Verso il 4º Congresso - Falcemartello

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Si terrà entro marzo ’99 il congresso straordinario del Prc. La rottura con il governo Prodi e la scissione che abbiamo subìto per opera di Cossutta rendono indispensabile una discussione aperta sul bilancio della strategia del 3° congresso e sui suoi risultati

Per questo pensiamo che il comitato politico nazionale che il 20 dicembre voterà i documenti congressuali e il regolamento debba tenere in seria conside-razione le richieste che da più parti salgono affinché il congresso si svolga nel modo più aperto e democratico possibile. Un congresso blindato come fu quello del 1996, con documenti inemendabili e senza alcuno spazio per elaborazioni che sorgessero dai circoli pregiudi-cherebbe seriamente la discus-sione. Oggi si propongono alcune modifiche, sicuramente positive, rispetto allo scorso regolamento; in particolare si accetta la possibilità di presentare emen-damenti dal basso; tra parentesi, il fatto che oggi si accettino queste proposte dimostra che gli argomenti che in passato venivano presentati per giusti-ficare l’inammissibilità di queste proposte non erano poi così convincenti.

Tuttavia ci pare che manchi un aspetto fondamentale per garantire una maggiore democrazia nel dibattito, e cioè la facoltà di presentare emendamenti e contributi di carattere nazionale, cioè che vengano messi in discussione in tutti i congressi di circolo; questi emendamenti potrebbero essere presentati dai membri del Cpn, o anche fissando un tetto, per esempio 500 firme di semplici iscritti.

Si dice che il rischio è di dare spazio a operazioni di bottega, da "ceto politico", anziché a veri contributi politici. Naturalmente questo rischio esiste; tuttavia ci pare che l’esperienza di questi tre anni dimostri che sono proprio le differenze non espresse, i dibattiti condotti nei circoli chiusi o nei corridoi a creare il maggior pericolo di comportamenti burocratici. Solo la massima chiarezza nell’esposizione delle proprie posizioni, soprattutto in un periodo congressuale, può creare le condizioni per una reale unità del partito.

I temi in discussione

La discussione deve tentare di capire quali sono i processi decisivi che si sviluppano a livello internazionale e in Italia. Non è questo lo spazio per un’analisi complessiva della crisi asiatica, ma dobbiamo sottolineare che questa segna uno spartiacque fra due epoche. In primo luogo perché appare ormai evidente che la recessione colpirà duramente nei prossimi 12-18 mesi l’insieme dei paesi capitalisti avanzati; in secondo luogo per gli effetti politici che questo avrà, particolarmente in Europa. Infatti sotto la minaccia della crisi tornano in auge politiche neokeynesiane, e non a caso in tutta Europa sono alla ribalta i partiti socialdemocratici, e anche in Giappone si studiano le vie per integrare, almeno in questa fase, le forze di sinistra nel governo e circolano proposte di un "Ulivo" in versione nipponica.

È questo ciò che Bertinotti correttamente definisce come un tentativo di cooptare la rappresentanza dei lavoratori (sindacati, partiti di sinistra) nella gestione del capitalismo disgregandone al tempo stesso la base sociale. E del resto, non è forse proprio il tentativo messo in atto nei nostri stessi confronti dal governo Prodi?

Di fronte a questo dobbiamo domandarci quindi se il nostro ruolo deve essere solo quello di chiedere qualcosa in più dalla politica "sociale" dei vari D’Alema, Blair e Schroeder, o piuttosto di lottare per sottrarre il movimento operaio a questa morsa che inevitabilmente lo indebolirà ancora di più. La grande contraddizione della fase attuale è che la borghesia punta alla collaborazione coi riformisti e in particolare con i dirigenti sindacali, ma al tempo stesso vorrebbe evitare concessioni significative. Questa è la differenza sostanziale con i governi di sinistra o di centrosinistra degli anni ’60 e ’70 (Italia, Gran Bretagna, Germania…). Su questa contraddizione i comunisti devono fare leva con una battaglia a largo respiro che metta il dito nella piaga: la collaborazione con i partiti del centro borghese, e in generale l’accettare le mille costrizioni che la borghesia pone ai governi di sinistra comunque la si voglia giustificare "tatticamente", porta inevitabilmente ai risultati disastrosi che abbiamo visto in Italia.

