Breadcrumbs

 

Dall’incontro in fabbrica tenutosi il 5 novembre scorso (a pochi giorni dallo spegnimento delle ultime celle elettrolitiche) i sindacati avevano deciso di puntare tutto sulla riunione di oggi, 13 novembre, alla presenza dei ministri per lo sviluppo economico Passera e per la coesione territoriale Barca, per discutere di Alcoa, ma anche di Carbosulcis, Eurallumina, Rockwool e di tutto il territorio, essendo il Sulcis una delle province più povere dello stato italiano.

Nei giorni precedenti a questo incontro non sono mancate azioni dimostrative (tutti gli operai di Alcoa si erano resi “reperibili per azioni non programmate”), ma solo con l’arrivo dell’equipe ministeriale a Carbonia la contestazione operaia ha raggiunto incredibili livelli di rabbia, proseguendo idealmente quella riservata alla Fornero il giorno prima a Napoli.


Questo è pane per i denti di questo governo e, aggiungiamo, dei prossimi che lavoreranno su questo sentiero. È infatti dovuta intervenire la polizia in tenuta antisommossa a fermare i lavoratori intenti a sfondare le barriere che proteggevano gli spazi riservati all’incontro sul “piano per il Sulcis” tra ministri, istituzioni locali e delegati. «Come sindacati abbiamo lavorato per sedare gli animi, per garantire lo svolgimento dell'incontro, a noi interessa la firma sul protocollo». Così Roberto Forresu, segretario provinciale della Fiom. «A noi interessa che si arrivi a soluzione, stiamo cercando di calmare gli animi. Ci interessa risolvere il problema del Sulcis». Parole al vento, gli operai hanno tentato addirittura di non far partire i ministri (c’è voluto l’intervento di un elicottero!). Se solo le direzioni del movimento avessero un decimo del coraggio operaio le cose andrebbero sicuramente per il verso giusto, perché è proprio questa forma di cretinismo trattativistico che esaspera gli animi. Non è certo con questo spirito remissivo, accreditando fiducia al governo, (che è la linea perdente di chi chiede col cappello in mano ciò che deve prendersi di diritto), che si riconquisterà la riapertura sul campo. La si conquisterà solo costruendo rapporti di forza, iniziando la discussione sulla proprietà della fabbrica e dei capitali per far ripartire la produzione (da togliere ai privati), su come reperire i materiali di produzione ecc.



Rifondazione si metta in carreggiata!


Scriviamo queste righe a pochi giorni dall’ultimo comitato politico regionale di Rifondazione comunista. Impaurito dalla possibilità che la (timida e limitata) collocazione alternativa al Pd a livello nazionale possa avere ripercussioni locali (spaccando cioè quel “fronte democratico, progressista e autonomista”, vera ossessione, ma che nel frattempo è intenzionato ad allargarsi a sardisti e Udc), il gruppo dirigente sardo guidato dal segretario Alessandro Serra ha ammesso, proprio per bocca di quest’ultimo, di «non aver individuato, in 20 anni di Prc, i soggetti sociali del cambiamento».


Si parla di mutazioni della realtà produttiva che incidono sull’organizzazione e sul consenso politico, ma questa è solo una fotografia statica che non tiene conto dei salti qualitativi nella coscienza tipici di questi momenti, e per di più è una giustificazione per non portare avanti quel programma quanto mai necessario. Un programma che appunto fa da ponte tra il livello di coscienza attuale e l’obiettivo finale della trasformazione e che è assente in questo momento quanto mai cruciale. Pur se si accusa la stampa di non pubblicare le posizioni del partito su Alcoa a oggi mancano quelle rivendicazioni che, basandosi sulla forza operaia ampiamente dimostrata, possano contribuire a invertire i rapporti di forza. Un programma operaio, quindi, ma che può andare ben oltre il mondo operaio. Sicuri che la rivendicazione della nazionalizzazione del credito non sia una valida alternativa ai programmi della cosiddetta “Consulta rivoluzionaria” infarciti di defiscalizzazioni (proprio quelle che vuole Alcoa) e “zone franche”?


Cari compagni dirigenti (e tutti i compagni e le compagne dei territori, che questo gruppo dirigente lo devono incalzare con maggiore forza), il soggetto sociale c’è ed è vivo più che mai (altro che «società passiva che non si muove», come detto da Serra sempre all’ultimo Cpr). Il classico “Che fare?” produce da solo la più semplice delle risposte.

Joomla SEF URLs by Artio