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Si riaccende la lotta per il potere

La nomina di Primakov come primo ministro 9 mesi fa, segnava un punto di svolta nella politica russa. In mezzo alla grave crisi borsistica e ad un’inflazione che tornava a superare il 1000% annuo la cricca di capitalisti che ha fatto il bello e il cattivo tempo attorno a Eltsin era costretta a tirarsi indietro e a lasciare il governo ad un uomo come Primakov, che ricevette l’appoggio dei comunisti di Ziuganov e creò delle aspettative quando promise di "mettere ordine nell’economia" e pagare gli stipendi arretrati.

Scrivevamo allora che dopo questo primo scacco a Eltsin ci si poteva aspettare una svolta nella politica economica ed estera. Sempre più si sarebbero messe in discussione le ricette del Fmi e degli Usa colpevoli di aver provocato una crisi colossale mentre una minoranza diventava miliardaria. Ci si poteva aspettare anche un tentativo di consolidare l’economia russa con misure protezioniste in alcuni settori e un maggior interventismo dello Stato. Nel campo della politica estera era prevedibile un’aumento delle posizioni "antioccidentali" e anti-Usa in particolare. Un ritorno ad una visione geopolitica basata sullo sciovinismo grande russo.

Cos’è successo in realtà? Primakov è stato licenziato poche settimane fa e come primo ministro viene eletto Stepashin, un ex-generale dei servizi segreti distintosi per essere uno dei principali responsabili della guerra in Cecenia e sopratutto un devoto seguace di Eltsin. Pochi mesi fa, la Nato si è allargata fino alle frontiere russe malgrado le proteste di Mosca e il governo russo è alle prese - da mesi - con le trattative per ottenere un altro mega-prestito di 4,5 miliardi di dollari onde evitare la sospensione del pagamento delle cedole del debito in scadenza.

Sembra che tutto sia tornato indietro. A dimostrazione ulteriore di ciò il rappresentante russo nella trattativa per la Jugoslavia è ancora Cernomyrdin e grandi capitalisti come Berezovskij, che pochi mesi fa rischiavano la galera sono oggi sulla cresta dell’onda e lottano nel "toto ministri" per avere ancora i loro uomini nel nuovo governo…

Ascesa e caduta di Primakov

Primakov - che una settimana prima del suo licenziamento secondo un sondaggio della presidenza della Russia beneficiava del 71% di opinioni favorevoli e soltanto il 12,4 % negative - era riuscito a stabilizzare la situazione dopo il tremendo crack finanziario dell’agosto 1998, anche se il livello di vita della popolazione non è per nulla migliorato.

Voleva una campagna per "un’economia più giusta" senza capire quanto questo obiettivo fosse incompatibile col sistema capitalista. Ha parlato di una vasta campagna anticorruzione, che mirava da un lato ad obbligare gli imprenditori a versare i contributi sociali e a pagare un’imposta sul reddito e dall’altro a mettere fine alla fuga dei capitali russi verso l’estero. "Siamo in ginocchio davanti al Fondo monetario internazionale per ottenere che continui a darci crediti, mentre i nostri affaristi esportano verso la Svizzera miliardi di dollari" - ha detto uno dei suoi vicepriministri.

Il procuratore generale della repubblica, Yuri Skuratov, in funzione da oltre tre anni, improvvisamente aprì delle indagini sui conti della Banca centrale e delle grandi imprese che detengono fondi all’estero piuttosto che a Mosca.

La Svizzera fornì la lista dei personaggi delle alte sfere di Mosca che alimentavano i loro conti in Svizzera con denaro sospetto e informazioni decisive sulla società pseudosvizzera "Andava" che sotto falso nome apparteneva a uno dei principali oligarchi russi, Boris Berezovskij. Yuri Skuratov, prima di formulare i capi d’accusa, comunicò al Cremlino il primo febbraio la lista dei probabili colpevoli. Il giorno dopo Boris Eltsin lo destituiva dalle sue funzioni!

Berezovskij, credendosi intoccabile non si era neanche preoccupato delle indagini che la procura aveva cominciato contro di lui per l’attività della società svizzera "Andava" che si soffiava tutte le entrate estere della Aeroflot, che anch’essa gli appartiene. Ma il 26 aprile, uno dei procuratori moscoviti l’ha accusato di attività illecite, per le quali si prevedevano dieci anni di prigione.

Lo stesso giorno Boris Eltsin esigeva dal suo primo ministro che ricevesse l’offeso Berezovskij. Il colloquio sarebbe durato due ore ma non ha portato a un accordo. È stata, a quanto pare, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Primakov veniva destituito.

