Sesto San Giovanni - Falcemartello

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 Negli ultimi mesi il circolo del Prc di Sesto San Giovanni è stato attraversato da un aspro dibattito sulla privatizzazione della Casa di riposo comunale, un ente di proprietà pubblica dal 1949 che l’amministrazione di centrosinistra (alla quale il Prc partecipa) intende privatizzare.

Un “affare” stimato fra i 40 e i 50 miliardi di vecchie lire, che mette a rischio sia i lavoratori dell’ente che gli ospiti della casa di riposo e le loro famiglie.

La segreteria del circolo, messa in minoranza in una prima votazione, ha trovato il modo di ribaltare le deliberazioni del direttivo del circolo, accettando una politica indifendibile in nome dell’alleanza col centrosinistra. L’intera vicenda è ricostruita in un articolo di Giuseppe Lania, del direttivo del circolo.

Il Prc deve battersi contro le privatizzazioni !

l Consiglio comunale di Sesto S. Giovanni (Milano), con una delibera del 6 ottobre, si è resa protagonista di un grave attacco ai servizi sociali. La giunta, composta da centrosinistra e Prc, ha, infatti, deciso di privatizzare la casa di riposo comunale, l’Istituto di Pubblica Assistenza e Beneficenza (IPAB) “La Pelucca”, un grande complesso che ospita centinaia di anziani non autosufficienti, proprietà pubblica fin dal 1949. Un vero e proprio regalo ai privati, stimato tra i 40 e i 50 miliardi di vecchie lire, e un durissimo colpo per gli ospiti della casa di riposo e le loro famiglie (che non necessariamente potranno usufruire più degli stessi servizi alle stesse condizioni), e per i lavoratori stessi che da pubblici diventeranno privati con tutto ciò che ne consegue per quanto riguarda la sicurezza del posto di lavoro. L’intera vicenda è estremamente significativa, perché illustra in modo cristallino gli effetti nefasti che l’alleanza col centrosinistra ha sul partito.

 

All’ultima campagna elettorale il partito si presenta alle elezioni in un’alleanza di governo con il centrosinistra (DS, Verdi, PdCI, Margherita, SDI) e perfino la Lista di Pietro. Un’alleanza alla cui base c’è un programma che definire ambiguo è dir poco, visto che su un tema centrale come quello dei servizi pubblici si parlava esplicitamente di “collaborazione col privato sociale”, con chiari riferimenti alla possibilità di privatizzare strutture pubbliche (la casa di riposo, l’Azienda Municipalizzata delle Farmacie, ecc.). Come compagni della sinistra del partito ci siamo opposti a questa alleanza. Spiegavamo che sarebbe stato un disastro entrare in una giunta che vede al suo interno partiti chiaramente borghesi, che difendono interessi opposti ai nostri, che questa gente da noi vuole solo i voti, la copertura di sinistra, per far passare la loro politica di attacchi ai lavoratori, i tagli ai servizi erogati dal comune, a partire dalla privatizzazione delle aziende municipalizzate. Quando prendevamo ad esempio proprio la casa di riposo “La Pelucca” e il rischio serio di essere coinvolti un una giunta che voleva la sua privatizzazione (la cosa non era un mistero visto che se parlava nella stampa locale), gli esponenti della maggioranza del partito ci rispondevano esaltando il programma stilato col centrosinistra, perché era un programma di svolta, su cui si era riusciti a strappare la rivendicazione (astratta e generica, che non ha portato a nulla ed è già caduta nel dimenticatoio) del “bilancio partecipato”.

 

