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Russia: Eltsin al capolinea

Illusioni nel capitalismo

 

 
Questa frazione della borghesia russa, rappresentata politicamente da Gajdar, Chubais, Yavlinsky e da tutti gli altri fanatici del liberismo e delle privatizzazioni, poté impadronirsi del potere sulla base del tracollo economico e sociale degli ultimi anni di esistenza dell’Urss.

Atomizzata, confusa e demoralizzata dopo decenni di stalinismo, la classe operaia restava sostanzialmente muta, e alcuni suoi settori, come i minatori, avevano sviluppato illusioni nel mercato che si riflettevano nell’appoggio a Eltsin. In assenza di un forte movimento operaio indipendente, l’unico avversario che l’ala filocapitalista trovò sulla sua strada fu un settore della burocrazia sovietica che tentò il colpo di stato del 1991.

Una volta vinta la prova di forza contro un nemico confuso e poco convinto, Eltsin e i suoi seguaci nella burocrazia ebbero terreno libero per avviare in pochi mesi il passaggio all’economia di mercato. Il Pcus fu messo fuori legge, l’Urss scomparì e con essa la pianificazione economica e il controllo sul commercio estero. Si preparò la privatizzazione delle aziende, mentre i prezzi andavano alle stelle bruciando i risparmi di tutta la popolazione. Le ricette del Fmi e della Banca mondiale erano articoli di fede per i nuovi gestori dell’economia. Si crearono banche e una borsa valori, mentre i vecchi burocrati come Cernomyrdin, già capo del ministero del gas sovietico, diventavano gli azionisti principali delle nuove aziende privatizzate, come la Gazprom, il principale operatore mondiale del gas e del petrolio.

Mentre la produzione industriale calava e aumentavano le importanzioni straniere, le industrie andavano in malora, gli investimenti venivano ridotti all’osso, i salari e le pensioni non venivano pagati, ma i MacDonald crescevano come funghi e una minoranza della popolazione (tra il 10 e il 20%) si arricchiva a spese della maggioranza.

 

Capitalismo di rapina

 

Una parte decisiva dell’industria e dell’economia furono privatizzate. Nacque un capitalismo di rapina, che vendeva materie prime all’estero ed esportava i capitali. Il risultato è stato una recessione che ormai dura da 8 anni e il crollo finanziario, partito dall’Asia, ha messo a nudo tutte queste contraddizioni e la bancarotta del sistema finanziario pubblico e privato.

Da anni il sistema funzionava sulla base di emissioni sempre crescenti di buoni del tesoro i cui interessi alla scadenza venivano pagati con nuovi buoni. A dare credibilità al tutto c’erano il Fmi e le banche occidentali, che regolarmente concedevano nuovi prestiti. Che l’edificio traballasse da tempo lo dimostra il problema dei salari arretrati che da anni crescevano senza sosta. Il reddito nazionale della repubblica russa e la produzione industriale sono diminuiti di circa la metà rispetto a quelli del ‘90 (57,5% e 48,5% rispettivamente). La spesa per investimenti dei settori produttivi dell’economia (industria, agricoltura, trasporti e comunicazioni) è pari a1 7% di quella del ‘90.

Eltsin, nel tentativo disperato di guadagnare tempo aveva estromesso Cernomyrdin a maggio per poter ottenere dal Fmi i soldi freschi (il mega-prestito di 27 miliardi di dollari) che servivano urgentemente, ma l’instabilità dei mercati internazionali non permetteva più di mantenere il bluff. In pochi giorni la Banca centrale russa ha bruciato 4,5 miliardi di dollari per difendere la propria valuta, prima di dover dichiarare una moratoria dei pagamenti pubblici e privati.

Oggi la stragrande maggioranza della popolazione russa rifiuta massicciamente una politica che è stata definita "sado-monetarista". Questo stato d’animo si esprime attraverso diverse forme: il sostegno a Eltsin è crollato, i lavoratori, dopo anni di mancanza di lotte ricominciano a mobilitarsi, mentre l’esercito, che è nel caos più completo, come ha dimostrato la guerra in Cecenia, non fornirebbe più un’appoggio a Eltsin.

