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Il Comune di Milano è il più grande datore di lavoro della città con circa 15mila e 500 dipendenti, a cui si aggiungono i dipendenti delle società municipalizzate e i precari. Per sapere quanti precari lavorano o hanno lavorato negli ultimi 5 anni per il Comune basterebbe fare, da parte di un qualsiasi consigliere, una richiesta formale di accesso agli atti per verificare in ogni settore lo stato dell’arte. Curiosamente nessuno si prende la responsabilità non solo di fare la richiesta, ma di renderla pubblica.

Pertanto possiamo dire che la vox populi dice che i precari in quel lasso di tempo potrebbero essere fra i 3mila e 500 e i 7mila. Una cifra enorme.

Dallo scorso maggio tutti i rinnovi dei contratti a tempo determinato sono bloccati e a fine dicembre scadono le graduatorie, che significa perdere il diritto ad essere richiamati.

Stiamo parlando di un minimo di 600 fino a un massimo di mille contratti di lavoro. Molti di questi hanno operato in Comune anche per 10-12 anni, hanno competenze e sufficiente anzianità per esigere il diritto all’assunzione.

In primavera, si forma il Comitato precari dei lavoratori del comune.

L’aspettativa su Pisapia è altissima. Il comitato raccoglie informazioni sullo stato della precarietà e le scelte del Comune, scopre lo scandalo delle assunzioni d’oro e prepara un dossier, con nomi, cognomi e relativi compensi, ci sono anche rappresentanti della cosiddetta sinistra radicale fra i bencompensati. Il comitato precari non è un’agenzia de Il fatto quotidiano, non ha l’obiettivo di fare una campagna fine a se stessa contro i politici. Tuttavia, grazie a questo “piccolo scandalo” il comitato ottiene di essere riconosciuto come interlocutore e si apre un “tavolo di ascolto”.

Il comitato esige il diritto al lavoro dignitoso e rileva che il problema non è solo la crisi e i vincoli del patto di stabilità, ma le scelte politiche su come vengono utilizzate le risorse pubbliche.

La giunta dice che ci sono problemi anche di natura normativa. La giunta ha ottenuto la deroga per l’Expo, perché non ha attuato analoga battaglia anche per la deroga delle graduatorie (che, a costo zero, garantirebbe il diritto ai lavoratori ad essere richiamati)? Per coprire i servizi il Comune sta assumendo tramite agenzie interinali (persino i docenti al liceo linguistico Manzoni del Comune) e cooperative e mostra di preferire questa tipologia contrattuale ad un costo complessivo maggiore piuttosto che avere il rapporto di lavoro diretto. Forse perché teme le vertenze legali e sindacali?

I precari non hanno diritto alla rappresentanza sindacale, tuttavia hanno ottenuto di poter partecipare come auditori ai tavoli di trattativa che finalmente sono iniziati. L’ultimo incontro è stato preceduto da un volantinaggio. Con dolore abbiamo registrato che la funzionaria addetta alle risorse umane del Comune ha chiesto alla polizia di far sloggiare i lavoratori che presidiavano l’incontro.

Le lavoratrici e i lavoratori del Comune di Milano hanno tutto il diritto di manifestare la propria presenza alle trattative, non si decide della vita di chi lavora nelle segrete stanze!

Se il comitato riuscirà a riaprire uno spiraglio per garantire la riassunzione dei precari, sarà solo grazie all’instancabile volontà delle lavoratrici e dei lavoratori di continuare a far sentire la loro voce e a dire la verità.


nota:

Rifondazione comunista ha presentato un’interrogazione in consiglio, molti congressi di circolo hanno approvato un ordine del giorno a sostegno della vertenza dei precari, è stata organizzata una iniziativa pubblica e alcune compagne e compagni sono presenti ai presidi e ai volantinaggi informativi. Tuttavia questo non è sufficiente, il gruppo dirigente ha la responsabilità di sostenere e impegnarsi attivamente in una vertenza politica in quello che è il più grande posto di lavoro della città, e che i tagli e gli attacchi al pubblico impiego renderanno anche il cuore del conflitto di classe.

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