Un primo bilancio

Quale lettura si può dare di questi avvenimenti? Sono chiare le difficoltà di Eltsin (fisiche, oltre che politiche) per mantenere la situazione sotto controllo; ma allo stesso tempo risulta evidente che non ci sono al momento forze organizzate in grado di capovolgere la situazione. I "capitalisti mafiosi" attorno a Eltsin, Ciubais, Cernomyrdin, Berezovskij sanno che hanno molto da perdere nel caso vengano fuori le sue malefatte. Non se ne andranno da soli dal ponte di comando!

Sanno che la Costituzione bonapartista che permette al presidente di licenziare un primo ministro anche se il Parlamento è contrario li favorisce. E soprattutto sanno che il Parlamento stesso non è disposto a opporsi frontalmente al loro dominio. Se avevano qualche dubbio la grottesca votazione sull’impeachment a Eltsin vinta da quest’ultimo pochi giorni fa ha dimostrato chiaramente cosa ci si può aspettare da questo Parlamento.

Il Pcfr di Ziuganov che da anni riceve la maggioranza dei voti sulla base di un discorso nazionalista e di forti critiche a Eltsin ha dimostrato ulteriormente la sua incapacità per costruire un forte movimento anticapitalista, l’unico in grado di entusiasmare i lavoratori e mobilitarli contro il governo.Da marzo del 1998 hanno concentrato la loro attività attorno alla raccolta di un fronte parlamentare abbastanza forte per votare l’impeachement di Eltsin.Hanno perso e non poteva succedere diversamente visto che non hanno mai proposto seriamente un’alternativa alla politica di restaurazione del capitalismo, incarnata dal "bonaparte russo" Boris Eltsin.

Ai lavoratori russi non serve che Ziuganov si scandalizzi per la scarsa qualità della vita! Cercano invece qualcuno che proponga una via d’uscita!

Rizhkov, portavoce parlamentare di Nostra Casa Russia, il partito di Cernomyrdin, dopo la caduta di Primakov ha stabilito un parallelismo tra il comportamento di Eltsin e quello dello zar Nicola II ricordando che quella situazione portò infine alla rivoluzione. Come allora la borghesia "democratica" quella che vorrebbe un capitalismo "funzionante" , più "giusto" e "presentabile" parla molto e fa poco. Non è questione di viltà personale il problema è nella base costitutiva del capitalismo che lega a doppio filo criminalità e capitalismo fino ai più alti livelli. Possiamo concludere dunque che una riforma "democratica" della Russia, come chiede il gruppo Jabloko e altri, semplicemente non è possibile.

Il Movimento operaio

La domanda cruciale a questo punto è qual’è la situazione del movimento operaio. Esso soffre ancora le conseguenze di tre generazioni di stalinismo, del crollo dell’Urss e delle conseguenze sulla vita quotidiana e sulle coscienze del processo di restaurazione del capitalismo. Per la prima volta nel 1998 abbiamo visto l’inizio di lotte serie in tutto il paese che hanno avuto il punto più alto nelle occupazioni di fabbriche e nel picchetto operaio che per mesi è sostato davanti al palazzo del governo. Ma sotto pressione dei dirigenti sindacali quel picchetto fu sciolto dopo l’elezione di Primakov… Cosa succederà ora?

La politica ufficiale continua ad interessare poco i lavoratori. Davanti al Parlamento in occasione del voto su Eltsin c’erano non più di 3mila persone di ambedue gli schieramenti! Per ora la maggioranza della popolazione cerca di sopravvivere in una situazione che per ben due volte in 8 anni ha azzerato i loro risparmi.

Stepashin, che ha ricevuto subito l’approvazione del Parlamento, vuole accelerare l’accordo col Fmi. Non avrà una seria opposizione anche perché si è accordato per ritardare l’approvazione delle leggi richieste dal Fmi sull’aumento delle tasse. In realtà tutti guardano alle prossime elezioni legislative (dicembre 1999) e presidenziali (giugno 2000) attorno alle quali si giocherà una battaglia politica decisiva.

È chiaro che gli esiti della guerra nei Balcani e la congiuntura economica internazionale saranno molto importanti per gli equilibri politici in Russia. Continuiamo a pensare che malgrado questa battuta d’arresto il gruppo politico affaristico che ha dominato attraverso Eltsin gli ultimi 8 anni della Russia sarà sempre più in difficoltà. La domanda fondamentale è se ha sostituirlo sarà lo sciovinismo grande russo o una nuova rivoluzione che ancora una volta "sconvolgerebbe il mondo".

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