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Dalla Sardegna un esempio di lotta

Oltre ai vari Caronte, Lucifero, ecc. a riscaldare la torrida estate sarda ci pensano gli operai Alcoa e i minatori della Carbosulcis. I primi che, dopo l’annuncio dell’arresto della produzione da parte dell’azienda per gli inizi di settembre, hanno cercato, per attirare l’attenzione, di incidere sulla più preziosa risorsa estiva dell’economia sarda, i turisti e l’assedio al palazzo della regione Sardegna assieme ai lavoratori dell’Eurallumina.

Giustamente arrabbiati per la decisione unilaterale dell’azienda, dato che accordi precedenti prevedevano la produzione fino a tutto ottobre. Il 22 agosto circa 300 operai hanno bloccato le strade di accesso all’aeroporto di Elmas a Cagliari per circa tre ore con la presenza di agenti in tenuta antisommossa e la tensione con alcuni viaggiatori. Il 24 agosto è la volta del porto di Cagliari in cui ugualmente circa 300 operai hanno bloccato due moli del porto, il che ha causato la tensione con la polizia che ha reagito distribuendo manganellate che hanno colpito pure un sindacalista. Per aggirare il blocco alcuni operai si sono gettati in acqua e si sono diretti verso il molo dove arrivava il traghetto Tirrenia, per bloccarne l’attracco. Dopo una trattativa si è permesso agli operai di mettere uno striscione “Stabilimento Alcoa, per il lavoro non molleremo mai” sulla nave, con l’approvazione e gli applausi dei turisti che dopo un paio d’ore di attesa sono potuti sbarcare.

I secondi, i minatori del Sulcis (evidentemente ispirati dalla grandiosa lotta dei minatori asturiani e sudafricani) da giorni occupano i pozzi della miniera di Nuraxi Figus, a 370 metri di profondità, e hanno riferito ai giornalisti che custodiscono quasi 400 chili di esplosivo e 1200 detonatori, aggiungendo l’ammonimento “che è giunto il tempo della bruvura” (polvere da sparo in sardo). Quest’azione si è nei giorni seguenti accavallati alla lotta degli operai Alcoa.

I minatori hanno messo in campo oltre all’occupazione dei pozzi, gesti di disperazione drammatica (come l’automutilazione in diretta televisiva di un delegato sindacale). Questi episodi, di esplosione della rabbia e della disperazione operaia che ruotano attorno alla difesa del posto di lavoro, dimostrano che la volontà di lottare è enorme.

Allo stesso tempo, pur tra mille contraddizioni, la coscienza di classe matura grandemente, come dimostrano gli appelli dei minatori affinché si mobilitino assieme a loro tutti i lavoratori sardi, con gli stessi sindacalisti che insistono nel dire che per loro è sempre più difficile moderare e tenere sotto il loro controllo le forme di lotta e temono esplosioni ben più radicali a breve. Le recentissime vicende al palazzo della regione e a quello dell’ ENEL dimostrano che i lavoratori stanno capendo che solo con le loro azioni in prima persona  si possono costruire i rapporti di forza favorevoli alla vittoria, qualora continuasse l’inerzia del governo e delle istituzioni.

I vertici sindacali fanno convergere obbiettivi e speranze dei lavoratori, per ora, nell’acquisto dell’Alcoa da qualche altra parte multinazionale e per i minatori del lancio del bando internazionale per la gestione della miniera, gestita ora dalla Carbosulcis di proprietà della regione Sardegna. Quello che manca è quindi un direzione sindacale e politica all’altezza della radicalità di queste lotte, che riesca a dare ad esse un’espressione più generale e unificante.

I lavoratori di Alcoa e Carbosulcis hanno preso in mano il loro futuro e non possono più lasciare che a decidere di esso siano altri! Il  controllo e la gestione operaia sulla produzione di Alcoa e delle miniere del Sulcis e l’integrazione della produzione di carbone economico, come combustibile per l’Alcoa, che deve essere espropriata, rappresentano l’unica soluzione. Lo stato ha già pagato lo stabilimento di Portovesme, la multinazionale americana negli ultimi 4 anni ha ricevuto più di due miliardi di euro di fondi pubblici.

Il piano per produrre energia alternativa difeso dai minatori di Carbosulcis rappresenta una soluzione efficace al problema dei costi di rifornimento energetico di Alcoa, uno dei motivi addotti dalla multinazionale per abbandonare il territorio. Questi progetti però non possono essere portati avanti da privati che hanno interesse solo a massimizzare i profitti o da politici corrotti sul libro paga degli imprenditori, ma solo dai lavoratori e da tutta la popolazione sarda, gli unici che hanno a cuore il futuro della nostra isola.

La sinistra a questo riguardo mostra un’impreparazione ed una inadeguatezza spaventosa come dimostra il comunicato di solidarietà del segretario del Prc Paolo Ferrero, che riesce solamente a chiedere al governo “Bisogna impegnarsi nella risoluzione della crisi e non trasformarla, come fa il governo Monti in questo caso, in un problema di ordine pubblico.”  Esortare il governo dei banchieri ad impegnarsi per la causa operaia sembra il colmo dell’ingenuità, che di certo non aiuta gli operai a mettere in campo una strategia vincente e alternativa al mero sindacalismo concertativo di Cgil-Cisl-Uil che, nelle stesse parole dei suoi esponenti, sono più impegnati a trattenere gli operai piuttosto che utilizzare tutto il loro potenziale e dispiegarlo per attrarre altri settori in lotta e costruire una forza realmente efficace, non solo gli operai Alcoa, della Carbosulcis, di Eurallumina, ma anche di quelli dell’Ilva e delle altre migliaia di realtà che la crisi del capitalismo sta stritolando.

I comunisti devono avere il coraggio di porre sul piatto della lotta politica, di classe, una prospettiva basata principalmente sulla forza dirompente della lotta operaia,  perché come dimostrano le varie lotte operaie anche in Sardegna, soltanto qualora prendano decisamente in mano la direzione della lotta gli operai, i miglioramenti si possono toccare con mano. Delegando a questa o quella istituzione, col classico rimpallo di responsabilità, una snervante e inconcludente girandola di promesse e leggi, leggine e provvedimenti ad hoc che regalano soldi ai capitalisti, che fra pochi mesi o anni riproporranno lo stesso problema, non si va da nessuna parte.

Non serve un’analisi e una proposta  moderata, affetta dalla fede cieca nelle istituzioni e nelle sue capacità di risolvere i problemi dei lavoratori, che in ultima analisi non si distanzia troppo da quelle del Pd. Diamo fiducia invece e sosteniamo le lotte dei lavoratori sardi, gli unici che, insieme ai lavoratori della penisola, possono operare un taglio netto con le politiche di lacrime e sangue di questo governo.

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