Il ruolo dell’Europa

Precisamente la svolta "riformista" in Europa ci pone grandi opportunità, ma anche grandi rischi. In generale possiamo prevedere che l’esperienza dei governi di sinistra in Europa terminerà in una crisi dell’egemonia di questi partiti fra i lavoratori; tuttavia l’esito di questa crisi non è affatto scontato: può portare ad uno spostamento a sinistra e a una rivitalizzazione del movimento operaio, ma può anche sfociare in un’ascesa, per lo meno temporanea, delle destre. Quale di queste due strade si imboccherà dipende da molti fattori, fra i quali l’azione cosciente dei comunisti sarà uno di quelli decisivi.

La propaganda calcherà molto la mano nel prossimo periodo sulla svolta verso un’Europa "sociale", che si vuole affrancare dai modelli iperliberisti degli Usa sia per quanto riguarda la politica interna che quella internazionale. La nostra azione non potrà quindi fermarsi alla denuncia dei vincoli di Maastricht e del patto di stabilità, ma dovremo mettere a nudo il carattere generale dell’operazione di unificazione, cioè il tentativo di costruire una "fortezza Europa" che all’interno disciplini il movimento operaio attraverso la concertazione, e all’esterno lotti ad armi pari con i giganti Usa e Giappone sia sul piano della concorrenza economica che nella spartizione del mercato mondiale, attraverso il tentativo di formare un esercito e una diplomazia comuni, che possano concorrere all’estero (Balcani, Medio Oriente, ecc.) con il "poliziotto mondiale" Usa. Al di là del fatto che questo progetto possa compiersi (e ci sono ancora molte contraddizioni al suo interno) il suo carattere reazionario va ben al di là delle pur pesantissime manovre di austerità dettate da Maastricht.

Perché due documenti

Molti compagni si stanno domandando per quale motivo nel Cpn del 28 novembre sia già stata annunciata la presentazione di un documento alternativo. il passaggio all’opposizione non conclude affatto la discussione del 3° congresso, in primo luogo perché le premesse politiche e le analisi che erano alla base della mozione di maggioranza non sono state messe per nulla in discussione, e anzi vengono approfondite. Ci pare che le argomentazioni che oggi Bertinotti propone vedano una contraddizione fra l’analisi dell’attuale fase (crisi economica, ruolo del riformismo, ecc.) e le conclusioni e le proposte politiche, che lasciano ampio spazio alle illusioni in quell’onda neokeynesiana di cui abbiamo parlato sopra. È evidente che sarebbe un modo scorretto di affrontare il dibattito tentare dei oscurare questi nodi per il semplice fatto che tutti oggi siamo d’accordo che il Prc deve stare all’opposizione.

Il Prc deve risalire la china lungo la quale è scivolato in questi anni. Sarebbe ridicolo pensare che il semplice passaggio all’opposizione possa risolvere i problemi accumulati, il calo della militanza, i problemi del radicamento. Per questo l’esistenza di un documento alternativo è legittima solo se oltre ad una visione alternativa a quella oggi prevalente saprà anche impegnarsi a indicare le vie lungo le quali si può riprendere il processo di costruzione e radicamento del Prc. Questo significa innanzitutto impegnarsi nell’elaborazione programmatica e tattica. Questioni quali il programma per lottare contro la disoccupazione gli effetti della crisi economica, quale tattica verso i Ds e il movimento sindacale, quale politica internazionale sono altrettanti capitoli aperti, che dal 3° congresso ad oggi non hanno visto passi avanti nè nell’elaborazione, nè nella pratica. Questo limite comune sia alla maggioranza che alla minoranza del 3° congresso deve essere oggi superato, se vogliamo rendere giustizia a una discussione congressuale che rischierebbe altrimenti di trasformarsi in un rituale. È soprattutto su questi terreni che, nei limiti delle nostre capacità, tenteremo di dare un contributo al dibattito.