Breadcrumbs

Russia

Con quattro primi ministri cambiati nel giro di un anno e due inchieste internazionali per corruzione, fuga di capitali illegali, tangenti e collegamenti con la mafia dei principali personaggi del mondo politico ed economico russo il regno di Eltsin si avvia ad una crisi che avvitandosi su se stessa sta cambiando il rapporto di forze tra i diversi gruppi affaristico mafiosi che controllano il paese e potrebbe travolgere perfino l’incipiente capitalismo russo.

In Russia la fuga di capitali era già cominciata negli ultimi anni dell’era Gorbaciov. Si è accelerata dal 1991 con la svendita di intere fabbriche. Un inchiesta della società Kroll, già nel 1992 trovò migliaia di conti correnti in giro per il mondo. Solo a Cipro in un anno erano state create almeno 3.000 aziende di proprietà russa. Fondi ingenti andarono in Svizzera, Germania, Usa, Austria, Italia, Medio Oriente… Le autorità russe chiusero l’inchiesta senza fare nulla. Dal crollo dell’Urss al ‘97 almeno 140 miliardi di dollari sono usciti dal paese (si consideri che il debito pubblico è di 145 miliardi).

La cosa interessante è che due terzi dei soldi sono usciti legalmente. I vari ricconi attorno a Eltsin hanno fatto le proprie fortune così. Nell’agosto del 1998 il crollo del sistema bancario russo ha scoperchiato alcuni pezzi di questo sistema. La banca centrale russa finanziava le banche private e i soldi del FMI servivano a oliare il meccanismo della fuga di capitali.

La crisi dell’economia russa viene da lontano, anche se esplode in tempi recenti. Il 17 agosto ‘98, Kiriyenko, Sergei Dubin (governatore della banca centrale) e Anatoli Ciubais (negoziatore per il debito estero), decidono l’abbandono della parità fissa del rublo. Obiettivo: farlo fluttuare tra i 6,3 e 9,5 rubli per dollaro. Ma i giorni seguenti ci fu il caos: depositi bancari e rimborsi del debito pubblico bloccati, svalutazione selvaggia (il dollaro sfiora anche quota 30 rubli) e prezzi alle stelle. Ora stanno venendo fuori i lauti guadagni che alcuni grossi gruppi finanziari hanno ottenuto vendendo i loro attivi in rubli prima della svalutazione.

Kiriyenko fu sacrificato come capro espiatorio e Eltsin provò a riproporre Cernomyrdin ma questa volta non ebbe il consenso della Duma. Infine dovette ripiegare su Primakov, un ex dirigente del Kgb che non si era lasciato coinvolgere nella corruzione dilagante ed aveva buoni rapporti con la maggioranza dei gruppi presenti in parlamento. Allora abbiamo scritto che la crisi d’agosto avrebbe costituito un spartiacque nella politica russa: pensavamo ad una linea politica che avrebbe sostituito la semplice rapina delle risorse del paese e il vassallaggio verso l’Occidente con una linea più "nazionalista" e più attenta agli interessi russi nella logica di recuperare il terreno perso negli ultimi dieci anni.

Il movimento operaio russo, che aveva avuto un importante risveglio nei mesi precedenti l’accordo, sotto le pressioni di Ziuganov, accordò una tregua al nuovo primo ministro.

Egli in pochi mesi riuscì a ridurre l’inarrestabile caduta della produzione e la fuga di capitali all’estero. La situazione economica non era florida, ma in marzo la produzione industriale segnava un incremento dell’1,4% sul marzo ‘98 e dell’11% sul mese precedente.

Sui prezzi si stavano facendo sentire i primi effetti della cura concordata con la banca centrale: grazie al controllo dell’emissione di nuova moneta, l’inflazione era scesa attorno al 4% mensile, nonostante Primakov avesse onorato in parte la promessa del pagamento degli stipendi degli statali. E questo grazie a un attivo della bilancia commerciale che cresceva.

Che non fosse cambiato il rapporto di forze nel paese in modo decisivo lo dimostrò però il conflitto dei Balcani. La "miniguerra fredda" fu una messa in scena che terminò subito dopo la fine dei bombardamenti. Riportò alla ribalta l’inossidabile Cernomyrdin e servì come scusa a Eltsin per liberarsi di Primakov che proprio per i suoi relativi successi era visto dal Cremlino come un temibile concorrente per le presidenziali del 2000.