 

Il ritorno dei lavoratori sulla scena

 

Il cambiamento più importante nella situazione è costituito dalla ripresa delle mobilitazioni dei lavoratori. Dopo i blocchi ferroviari organizzati dai minatori nei mesi scorsi, si è formato un presidio permanente di centinaia di delegati operai che manifestano per i salari arretrati. Questo presidio, che ha ricevuto solidarietà da tutto il paese, ha stabilito il suo quartier generale sul ponte Gorbaty a Mosca e pubblica un bollettino del sindacato indipendente minatori. Chi ci ha tradotto il loro materiale ci ha fatto i commenti seguenti:

"Credo che questo materiale dia un quadro veritiero dell’attuale fermento all’interno del nascente movimento operaio in Russia. Personalmente sono soprattutto colpito dal risorgere della tradizione della democrazia popolare russa e dall’attivismo dal basso, che ricorda il 1905 e il 1917, che sembravano persi."

Nelle lotte di questi mesi aumenta il coinvolgimento delle donne. Tutta la storia dimostra che quando cominciano a essere coinvolte a questo livello, è sempre un sintomo di profondo risveglio rivoluzionario in tutta la classe operaia. Dobbiamo ricordare che la rivoluzione russa cominciò proprio con un movimento delle operaie tessili di Pietrogrado, nel febbraio del 1917.

Tra le dichiarazioni raccolte al presidio c’è quella di Viacheslav Revuzov, il capo di una delegazione dalla città di Tula, dove si fabbrica il Kalashnikov e tradizionale centro di produzione di armi. Quando è stato chiesto: "Ci sono donne tra voi. Questo rende le cose più difficili?" Ha risposto: "Al contrario, non ha idea di che donne sono. Alcune di esse non le scambierei con nessun uomo. Una di esse si chiama Yevmenenko. È il presidente del comitato di sciopero dell’impianto militare di Shtamp. Accetterei qualsiasi missione con lei. Non riuscirono a trovare nemmeno un uomo per guidare il movimento operaio laggiù. Così se ne è incaricata lei e ha fatto molto: ha fatto licenziare un direttore e ne ha fatto nominare un altro. Di fatto controllano completamente l’impianto che al momento ha circa 3.000 lavoratori. Convocano davanti al comitato il capo ingegnere, il meccanico, il responsabile dell’energia e gli chiedono: perché la produzione si è fermata? Li possono cacciare in ogni momento e rimpiazzarli. Questo è il potere operaio nell’industria."

Ancora una volta, è significativo lo sviluppo dei soviet. In realtà nel suo discorso Viacheslav Revuzov spiega che è "il presidente del soviet cittadino dei lavoratori, specialisti e lavoratori pubblici. Il soviet include i rappresentanti di nove grandi imprese di Tula. Ora stiamo incorporando nel nostro soviet anche rappresentanti della regione. Per lo più comitati di sciopero."

Come mostrano queste citazioni, il fenomeno delle occupazioni di fabbriche si sta diffondendo. I lavoratori assumono il controllo delle fabbriche e le gestiscono attraverso comitati eletti democraticamente. Per esempio a Vyborg, storica roccaforte bolscevica nella rivoluzione del 1917, i lavoratori di una fabbrica di carta ne hanno preso la gestione. Hanno cacciato il proprietario e dopo una lotta con gli Omon, i reparti speciali della polizia, di fatto controllano la fabbrica.

 

La crisi di agosto

 

È questo il contesto nel quale si aprì la crisi politica di fine agosto e inizialmente Eltsin, sapendo che tutte le forze politiche auspicavano le sue dimissioni pareva disposto a rinunciare a un gran numero delle sue prerogative, a condizione che la Duma votasse come primo ministro Viktor Cernomyrdin. In base a ciò i rappresentanti delle due camere e quelli del governo si erano riuniti in una commissione tripartita in cerca di una soluzione. Avevano definito un programma di "unità nazionale" che si basava su tre scelte fondamentali: dedollarizzazione, nazionalizzazione, rilancio della produzione.

