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A Cagliari il 25 aprile una masnada di maleodoranti camicie nere ha potuto rendere omaggio ai “bravi ragazzi di Salò” nonostante l'indignazione collettiva, le manifestazioni e gli appelli rivolti a un Prefetto (Giovanni Balsamo) che di evitare una provocazione bella e buona non ne ha voluto sentire parlare. In compenso  gli antifascisti hanno subito delle cariche. A loro tutta la solidarietà militante, ora e quando arriveranno le denunce.

 

Cagliari, con le manifestazioni fasciste durante il giorno della Liberazione, vive da anni un'anomalia avvallata dal silenzio dei sindaci di destra (Mariano Delogu prima e Emilio Floris dopo) e dalle autorizzazioni prefettizie. Quest'anno però i compagni stufi del solito rituale, che nei fatti mai ha lavorato per impedire tale anomalia, hanno dato vita al Coordinamento antifascista cagliaritano: un movimento plurale divenuto punto di riferimento e che ha rotto il silenzio imponendo di fatto una maggiore presa di posizione avvenuta da più parti.

L'Anpi provinciale, ad esempio, ha mandato il 2 febbraio una prima lettera al Prefetto chiedendo di impedire il corteo fascista. La risposta è stata un “no” ricavato dal precetto costituzionale (art.17) che non prevede divieti preventivi se non per comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica (!!!). Una risposta che non tiene conto di una provocazione o è fatta con leggerezza o è una provocazione anch'essa. Un'altra lettera, sempre dall'Anpi, è stata spedita il 18 aprile. Lo stesso giorno il Coordinamento ha indetto un presidio sotto il comune di Cagliari per sollecitare una presa di posizione da parte del consiglio comunale e del nuovo sindaco Massimo Zedda (Sel), poi avvenuta. Ma la manifestazione fascista non è stata annullata. Cancellato il corteo ma non la commemorazione dei caduti in via Sonnino, con conclusione in piazza Antonio Gramsci (!!!).

La giornata del 25 aprile ha visto così il tradizionale corteo concludersi in piazza del Carmine da una parte, e dall'altra, dopo un tratto di strada fatto insieme, l'occupazione di piazza Gramsci da parte del Coordinamento con lo scopo di liberare quel luogo carico di significato da qualunque tentativo di presenza fascista in quel giorno. Ma alle 14 la piazza è stata “liberata” dalla Polizia con una carica. Gli scontri (un ferito tra i manifestanti) non hanno comunque fermato la volontà di manifestare (attraverso cortei e blocchi della circolazione) per denunciare quanto subìto. Va riconosciuto senza indugi il coraggio di chi ha tentato di opporsi fino alla fine a questo stato di cose.

Ma la spaccatura logistica ha posto sul campo questioni contrastanti, sopratutto per chi, proveniente da altre zone dell'isola (come ad esempio chi scrive) non ha vissuto direttamente tutti i passaggi. Se in alcuni momenti si è avuta la sensazione della spaccatura del fronte (in particolare quando con i megafoni si invitava a stazionarsi in piazza Gramsci e a non concludere il corteo ufficiale), subito dopo si è capito che una presenza massiccia in quella piazza (e quindi andando ben oltre le generose forze del coordinamento) avrebbe reso molto più difficile, se non impossibile, sia lo sgombero, sia la commemorazione fascista. C'è stato infatti chi ha deciso per la prima volta di non finire il tradizionale corteo e chi, pur finendolo, è risalito subito nella piazza presidiata.

Quanto avvenuto il 25 aprile a Cagliari dimostra infatti la consapevolezza e la volontà di non fare un passo indietro. Al tempo stesso è un chiaro avviso per il futuro: provocazioni del genere d'ora in avanti saranno più difficili. Infatti, se gli appelli non hanno impedito la manifestazione fascista, la resistenza messa in atto ha posto solide fondamenta.

I limiti dell'antifascismo costituzionale e degli appelli alle istituzioni sorde sono sotto gli occhi di tutti noi. Iniziamo da oggi un paziente e quotidiano lavoro politico anticapitalista e di classe per togliere il terreno da sotto i piedi a questi scarti della società che, in contesti di crisi come questo, possono raccogliere consensi dalle classi subalterne (vediamo il risultato del Front National al primo turno delle presidenziali francesi). La sinistra abbandoni ogni illusione riformista e governista, ritorni fra le classe subalterne e diriga questa lotta per la scomparsa finale del fascismo e del sistema che lo genera: il capitalismo. No pasaran!

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