Sergei Stepashin, il nuovo primo ministro veniva anch’egli dagli apparati di sicurezza (una costante negli ultimi tre primi ministri) e si adoperò subito per convincere l’Fmi che era necessario riaprire il rubinetto del credito. l’Fmi accettò, anche perché ormai da tempo i cosiddetti crediti sono in realtà cifre figurative che non escono dalle casse, ma vanno a coprire gli interessi dei crediti precedenti.

Il ruolo del Partito comunista

Il partito di Ziuganov in tutti questi avvenimenti dimostrò ancora una volta la sua impotenza. Per mesi dedicò tutte le energie a preparare la procedura di impeachment contro Eltsin ma il 15 maggio, quando si votava fu incapace di riunire i 300 voti (due terzi del totale) necessari per processare Eltsin come "golpista, assassino, genocida e traditore della patria". Si dice che alcuni voti furono comprati per 60 milioni di lire! Quattro giorni prima, il Cremlino aveva destituito Primakov, che pure Ziuganov aveva giurato di difendere fino alla fine.

Solo 55 deputati votarono contro Stepashin. La maggioranza dei comunisti si astenne. Alcuni votarono persino a favore.

Recentemente in occasione del voto sul nuovo primo ministro Putin il Partito Comunista, ha lasciato "libertà di voto" ai suoi deputati, dimostrando ancora una volta la sua bancarotta politica. Contro Putin hanno votato solo 84 deputati; 17 si sono astenuti, e 105 non hanno partecipato al voto.

Era evidente che pensavano più a mantenere la poltrona (Eltsin minacciava con lo scioglimento anticipato del parlamento) e a presentarsi alle elezioni di dicembre sperando di mantenere la maggioranza della Duma. Tuttavia il Partito comunista rischia di dividersi prima delle prossime elezioni: la tendenza diretta dagli ultranazionalisti e antisemiti Víktor Iliushin e Albert Makashov e la più moderata guidata dal presidente della Camera bassa, Gennadi Selezniov potrebbero abbandonare il partito prima delle elezioni.

Dopo anni nei quali il Pc ha goduto di un appoggio passivo dei lavoratori e di una maggioranza relativa nella Duma, oggi emerge la crisi della sua strategia. La linea di Ziuganov è sempre stata quella di tentare di coagulare un blocco "nazionale", cioè che comprendesse una ipotetica borghesia patriottica, che potesse sostituire Eltsin e la sua cricca. Il risultato è stato quello di portare acqua al mulino di elementi come Primakov, che non esiteranno a scaricare i comunisti dopo averne sfruttato l’appoggio. In questi anni il Pc avrebbe potuto creare le condizioni per un movimento di massa che rovesciasse il regime. Questo era particolarmente chiaro durante le lotte dei minatori dell’estate 1997, quando ci fu un risveglio del movimento operaio in tutto il paese, con le occupazioni della Transiberiana, fabbriche occupate, ecc. Non avendo fiducia nelle capacità dei lavoratori di rovesciare il regime, i dirigenti del Pc hanno lasciato passare il momento favorevole e oggi il partito rischia una seria sconfitta elettorale.

Nuove alleanze

Le nuove alleanze che si sono create in vista delle elezioni minacciano di scalzare i comunisti dal ruolo di primo partito. Luzhkov assieme a Primakov è il perno di quella più potente. La sua gestione come sindaco di Mosca gli ha permesso di articolare attorno a se un forte gruppo di potere. L’80% del denaro che si muove in Russia passa da Mosca. Luzhkov, sindaco dal 1992 rieletto nel 1996 con il 90% dei voti, ha messo in piedi un movimento, Otechestvo (Patria), con posizioni nazionaliste e alcune vaghe promesse a favore dei lavoratori. Poche settimane fa si è unito al movimento Tutta la Russia, creato da potenti leader delle repubbliche della federazione russa che fino a ieri mal sopportavano Eltsin. Questa coalizione, secondo i sondaggi, potrebbe togliere a Ziuganov la maggioranza in parlamento.