Se Viktor Cernomyrdin si fosse presentato alla Duma con l’accordo scritto di Eltsin, che assicurava l’abbandono volontario di gran parte dei suoi poteri, avrebbe avuto sicuramente l’appoggio della Duma. Ma provò a far passare un altro programma e non ebbe l’investitura.

A questo punto la debolezza di Eltsin è apparsa in modo evidente. Privo di appoggio sia fra la popolazione che nell’apparato statale, sottoposto al rischio di una procedura di incriminazione da parte della Duma, ha dovuto ingoiare la sconfitta del suo candidato e presentare il ministro degli esteri Primakov. La sua carriera politica ha i giorni contati e resta solo da vedere come uscirà dalla scena.

 

Il governo Primakov e il ruolo del Pcr

 

Sulla carta Eltsin disponeva e dispone di enormi poteri, ma questi poteri sono oggi puramente teorici. Il discredito che colpisce Eltsin e la cricca che ha governato in passato rende obbligatorio per la classe dominante nascondersi dietro il paravento della Duma, e quindi del Partito comunista (Pcr), che ha il gruppo parlamentare più numeroso. Tuttavia sarebbe del tutto illusorio pensare che questo significhi la nascita di una "vera democrazia" in Russia. La collaborazione del Pcr è indispensabile oggi per qualsiasi governo, perché non è possibile governare per decreto come faceva Eltsin, e tantomeno è possibile passare alla repressione aperta. Ma la situazione economica sia russa che internazionale non lascia molto spazio per le belle speranze: al Pcr si chiede di fare da garante di una politica che sicuramente sarà differente da quella precedente, ma non per questo sarà meno dura da sopportare per i lavoratori e le masse impoverite.

La nomina a Primakov e l’entrata di fatto del Pcr nel governo, con la partecipazione del’ex dirigente della pianificazione sovietica Masliukov come vicepremier economico segnerà sicuramente un’inversione di rotta nella politica economica. In particolare è da prevedere un rallentamento delle privatizzazioni, la nazionalizzazione di importanti banche a rischio di fallimento e un rafforzamento delle misure di controllo sull’attività delle aziende e sui flussi di valuta sulla linea di quello già deciso da Cernomyrdin: obbligo per gli esportatori di vendere alla banca centrale il 50% delle proprie entrate in valuta, trasferimento diretto ai conti del tesoro delle somme dovute al fisco dalle 50 maggiori aziende.

Boris Berezovskij, forse il finanziere russo più in vista ha riassunto bene il ruolo di Primakov in questa fase: "Egli garantisce tutti gli schieramenti politici russi. E nella situazione attuale di forte tensione questo era essenziale." Insomma Primakov dovrebbe arginare il crollo economico e finanziario. Ma come potrebbe farlo senza cozzare con gli interessi contrapposti delle diverse fazioni in lotta? Certo la sua politica potrebbe ottenere qualche successo temporaneo, considerando il livello dal quale si parte, ma non risolverà nessuno dei problemi fondamentali.

Vuol dire che niente è cambiato? Affatto! Assistiamo al tramonto definitivo delle illusioni nel liberismo del Fmi. La lotta tra le diverse fazioni della nuova borghesia russa per migliorare le proprie posizioni si gioca oggi su un terreno diverso: un terreno dominato dallo scontro economico e politico con l’Fmi e dalla ripresa delle ambizioni russe sull’arena internazionale, che se oggi sono frustrate dal crollo economico domani potrebbero presto vedersi rilanciate in grande stile, particolarmente in Asia centrale.

 

Una nuova fase

 

La espressione finita di questa politica sarebbe un regime totalitario che potrebbe essere incarnato un uomo come Lebed, che schiaccerebbe la popolazione russa come già faceva lo zarismo per trovare le risorse necessarie alla ricostruzione dell’imperialismo grande russo. Ma questa non è l’unica possibilità implicita nella situazione. L’entrata di uomini del Pcr nel governo aumenterà le contraddizioni nel seno di questo partito. Ciò assieme al risveglio della combattività dei lavoratori può creare le condizioni perché finalmente il movimento operaio russo giochi un ruolo da protagonista. Lo sciopero generale convocato per il 7 ottobre potrebbe segnare un brusco salto di qualità nel processo di ricomposizione delle forze dei lavoratori.