La posizione ambigua del Prc

Ma si sa, i nodi prima o poi vengono al pettine. Nella primavera di quest’anno il centrosinistra dichiara la propria disponibilità ad accettare la trasformare della casa di riposo comunale in una fondazione privata. Di fronte a questa presa di posizione, il partito invece di trarre le giuste lezioni, commette un altro grave errore: accetta di partecipare all’apposita commissione consiliare che si pone lo scopo di redigere lo statuto del nuovo ente privato con l’illusione di influenzarne i contenuti. Per sei mesi il partito è stato portato a spasso dalle forze borghesi che dirigono la commissione, senza alla fine condizionare un bel nulla, ma riuscendo viceversa ad essere condizionati dalle logiche burocratiche e opportuniste proprie del centrosinistra. Infatti, la sera del 22 settembre si tiene il direttivo di circolo con all’ordine del giorno la discussione su che posizione assumere di fronte al fatidico e imminente consiglio comunale che deciderà le sorti della casa di riposo. Potrebbe sembrare scontato che il Prc di fronte alle privatizzazioni non può che essere contrario, che è nella sua ragione di esistenza l’opposizione alla logica del profitto. Invece non è così per il segretario del circolo La Corte (che è pure capogruppo in consiglio comunale), per il vicesindaco Morabito e per l’intera segreteria cittadina: in tutti questi mesi si sono convinti che sarebbe sbagliato votare contro la privatizzazione, e che bisognerebbe farla nascere astenendoci “per ragioni tattiche”. Nel dibattito sono state portate molte motivazioni, anche se l’unica concreta e ricorrente era che serviva “un voto che ci permetta di entrare nel consiglio di amministrazione” del nuovo ente privato: 9 consiglieri su 13 del nuovo CdA saranno scelti direttamente dal sindaco, e se ci si oppone alla privatizzazione addio alla possibilità di avere posti per i compagni del partito. La discussione aveva un che di surreale: forse è tradizione dei comunisti portare la propria battaglia politica contro il sistema, all’interno dei CdA di enti privati? Qualcosa non quadrava, e non quadrava neanche per quei compagni in precedenza convinti della linea della segreteria. La votazione finale vedeva sconfessata la proposta della segreteria: 9 membri del direttivo erano per astenersi, 13 per votare contro. La partita sembrava chiusa. Invece accade ciò che non ti aspetti. Alla ricerca disperata di una mediazione a ogni costo, la segreteria convoca in fretta e furia un direttivo straordinario pochi giorni dopo (sabato 27). La segreteria avanza la proposta del voto disgiunto in consiglio comunale: oltre a votare se trasformare o no la casa di riposo in fondazione privata, si può chiedere di far votare anche lo statuto, sul quale – è l’invito della segreteria – si chiede di votare a favore. Ancor prima che sbagliata la posizione è assurda: si vota contro la privatizzazione, ma poi a favore dello statuto che stabilisce che “è costituita la fondazione di diritto privato “ (art. 1)! Uno statuto che chiaramente spiega (art. 11) che il CdA iniziale può essere integrato (senza tra l’altro apporre alcun limite numerico) da componenti designati da enti privati sulla base dei soldi investiti nella fondazione. Uno statuto né più né meno di quello di un qualsiasi ente privato. Per convincere il direttivo l’argomento usato, agitato in toni drammatici, era ormai uno solo: non possiamo mettere in crisi l’alleanza col centrosinistra, o stiamo nell’alleanza oppure no, che la gente chiede unità e non capirebbe una rottura. A forza si è inculcata l’idea che siamo costretti ad accettare questo, perché il rischio è essere cacciati dalla giunta (un vero orrore se si hanno a cuore i posti negli assessorati e quant’altro). Nel dibattito c’è stato anche chi si è spinto a dire che la crisi e la scissione coi cossuttiani si è avuta proprio a causa della rivendicazione dell’autonomia del partito, un ragionamento che ha come conseguenza logica che l’unico modo per assicurarci dalle scissioni è rassegnarci per sempre all’abbraccio col centrosinistra. Come qualcuno ha ben sintetizzato: “Mangiare la bistecca e l’osso, e starci, o non starci proprio”. La votazione finale, con un direttivo rimaneggiato (a mezzanotte di sabato sera!), ha visto 17 per il voto favorevole allo statuto, 2 contrari, 1 astenuto. La maggioranza del direttivo, quindi, ha finito per subordinarsi alle pressioni del centrosinistra, prendendo una posizione che è un regalo agli speculatori privati. Una posizione grave, non solo perché si è compartecipi di un regalo del patrimonio pubblico a gente che non ha scrupoli a fare profitti sulle sofferenze altrui, ma anche perché costituisce un precedente importante. Un precedente che sarà usato contro il partito alla prossima privatizzazione (già adesso c’è chi parla dell’entrata dei privati nel consorzio dei rifiuti…) e che indebolisce la battaglia dell’intero partito, laddove in altri comuni è impegnato in situazioni analoghe contro le privatizzazioni.