A questo punto diverse organizzazioni che prima formavano un fronte coi comunisti vogliono aderire. Testamento Spirituale ha annunciato che si coalizzerà a Otechestvo-Tutta la Russia. Il suo dirigente, che nel parlamento faceva parte del gruppo parlamentare comunista, è stato espulso. Inoltre, Mikhail Lapshin, co-presidente del Partito Agrario, ha annunciato anche lui l’intenzione di unirsi al blocco elettorale di Primakov. Ciò porterà la divisione del partito, giacché la tendenza di Nikolái Charitonov, portavoce del gruppo agrario nella Duma, resta nella coalizione col Pc di Ziuganov.

Sergei Stepashin , l’ex primo ministro, si profila come il candidato del blocco attorno al Cremlino. Ci sono trattative per coinvolgere Nostra Casa Russia; Právoye Delo (Causa Giusta o Causa della Destra), di Boris Nemtsov, e Forza Nuova, di Sergei Kiriyenko, l’altro ex primo ministro.

È importante sottolineare come i sette grandi gruppi economici che nel 1996 assicurarono la rielezione di Eltsin ora non formano più un fronte comune. Boris Berezovski attacca Luzhkov, e appoggerà Serguei Stepashin come primo ministro e Putin come nuovo presidente della Federazione. Vladimir Gusinski, invece, difende il sindaco moscovita. Gli altri possibili candidati hanno scarse possibilità. Ziuganov, come il suo partito, non ha la volontà di vincere. Vorrebbe mantenere l’attuale situazione, ma ciò non è possibile. Il liberale Gregori Yavlinski può solo aspirare a vendere il suo appoggio nella seconda tornata elettorale. Alexander Lebed si è dedicato molto alla sua Krasnoyarsk dove è governatore, e conta oggi poco nella politica nazionale. Víktor Cernomyrdin si è troppo bruciato nella trattativa sul Kosovo.

La situazione economica

Dall’agosto scorso la Russia è in situazione di "bancarotta tecnica". Se non si è formalizzata è perché i creditori preferiscono rinegoziare il debito concedendo nuovi crediti che servono a pagare gli interessi e mantenere la finzione. La Russia è ancora in crisi ma all’interno accadono cambiamenti interessanti. Il rublo, svalutato del 70% dall’agosto 1998 ha rincarato fortemente il prezzo delle importazioni occidentali, favorendo le aziende russe che hanno aumentato la loro quota di mercato. Ci sono settori come quello dell’ auto, che sperimentano un boom senza precedenti. Le auto russe sono molto ricercate perché, anche se la qualità è minore costano anche sei volte meno di quelle occidentali.

Inoltre lo spettacolare crescita del prezzo del petrolio nel corso di quest’anno ha aumentato del 90% le entrate in valuta pesante, e del 700% in rubli riguardo all’ agosto del 1998.

Perciò non è strano che il rublo si sia stabilizzato da mesi attorno ad un cambio di 24 per un dollaro. La Borsa, dopo che nel 1998 cadde del 90%, è cresciuta nei primi sei mesi del 1999 attorno al 150%. L’inflazione, si è ridotta al 1,5% mensile. E la produzione industriale, dove si aspettava un’ulteriore caduta del 10%, vede una piccola crescita. Nel frattempo cresce la disoccupazione al 12,5% della popolazione attiva secondo le cifre ufficiali.

La corruzione dilagante

Natascia e Constantin Kagalovski coppia di origine russa, residente negli Usa, sono sospettati di aver aiutato la mafia russa a riciclare tra 4 e 10 miliardi di dollari, attraverso la Bank of New York. Natascia Gourfinkel-Kagalovski era infatti - fino alla fine di agosto, vice-presidente di questa banca in Wall Street, responsabile dei rapporti con la Russia. Il marito, già consigliere economico di Eltsin, è stato il rappresentante della Russia presso l’Fmi tra il 1992 e il 1995 prima di passare alla banca Menatep (fallita nell’agosto 1998, e diretta da uno dei nuovi ricchi russi più in vista, Khodorkovski). Constantin Kagalovski, che cade sempre in piede è ora presidente della Yuksi (ex-Youkos), una importante società petroliera russa. Ora l’Fbi "scopre" che sarebbe in affari col padrino della mafia russa, Semion Moguilevitch.

