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Il successo alle elezioni politiche dello scorso 2 dicembre di Edinnaja Rossija (Russia Unita) e del progetto politico di Vladimir Putin non ha destato stupore: brogli (sicuramente avvenuti) o meno, è innegabile la popolarità e il sostegno di cui gode il presidente russo.

Il 64,3% di Russia Unita e il 7,7% di Spravedlivaja Rossija (Russia Giusta) sono dati sostanzialmente verosimili, e si possono spiegare con la crescita economica del paese e con un’immagina abilmente costruita da Putin di rilancio della Russia sulla scena internazionale e dell’attacco agli odiati oligarchi, considerati dalla popolazione come i responsabili della catastrofe sociale degli anni Novanta: le forze liberali (definite “progressiste” da un’entusiastica Liberazione anti-putiniana sfrenata) hanno ottenuto meno del 3% messe assieme, risultato della loro partecipazione e appoggio alle politiche distruttive dell’economia pianificata russa. Jabloko, il partito capeggiato da Grigorij Javlinskij (autore del programma-shock di privatizzazione dei servizi sovietici in 500 giorni) ha ricevuto l’1,59%, così come l’Unione delle Forze di Destra lo 0,96%.

Il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) scende di un punto percentuale, raccogliendo l’11,6%, nonostante in primavera avesse ottenuto risultati significativi alle elezioni amministrative, che riportiamo in fondo all'articolo.   

Secondo il sito del KPRF di Pietroburgo, in 9 mesi i sostenitori sono aumentati del 19%, una cifra non propriamente minuscola.

Allora perché il KPRF perde voti? Il problema è nel continuo riferimento a una propaganda e a un’ideologia ultranazionalista, accodandosi spesso a gruppi apertamente sciovinisti come Narodnij Sojuz (Unità Popolare), attivi nella “difesa” della Chiesa Ortodossa dalle orde di immigrati, omosessuali e ebrei. In questa campagna elettorale molto si è parlato dell’esempio del Venezuela, come dimostrato dalla manifestazione per il novantesimo anniversario dell’Ottobre a Mosca, dove a più riprese è stato citato il “vento rivoluzionario” proveniente dall’America Latina. Nonostante però i comunisti abbiano una base tra la classe operaia e i pensionati, e ci sia un risveglio dei movimenti giovanili di sinistra, le lotte sociali per i dirigenti del Kprf passano in secondo piano rispetto alla retorica patriottica: così come è stato lo sciopero alla Ford di Pietroburgo, una lotta operaia di fondamentale importanza per i lavoratori russi che ha raccolto la solidarietà internazionalista degli attivisti operai a livello internazionale (per maggiori informazioni clicca qui, l'articolo è in inglese).

È la mancanza di un programma di classe il problema del KPRF e non, come scritto da più parti anche in Italia, un minor “patriottismo” o “nazionalismo”: questa merce purtroppo abbonda tra le fila della direzione del Kprf, e non è quel tipo di retorica che può rilanciare una forza comunista in Russia. In un paese in cui la forbice tra una borghesia sempre più avida e un proletariato costretto a massacranti turni di lavoro per pagare affitti esorbitanti o a un carovita mostruoso, non si può lasciare la questione sociale in mano a Putin e alla demagogia di qualche centinaio di rubli in più di aumento concessi il giorno delle elezioni!

In Occidente grande attenzione è data al movimento promosso dall’ex campione del mondo di scacchi Kasparov “Drugaja Rossija” (l’Altra Russia). Questa opposizione prova a ricalcare i tentativi di “rivoluzioni colorate” messe in atto nell’Europa Orientale, con l’appoggio dei movimenti più disparati: da Oborona, finanziato dal Dipartimento di Stato americano e che si collega direttamente all’ucraina Pora e agli attivisti serbi di Otpor (tanto celebrati dai disobbedienti nel 2000), ai nazi-bolscevichi, passando per Anpilov e i gruppi che ruotavano attorno al Blocco Stalinista per l’URSS (il Partito dei Lavoratori e l’Avanguardia della Gioventù Rossa) , sino ai vari rottami dell’era eltsiniana. Michail Kasjanov, ex primo ministro di Putin, e noto come “Miša 2%” per la sua corruzione, ha rotto con questo gruppo per candidarsi alle elezioni presidenziali in modo autonomo.

Gli USA puntano molto su questo blocco, si ricorderà l’incontro di Condoleeza Rice con Kasparov, e anche attraverso i canali dell’Albert Einstein Institute e della Fondazione Soros, che fanno affluire fondi verso Mosca e supporto logistico tramite la Georgia. La volontà di destabilizzare Putin però si scontra con l’ostilità della popolazione russa ai piani di Washington, e soprattutto con il poco o nullo appoggio che ha Kasparov tra la gente: il ricordo delle riforme economiche è ancora fresco!

Dipingere Putin come un baluardo dell’antimperialismo è semplicemente però fuori dalla realtà: la politica estera russa non è contrassegnata dalla disinteressata difesa dei paesi poveri o dagli aiuti ad essi, ma da colossali investimenti in Africa e in America Latina, dall’intensificarsi dei rapporti commerciali con Cina e Iran, e dall’interesse a contrastare gli USA nell’Europa Orientale.

In questa fase, avvenimenti come l’indipendenza del Kosovo, l’allargamento della NATO, la durata degli accordi sul controllo degli armamenti, i piani degli USA per costruire lo scudo stellare nell’Europa dell’Est, il programma nucleare iraniano, la distribuzione di gas e petrolio, passano anche per le mani russe, e Putin può giostrare così nelle sue mani il potere di far girare le cose in un senso o nell’altro e questo non avverrà nell’ottica di un mondo “multipolare” ma nell’interesse “nazionale” del capitalismo russo.

Il futuro successore di Putin, Dmitrij Medvedev, non è molto differente dagli “oligarchi” tanto criticati dal presidente russo: manager di Gazprom, fattosi le ossa nel gruppo dei fedelissimi del presidente, una biografia comune a tanti degli arrampicatori sociali degli anni Novanta.

Le elezioni presidenziali del 2 marzo 2008 vedranno molto probabilmente una nuova affermazione per Putin, in mancanza di un’alternativa chiara, che sappia rispondere alle esigenze di milioni di lavoratori. Ma la crescita economica e le illusioni nell’attuale regime non dureranno per sempre: lo sciopero alla Ford è solo il segnale d’inizio di una nuova stagione per la classe operaia, dopo anni di cocenti sconfitte.

3 gennaio 2008

  I risultati elettorali del Kprf

 

 

Regione di Murmansk

2003 

7.44

2007

17.47

Repubblica dei Komi

8.72

14.23

Regione di Vologda

8.77

13.44

Regione di Leningrado

9.05

17.07

San Pietroburgo

8.48

16.02

Regione di Pskov

15.17

19.41

Regione di Mosca

9.67

18.81

Regione di Orël

16.28

23.78

Regione di Samara

17.38

18.39

Regione di Stavropol

13.70

14.28

Daghestan

18.31

6.64

Regione di Omsk

16.23

22.90

Regione di Tjumen

9.94

8.43

Regione di Tomsk

12.60

13.37

 

 

 

 

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