 

Cosa insegna questa vicenda

Questa vicenda dimostra la correttezza delle critiche che i compagni della sinistra del partito hanno sempre avanzato in opposizione alle alleanze coi partiti borghesi. L’alleanza col centrosinistra ha messo il partito in un vicolo cieco: le pressioni istituzionali, il ricatto permanente di essere la causa della caduta della giunta, hanno portato il partito a subordinarsi agli interessi borghesi della maggioranza della coalizione. Su una questione così fondamentale, si è arrivati a inventarsi i giochi di prestigio, pur di non assumere una posizione chiara, una posizione da comunisti, contro le privatizzazioni. Ma la cosa più grave di tutte, è che in tutto questo dibattito sono state lasciate fuori le ragioni dei lavoratori e degli utenti della casa di riposo. Altra era la strada da perseguire. Fin dall’inizio il partito doveva dichiarare e dimostrare tutta la sua contrarietà alla privatizzazione. Tutte le energie dovevano essere impiegate a costruire legami coi lavoratori e gli utenti, per costruire iniziative pubbliche contro la privatizzazione, per smascherare l’operato del centrosinistra e metterlo in contraddizione col suo stesso elettorato. Questo andava accompagnato con una proposta del partito per il miglioramento della qualità dei servizi erogati dalla casa di riposo, per ampliarne l’accessibilità, con una proposta che promuova nuove forme di controllo, assegnando potere ai lavoratori e agli stessi utenti. Solo su questa base si sarebbe potuta costruire un’opposizione alla privatizzazione veramente efficace. Solo su questa strada si conquista la fiducia dei lavoratori, li si avvicina al partito e alle idee comuniste, facendo fare un grande passo in avanti alle ragioni dei lavoratori.

 

Per l’autonomia politica dal centrosinistra, per il radicamento del Prc nei luoghi di lavoro

Nel partito vediamo affermarsi in modo sempre più netto una cultura politica che si allontana sempre di più da qualsiasi riferimento di classe, vediamo un’evoluzione sempre più marcata verso un partito istituzionalista, con sempre meno legami coi lavoratori organizzati, assente dai luoghi di lavoro e dagli altri importanti luoghi di conflitto come le scuole. Il massimo organismo politico del circolo di Sesto S. Giovanni, il direttivo, si riunisce ormai solo per discutere delle questioni istituzionali del consiglio comunale. Nessun serio lavoro di analisi viene fatto per radicare il partito nella nostra classe di riferimento: i lavoratori salariati. Troppo assorti nei tatticismi incomprensibili dell’alleanza col centrosinistra, nessuno sembra essersi accorto che il circolo ha toccato il punto più basso del tesseramento della sua storia: nel 2002 si è chiuso con 183 iscritti, e questo quando all’atto di nascita il circolo di Sesto contavano ben 302 iscritti (1992). E’ necessario cambiare corso. Innanzi tutto è necessario rompere una volta per tutte con la subalternità politica nei confronti del centrosinistra, rivendicando la completa indipendenza politica del nostro partito. Ma questo non basta, è necessario ritornare ad assumere il radicamento del partito nei luoghi di lavoro come asse centrale della nostra azione politica, elaborando un programma legato indissolubilmente alle necessità dei lavoratori, coscienti come siamo che solo la forza organizzata della classe lavoratrice può realmente sconfiggere le destre, aprendo un processo reale di trasformazione della società. Si è fatto un gran parlare di Sesto come “ex-Stalingrado d’Italia”, a torto la si è presa a città simbolo del tramonto della classe operaia. In realtà Sesto rimane una città profondamente proletaria, con un forte tessuto produttivo, specie nel campo delle tecnologie moderne. Colossi come Wind, Enel.it, Medtronic, Oracle sono presenti in città con migliaia di lavoratori. Ci sono fabbriche importanti come Alstom Power e la Brollo Marcegaglia; aziende come ABB, Impregilo, Alitalia sono massicciamente presenti a Sesto con le loro sedi nazionali. A queste grosse aziende si sommano tutti gli altri lavoratori: i migliaia del comune, dell’ospedale cittadino, gli addetti dei grandi esercizi commerciali, i lavoratori delle centinaia di medie e piccole industrie presenti in città. La svolta del partito, il recupero della sua autonomia di classe, la riapertura di una concreta prospettiva rivoluzionaria, passano in primo luogo da qui, dal rilancio del radicamento del partito tra la classe lavoratrice