partiti che, assieme al Prc, hanno consegnato il governo della regione all’industriale Illy, parecchi sono stati gli esponenti della cosiddetta maggioranza integrale (i bertinottiani, per intenderci) che hanno deciso di intromettersi, con lo scopo di modificare un orientamento definito democraticamente dai militanti del circolo.

Risultato: all’inizio di maggio, quando la lista era già stata consegnata in Comune, una riunione convocata all’improvviso, senza coinvolgere nemmeno la segretaria del circolo, ha imposto la presentazione del partito in coalizione con il centro-sinistra. Immediate sono state le proteste di tanti militanti e di un gruppo di candidati, i quali hanno deciso, ritirandosi, di rifiutare un vero e proprio atto d’imperio, imposto per ragioni di buon vicinato con forze con le quali pure s’era verificata l’impossibilità di un accordo programmatico serio. La campagna elettorale è stata di conseguenza di un profilo bassissimo, condizionata dalla demotivazione di tanti compagni e dalla delusione per una scelta imposta verticisticamente per calcoli opportunistici (per giunta mal fatti).

Quali sono stati gli obiettivi conseguiti da questa manovra? Il partito ha raccolto alle comunali 276 voti, contro i 354 raccolti alle europee; naturalmente è rimasto fuori dal consiglio comunale e altrettanto naturalmente il sindaco del centro-destra è stato confermato. In due parole, un fallimento. Esso è stato provocato, non temo di dirlo, dalla concezione feudale del partito che alcuni dirigenti vogliono imporre: decidono i feudatari e i vassalli eseguono. Costoro, tuttavia, avranno modo di rendersi conto che non hanno a che fare con servi della gleba.