Il Pcr potrebbe giocare un ruolo decisivo. Spesso i suoi militanti fanno parte dei comitati di sciopero; manca però un piano centrale da parte della direzione del partito che si illude invece di poter trovare punti in comune con le forze nazionaliste e "patriottiche".

Il nazionalismo grande russo fu il collante principale dello zarismo, che costruì un impero giustamente definito da Lenin "una prigione dei popoli". Non a caso i bolschevichi si distinsero per la loro lotta intransigente in difesa delle minoranze nazionali alle quali offrivano il diritto alla separazione, ma chiedevano di restare uniti per costruire l’Urss.

Questa politica ebbe un successo straordinario: solo la Finlandia si separò dall’Urss, ma ben altro successe sotto Stalin. Egli risplverò tutto l’armamentario patriottico che non a caso oggi viene rivendicato da tanti nazionalisti che sognano il ritorno alle glorie dello Zar. Il Pcr avrà sempre più difficoltà a mantenere unite queste posizioni. La base lotterà sempre più per una genuina politica internazionalista. L’alternativa all’Fmi non è il ritorno al sciovinismo grande russo ma un nuovo ottobre.

La questione fondamentale è la mancanza di un’organizzazione rivoluzionaria, che lotti conseguentemente per il ritorno ai principi della rivoluzione di Ottobre. Ma questo può cambiare velocemente. Dopo un decennio di illusioni infantili nel capitalismo, i lavoratori russi sono di fronte al caos, a una minaccia reale per la soppravvivenza delle loro famiglie. In queste condizioni la coscienza può cambiare molto rapidamente.

La delusione nel capitalismo è solo paragonabile alla grandezza delle aspettative. Se a questo aggiungiamo la recessione mondiale alle porte, come non aspettarsi cambiamenti veloci nella coscienza dei lavoratori russi? Essi, a differenza del 1917 sono oggi la maggior parte della popolazione, vivono in un paese dove il capitalismo ha prodotto solo miseria per la maggioranza e lusso sferzante per una minoranza. In queste condizioni le proposte di Ziuganov possono solo aumentare ancora il caos. presto i nodi torneranno ad arrivare al pettine e allora ad essere odiato non sarà solo Eltsin, ma tutti quelli che sono stati coinvolti nel governo.

Non sappiamo dunque quale sarà il processo nei dettagli, ma è chiaro che in questi giorni si chiude il primo capitolo della controrivoluzione capitalista e se ne apre uno nuovo, pieno di incertezza, ma anche di possibilità per il nuovo movimento operaio russo, che potrebbe ancora una volta "sconvolgere il mondo".

 

 

Appello di solidarietà per i comunisti Kazaki

Il 21-23 agosto si è tenuto il congresso della gioventù del Kazakstan nella capitale Astana. Il congresso ha discusso della situazione politica ed economica e le prospettive per il movimento rivoluzionario e la lotta dei lavoratori nella repubblica. Ainur Kormanov, un operaio di 22 anni condannato a due anni e mezzo di prigione per la sua attività politica, è stato eletto segretario;

Le autorità e il servizio di sicurezza nazionale (KNB) hanno fatto del loro meglio per sabotare il congresso. I delegati sono stati più volte fermati e perquisiti, è stato loro negato l’alloggio negli alberghi della città; copie dei documenti in discussione sono state rubate.

In Uralsk, Astana, Karaganda e altre città i comunisti sono perseguitati dal regime. Chiediamo ai nostri lettori di inviare messaggi di protesta e solidarietà con la gioventù comunista del Kazakstan.

 

Potete scrivere per e-mail a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure potete mandare messaggi alla redazione agli indirizzi indicati a pagina 2

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