Unità nazionale contro i lavoratori e Rifondazione - Falcemartello

Breadcrumbs

 

Polo e centrosinistra si uniscono per eleggere Ciampi

 

Cresce un clima di "unità nazionale". Emergenza guerra, emergenza terrorismo, emergenza economia… tutto fa brodo per serrare le fila delle maggiori forze politiche e creare le condizioni per nuovi attacchi ai lavoratori.

Tutto questo non succede per caso: è il fallimento del centrosinistra, e in primo luogo dei Ds, nel dare anche la minima risposta alle necessità dei lavoratori di fronte ai problemi che li attanagliano. Chiusa ormai da tempo la fase della "speranza nei governi amici" (Prodi e D’Alema), si prepara il terreno a nuova offensiva padronale.

Il primo segno di questo si è avuto nell’elezione di Ciampi a Presidente della Repubblica con il voto al primo turno di tutti i partiti eccetto Lega e Rifondazione. Con Ciampi al Quirinale torna alla guida dell’economia Giuliano Amato. I due uomini che negli anni 1992-93 ha presieduto al peggiore massacro sociale degli ultimi decenni si trovano oggi in due posizioni chiave. Ricordiamo di cosa fu capace questa "magica coppia" in quel periodo: abolizione della scala mobile (luglio 1992), inizio della distruzione dello stato sociale (superstangata da 93mila miliardi), distruzione dei diritti sindacali e costruzione della gabbia della "concertazione" con il vergognoso consenso dei dirigenti sindacali (accordi di luglio 1992-93)…

Ancora una volta, quindi, vediamo come i padroni affidano le principali leve di comando agli uomini che hanno incarnato più di ogni altro le politiche di lacrime e sangue.

E non finisce qui. Non appena dall’Europa giunge l’ennesimo invito a tagliare le pensioni, il ministro dei trasporti Treu rilancia la richiesta di una "verifica" sulle pensioni a breve termine, e anche qui, in uno slancio di "responsabilità nazionale", Berlusconi dichiara immediatamente la sua disponibilità a sostenere il governo se prenderà quella strada.

Per qualche anno, da dopo la controriforma delle pensioni di Dini, sembrava che in Italia regnasse una relativa pace sociale. I governi Dini, Prodi e D’Alema pur conducendo dei pesanti attacchi (precarizzazione del lavoro, privatizzazioni, finanziamenti alle scuole private, ecc.) avevano assunto un limite invalicabile: non fare nulla senza il consenso dei vertici sindacali. Questo consenso, a dire il vero, non era difficile da ottenere anche per operazioni vergognose come l’appoggio alla guerra in Jugoslavia. In ogni modo, questo metodo garantiva la mancanza di opposizione nella società. Per essere più precisi l’opposizione c’era, ma non trovava un mezzo per esprimersi.

Ora però la musica sta cambiando. La situazione economica volge al peggio, le contraddizioni si accumulano una sopra l’altra, la guerra si smaschera ogni giorno di più per quello che è realmente: una guerra per la distruzione economica e sociale di quello che resta della Jugoslavia. I padroni sono spinti a tornare alla carica in modo sempre più aggressivo, come dimostra anche la vertenza dei metalmeccanici. Su queste basi si fanno ogni giorno più stretti i margini per i balletti della "concertazione", della "consultazione fra le parti". L’entrata nell’Euro non solo non ha portato all’età dell’oro che ci promettevano, ma anzi rende la situazione ancora più difficile. Dopo quasi un decennio di sacrifici "per l’Europa", ci troviamo con un continente in stagnazione economica, con una disoccupazione di massa che nessuna politica è riuscita a scalfire, con una guerra in corso.

Sarebbe stato impossibile per il capitalismo europeo arrivare a tanto senza la collaborazione dei dirigenti socialisti e socialdemocratici. In Europa come in Italia, la borghesia si frega le mani e sogghigna vedendo i vari D’Alema, Blair, Schroeder, Jospin, che per accreditarsi come "maturi e responsabili uomini di Stato" si compromettono sempre di più nel massacro dei Balcani e nelle politiche antipopolari nei rispettivi paesi; la stampa "autorevole" si complimenta con loro, li riempie di elogi, ma la realtà è che questi partiti verranno usati, spremuti come limoni per fare il lavoro sporco e poi riceveranno il benservito.

Il risultato di tutto questo sarà inevitabilmente una reazione di massa fra i lavoratori e i giovani, che rifiuteranno la politica della collaborazione di classe. Nel movimento contro la guerra vediamo già i sintomi di quanto accadrà in futuro, quando questi processi saranno giunti al punto di svolta.

Proprio per questo si vuole creare un clima di attacchi isterici a chiunque si oppone, e in primo luogo a Rifondazione, che viene giustamente vista come il possibile punto d’incontro e di raccolta di questa protesta.

L’omicidio D’Antona, di cui riferiamo nella pagina accanto, è stato usato in modo spregiudicato per alimentare questa campagna.

I dirigenti Ds e del sindacato hanno sparso fiumi di retorica su questo attentato, ma questo non ha impedito loro di accusare Rifondazione, il movimento contro la guerra, il sindacalismo extraconfederale e l’opposizione nella Cgil. La destra non è da meno e per bocca di Fini chiude una commissione d’inchiesta sui centri sociali mentre il sindaco di Milano Albertini denuncia l’esistenza di una "cellula eversiva" nell’Azienda dei trasporti, guarda caso puntando il dito contro i lavoratori di un’azienda nella quale si sta sviluppando un forte conflitto legato alla privatizzazione e alla ristrutturazione.

A questa cappa soffocante che si vuole imporre sulla società per far passare un nuovo giro di vite c’è solo un modo di opporsi: preparando una nuova fase di lotte sociali sul terreno sindacale e politico. E reale il rischio che i dirigenti sindacali, cedendo alle pressioni dell’"emergenza", si preparino sui metalmeccanici e sulle pensioni a una resa senza condizioni simile a quella del ’92 sulla scala mobile. L’unica alternativa a questo è prepararsi a un nuovo autunno caldo, che metta fine alla concertazione e apra la strada per una lotta a tutto campo per una politica e una direzione alternativa nel sindacato e nel movimento operaio.