Mikhail Khodorkovski è uno degli uomini più potenti nella Russia di oggi. Sua è la società petroliera Yuksi (ex-Youkos, la più importante azienda privata del settore in Russia), e il gruppo finanziario Menatep (che aveva i legami con la Bank of New York). Simbolo del nuovo capitalismo russo, mantiene ottimi rapporti con gli ex dirigenti del Pcus (è stato accusato concretamente di aver facilitato l’uscita di capitali del vecchio Pcus verso l’Occidente). Elementi come questi costituiscono buoni esempi di chi siano "i nuovi ricchi" della Russia. Hanno potuto mantenersi al potere perché di fronte non avevano un movimento operaio, intenti i lavoratori a guadagnarsi da vivere alla giornata; mentre l’apparato dello Stato è stato coinvolto e/o ha partecipato direttamente nel saccheggio. Crimine e corruzione si alimentano a vicenda. Le mafie utilizzano il 50% dei profitti per corrompere i funzionari. Secondo il governo russo controllano 40.000 aziende, includendo 1.500 imprese statali, 500 miste, 550 banche… L’Occidente li ha appoggiati perché vedeva in loro gli uomini più decisi a smantellare il sistema precedente e anche - e non meno importante - perché ha ottenuto lauti guadagni da questi traffici.Le cifre emerse dall’inchiesta dimostrano che l’esportazione di capitali è un problema che va ben oltre la corruzione di singoli settori dell’apparato statale e della nuova borghesia. Si tratta piuttosto del saccheggio di un intero paese, che ha permesso di accumulare fortune colossali, ma che ha impedito il formarsi di un capitalismo stabile e "legittimato" agli occhi di una parte importante della popolazione. Nella nascente economia capitalista russa è venuto a mancare in questi anni uno degli elementi fondamentali di una "normale" economia capitalista: il reinvestimento degli utili, che invece hanno preso in gran parte la strada della speculazione, dell’economia criminale e dei paradisi fiscali. Questo significa che la "tangentopoli" russa ha un doppio significato. Da un lato, è un chiaro tentativo di accelerare la transizione dal regime di Eltsin a un successore che alcuni commentatori della stampa occidentale sperano di vedere nella coppia Luzhkov-Primakov; dall’altro, significa che nella classe dominante russa vi sono ormai forze significative che capiscono che nessuna seria ripresa dell’economia è possibile se non viene arrestata questa massiccia fuga di capitali.

Per adesso il Cremlino si limita a negare il tutto adducendo oscure manovre elettorali. Se le accuse continuassero la prossima mossa potrebbero essere le dimissioni di Eltsin. Secondo il settimanale russo Versia e lo storico Roy Medvedev succederà proprio così: dopo gli scandali economici di questi giorni il presidente russo sarà costretto ad uscire prematuramente di scena. Medvedev ha dichiarato che Eltsin e la sua famiglia potrebbero ottenere da Putin (che diventerebbe presidente pro-tempore in caso di dimissioni anticipate) una completa immunità. Primakov ha già fatto la stessa offerta anche a Eltsin!

È sintomatico che lo scandalo corruzione non sia un argomento importante nella campagna elettorale. Il punto è che per la popolazione russa non è affatto una novità! In una campagna elettorale dove nessuno dei candidati presenta un programma alternativo allo stato di cose presenti l’argomento corruzione viene considerato dai dirigenti dei partiti come qualcosa della quale si è costretti a parlare, ma che è meglio non farlo troppo perché non si sa quello che potrebbe venir fuori.

Per quello che riguarda le procure occidentali posssiamo essere sicuri che non si andrà oltre un certo livello nelle indagini; altrimenti rispettabili aziende come l’Eni, e banche importanti come la Deutsche Banck verrebbero coinvolte. Al massimo si parlerà di "mele marce" all’interno del sistema.

Per le prospettive del movimento operaio invece questo scontro tra capitalisti giocherà un ruolo importante. Verrà fuori più chiaramente il ruolo del sistema. La spaccatura sempre più aperta al vertice della società può creare le condizioni per una nuova entrata in scena del movimento operaio russo. La strategia del Partito comunista è in chiara crisi, e questo può aprire spazi importanti per l’emergere di nuovi dirigenti e nuove tendenze che abbandonino la strada del nazionalismo e della collaborazione di classe, per basarsi invece sulle enormi potenzialità che i lavoratori hanno cominciato a dimostrare nell’ondata di lotte di due anni fa.

Così, attraverso l’agonia prolungata di un regime ormai marcio, la storia russa pare aprirsi la strada verso una nuova tappa.

Joomla SEF URLs by Artio